Chiude al Monti bis, chiude ad un nuovo accordo con Fini e rilancia la possibilità di cambiare nome e simbolo del Pdl. E’ un Angelino Alfano in doppia veste di candidato e segretario del partito quello che si è presentato oggi alle telecamere di “In mezz’ora” per spiegare la linea del partito, stretto tra il distacco di Silvio Berlusconi e il rischio flop alle primarie. “Per noi – dice Alfano – il Monti bis non esiste perché non vogliamo fare nessun accordo con Bersani e la sinistra”.

“Questo governo – dice Alfano – non avrà una fotocopia, è un pezzo unico. E’ come un Gronchi rosa, un francobollo tra i più pregiati e rari”. L’ex ministro della Giustizia in vista della tornata elettorale fa notare: “Se noi non torneremo forti nessuno si alleerà con noi”. E alla domanda di una possibile alleanza con Futuro e Libertà di Gianfranco Fini, è chiaro: “Siccome sono stato sempre attento ai commenti di amici e follower su twitter, i commenti su una sola apertura a Fini mi hanno definitivamente convinto: la storia di Fini con l’elettorato di centrodestra è chiusa”.

Quanto alla bagarre sulla legge elettorale e sulla soglia per assegnare il premio che garantisca governabilità, il segretario del Pdl attacca il centrosinistra, ma senza spiegare quale sia la sua proposta. “Se Bersani e Vendola prendono il 35%, non possono arrivare al 55. Bisogna avere un premio ragionevole, ne discuteranno i tecnici. La sera dello scrutinio si deve sapere chi ha vinto e i cittadini devono scegliere il proprio deputato e il proprio senatore”, dice il segretario del Pdl. Le parole di Bersani? “Un modo indiretto di tenersi il Porcellum”.

Il segretario si sofferma poi sullo scenario dei prossimi mesi: “Facciamo le primarie per scegliere il nostro candidato alla premiership. Il mio scopo è far rialzare il centrodestra italiano, rimetterlo in cammino e portarlo al successo. Se non ci sarà un centrodestra forte – afferma Alfano – a pagare dazio sarà la democrazia”. Di fronte alla possibilità che la consultazione si trasformi in un flop – secondo il Giornale, sarebbero non più di 240mila le persone interessate a votare – il segretario ammette il rischio e rilancia: ”Ho scelto di mettermi in discussione. Avrei potuto risparmiarmi le primarie ma non credo che sia giusto essere designati, ma occorre essere eletti. E’ il mio più grande impegno da quando sono divenuto segretario”. 

Alfano è franco poi nell’ammettere l’enorme difficoltà che sta attraversando il partito: “Al momento il centrodestra non ha nessuna chance di successo, dobbiamo rialzarci”, dice il segretario. Prospetta infine una novità, annunciata già da diversi esponenti del partito e dallo stesso Silvio Berlusconi: “Il Pdl potrebbe decidere di cambiare nome e simbolo in queste primarie per ‘traguardare’ una fase nuova. Avremo un nome che se decideremo di cambiarlo – sottolinea Alfano – sarà sottoposto al giudizio del popolo alle primarie”. Per un nome che cambia, un altro invece, resta e pesa. E’ quello di Silvio Berlusconi. Cui Alfano promette un futuro da padre fondatore. Tanto che quando Lucia Annunziata chiede quale sarà il futuro dell’ex premier, il segretario del Pdl prende una copia di Repubblica dal tavolo in studio e sottolinea la presenza del nome di Eugenio Scalfari come fondatore del quotidiano, sotto la testata, come per il direttore Ezio Mauro. “Il ruolo del fondatore è a statuto speciale”, dice Alfano. Annunziata osserva che la trovata non è male e domanda se l’abbia preparata o se la sia inventata lì per lì: “E’ che sono un ragazzo sveglio…” risponde Alfano.