Penso che le manifestazioni che hanno percorso ieri le strade di Roma e di altre città italiane abbiano avuto un significato importante, per vari motivi.

In primo luogo perché hanno dimostrato la capacità degli studenti di evitare il trabocchetto repressione-risposta-repressione, nel quale sono cadute molte generazioni precedenti, compresa la mia. Al di là di qualche slogan da stadio, che continuo a non condividere, contro polizia e carabinieri, il corteo ha mostrato una forte autodisciplina e capacità di manifestare in modo pacifico sotto i palazzi del potere, raggiungendo l’obiettivo che solo la sproporzionata offensiva poliziesca di mercoledì scorso aveva impedito.

Poi perché il movimento ripropone con chiarezza la necessità di difendere la scuola pubblica, vera e propria garanzia di futuro. Questi giovani non vogliono rinunciare alla cultura e a una visione critica della realtà. Una generazione che chi ci governa, da Berlusconi a Monti, avrebbe voluto vedere succube e analfabeta e che per questo ha allevato a tv-spazzatura, manganellate, insulti e sfottò di ogni tipo (ricordiamo i “bamboccioni” di Padoa Schioppa, gli “sfigati” di Martone, i “choosy” della Fornero), dimostra di aver capito qual è il nodo fondamentale.

L’istruzione pubblica è garanzia di uguaglianza, di coesione sociale, quindi di democrazia. Ma è anche garanzia di sviluppo economico. Quello che i ragazzi hanno capito non lo capiscono i “professori” al governo mummificati e inebetiti dal “pensiero” neoliberista, che pensiero non è, ma accozzaglia di dogmi contraddittori e costantemente smentiti dalla realtà, all’insegna della difesa a oltranza, fino alla morte (altrui) del potere di chi ha il denaro e solo l’ossessione di moltiplicarlo ad ogni costo.

La vera alternativa oggi per il nostro Paese (e per altri) è quella fra un’economia basata sulla conoscenza e la qualità della vita, e un’economia basata sullo sfruttamento a oltranza e la ricerca del profitto. La seconda strada, scelta da Monti e i suoi seguaci (compreso il PD che tenta oggi in qualche modo di accreditare una visione alternativa con il rituale delle primarie), non porta da nessuna parte. Essa implica la liquidazione totale del patrimonio culturale, storico, ambientale, industriale italiano sulla via di un’impossibile rincorsa di Cina ed India, massacrando il lavoro dipendente ed eliminando ogni residuo vincolo all’attività di impresa, in aperto dispregio dell’art. 41 della Costituzione, che Berlusconi voleva abolire e Monti sta abolendo nei fatti. 

I giovani sono giustamente “choosy” perché contrastano questa deriva mortale, che comporta l’annientamento delle loro individualità, il sacrificio del loro futuro sull’altare del moloch neoliberista, ad esclusivo beneficio dei profitti esasperati della finanza internazionale. Non ci stanno a diventare i servi sciocchi del capitale finanziario e delle cricche, caste e cosche che prosperano alla sua ombra, in attesa dei miliardi che saranno sperperati per opere inutili come il TAV o strumenti sofisticati di morte come gli F-35.

Il loro futuro è il futuro della nostra collettività nazionale, mediterranea, europea e mondiale. 

La signora Cancellieri, prima che si imponesse fortunatamente una più razionale politica dell’ordine pubblico, che è quella che abbiamo visto positivamente all’opera nella giornata di ieri, aveva parlato della necessità di difendere “i luoghi della democrazia”, i quali nella sua visione sarebbero i palazzi di Camera e Senato nei quali si adunano, riscuotendo pingui indennità, per compiere riti a volte incomprensibili e spesso inutili, alcune centinaia di individui mediamente di bassissimo livello intellettuale e umano, non pochi dei quali inquisiti, dei quali presto ci libereremo definitivamente.

Alla signora Cancellieri occorre replicare che i veri luoghi della democrazia sono oggi le centinaia di scuole occupate in tutto il Paese, nelle quali i giovani del movimento discutono, studiano, si organizzano e interagiscono su tutti i piani per liberare il futuro dall’ipoteca del neoliberismo e del capitale finanziario.

Seguendo in questo l’insegnamento di Antonio Gramsci, il più grande pensatore rivoluzionario che l’Italia abbia mai conosciuto, che non a caso i cinque candidati alle primarie del Pd si sono ben guardati dal citare come esempio, il quale formulò la seguente esortazione: “Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza. Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza.” E formulò l’importante teoria delle casematte, oggi più che mai di attualità.

Occorre quindi auspicare con forza che l’esempio degli studenti possa contagiare altri settori della società italiana e che si metta in moto un movimento di massa finalmente in grado di spazzare via il potere finanziario e la sua ideologia malata, per una società basata sulla conoscenza, sulla qualità della vita e sulla solidarietà. Contro l’ignoranza, lo sfruttamento e l’individualismo e competizione esasperata di tutti contro tutti che sono i principi ispiratori di chi ci “governa”. E che stanno devastando in modo grave la nostra società.