Se vi dicessi che un ospedale pubblico offre ai suoi pazienti i “martelletti Fior di Prugna” a cosa pensate? Ad una nuova e gustosa linea di biscotti per la colazione? Ad un metodo un po’ drastico per chi soffre di stitichezza? Niente di tutto questo.

In un periodo che definire di crisi significherebbe essere monotoni, l’Usl di Firenze ha pensato bene di offrire ai cittadini un servizio di medicine complementari per trattare svariate patologie. I “martelletti Fior di Prugna” sono una tra le tante tecniche ‘olistiche’ e non scientifiche che offre il servizio di medicina complementare dell’azienda toscana, regione che presta particolare attenzione alle medicine alternative. Sul diritto che ognuno di noi possa curarsi (o non curarsi) come preferisce nessuno può dire nulla, è sacrosanto, ma sul fatto che i soldi pubblici (dei toscani ma anche del resto degli italiani) debbano essere spesi in pratiche alternative non scientificamente provate è preoccupante.

Le aziende sanitarie toscane, come la maggioranza di quelle italiane, hanno gravi problemi, carenze e riduzione di personale, inefficienze in nome della crisi, voci di chiusura di interi reparti, trasferimenti, insomma l’elenco che tanti di noi leggono quotidianamente con la scure dei tagli che incombe e che rappresenta un danno doppio: al lavoratore ed alla popolazione, ma nell’ambito di un servizio con pochi sprechi e tanta efficienza, qual è lo spazio dell’omeopatia o della ‘coppettazione’? Soprattutto ci si chiede: perché?

L’azienda sanitaria toscana, oltre ai colpi di martelletto fior di prugna (detto anche ‘martelletto della salute’, un bastoncino con 7 piccoli aghi che è battuto sulla pelle del paziente) che serve a ‘riequilibrare lo yin e lo yang’ (non sto scherzando…) ma anche i blocchi energetici (eh?) e quelli ‘di sangue’ (un ospedale offre un metodo che risolve i ‘blocchi di sangue’ a colpi di bacchetta ma prima dovrebbe spiegare cosa sarebbero questi ‘blocchi’, le trombosi, per caso?) offre anche i servizi di omeopatia, agopuntura, moxibustione (un cono che viene bruciato in un’estremità), massaggio Tuina, auricoloterapia e così via. Manca solo la spada laser di ‘Guerre Stellari’.

Certo, colpisce come un’azienda sanitaria con tanti problemi da risolvere e che potrebbe utilizzare i fondi pubblici per coprire gli inevitabili sprechi o rafforzare i servizi sul territorio o finanziare la terapia del dolore, si adoperi nel dispensare curiosità di questo livello, soprattutto pensando al fatto che queste pratiche si effettuano in un ospedale che per definizione dovrebbe occuparsi di medicina scientifica e non di superstizioni e magie, tanto per saperlo infatti, tutte queste pratiche colorate non hanno alcuna base scientifica (o le hanno perlomeno molto dubbie) e nemmeno popolare (visto che nemmeno i cinesi usano il martelletto di prugna). Esistono in Toscana anche ambulatori pubblici di fitoterapia ed erboristeria, ben vengano, sono pratiche del tutto provate e sperimentate, spesso complementari alle cure mediche ma in questo caso non si parla di sostanze attive quanto di cerimoniali senza base scientifica.

Sapete per esempio cos’è la coppettazione? Si crea con una fiamma il vuoto in alcune coppe di vetro che così diventano come ‘ventose’ che si applicano sul corpo, l’effetto ‘vuoto’ provoca risucchio di liquidi e sangue che guarirebbe svariate malattie. Questa tecnica, primitiva e dagli effetti ancora dubbi, non solo ha poca efficacia ma può provocare anche danni (per rispondere a chi dice ‘ma che male fa?’). Secondo l’azienda serve a ‘stimolare la circolazione e riscaldare’. Cioè, un ospedale per riscaldare, invece di consigliare la semplice attività fisica o rimedi come gli impacchi caldi o l’efficace fisioterapia, paga qualcuno e compra del materiale per appiccicare delle ventose sulla pelle?

Non stupisce quindi che assieme a questa tecnica, anche le altre suonino come un insulto alla ragione, alle finanze e alla medicina. Il massaggio Tuina, secondo la pagina dell’azienda sanitaria toscana, avrebbe lo scopo di ‘mantenere l’equilibrio energetico’. Quale energia? Nessuna: un’energia immaginaria, che non esiste, che qualcuno ha inventato di sana pianta. Non esiste un’’energia da riequilibrare’ nel corpo umano. Ma perché diffondere certe bizzarrie pagate con i soldi dei cittadini mentre contemporaneamente si chiude un reparto di medicina? Forse la pressante richiesta da parte dei pazienti? Macché, in 8 anni l’ambulatorio di omeopatia di Lucca ha visitato (qui, a pagina 13) 1922 nuovi pazienti (240 l’anno, meno di uno al giorno), nel 2007 192 prime visite (anche qui, meno di una al giorno).

Ci sarebbe però un’altra spiegazione che giustificherebbe tutto. Vuoi mettere una bella coppetta calda sulla schiena al posto di un fisioterapista che lavori per una settimana (e costa)? Vuoi confrontare l’acquisto di farmaci analgesici con due colpi di martelletto fior di prugna? O vuoi paragonare un rivolgimento per manovre esterne di un feto podalico (che richiede un’intera equipe addestrata) con un cono che brucia sul mignolo? Il personale e la formazione costano molto di più di un massaggio cinese. Allora mi viene da pensare, vuoi vedere che l’azienda sanitaria toscana ha capito tutto ed ha trovato finalmente il modo di risparmiare? Insomma, assieme alle energie immaginarie da riequilibrare, questo potrebbe essere un buon modo per riequilibrare i conti delle casse regionali (a spese dei cittadini), una ‘spending review’ olistica.

Ma diavoli di toscanacci, potevate dirlo prima, così tutti gli ospedali italiani si sarebbero attrezzati di aghi, coni fumanti, martelli di prugna e granuli omeopatici vendendoli come medicine. Però, se un assessore per una colica renale, invece di rivolgersi al servizio di ‘massaggio di lunga vita’ si facesse prescrivere un farmaco dal servizio pubblico i toscani potrebbero accorgersi del trucco e rincorrerlo, con gli aghi ed i martelli, così, tanto per riequilibrargli un po’ le energie.