Nella primavera scorsa, ad aprile, quando l’avvocato professore Gianpiero Samorì è riuscito a fare il “patto della bistecca” con il board della Banca popolare dell’Emilia Romagna (Bper), poco dopo c’è stato un pranzo riservato. In terra emiliana il banchiere Samorì avrebbe avuto una lunga colazione con Marcello Dell’Utri, vecchio amico sin dai tempi in cui i due diedero la spinta propulsiva ai Circoli del Buongoverno. Sostiene però Dell’Utri: “Samorì non è il mio uomo alle primarie del Pdl. Direbbero gli umanisti che Gianpiero est homo pro se. Lo conosco, è una brava persona ma non è il mio candidato. Io farò quello che mi dirà di fare Berlusconi. Se Samorì sarà il suo candidato bene, ma se sarà un altro io seguirò l’altro”.

In ogni caso, Samorì è l’uomo di cui più si parla nel Pdl da giorni. Mercoledì scorso, un trafelato Guido Crosetto, battitore libero del partito di Alfano, è piombato in Transatlantico e si è rivolto ad alcuni colleghi: “Avete letto di Samorì oggi?”. Fioccano i ritratti di questo cinquantaquattrenne modenese che potrebbe fare il botto alle primarie del Pdl, qualora dovessero svolgersi. In alternativa, Samorì potrebbe varare direttamente una sua lista di centrodestra tra le macerie del berlusconismo spacchettato . La sigla del suo movimento è Mir, che sta per Moderati Italiani in Rivoluzione. Il vicepresidente è Diego Volpe Pasini, che prima ha proposto a B. di fare Renzi leader del centrodestra, poi si è battuto per la resurrezione dello stesso Cavaliere. Oggi dice: “Samorì ha carisma e soldi. Ha accumulato un patrimonio notevole e ha progetti importanti. Sarebbe l’ideale per guidare il Paese, mi ricorda molto Berlusconi. Alle elezioni la sigla del partito sarà un’altra, non Mir”. Ieri l’ex premier ha precisato di aver incontrato una sola volta Samorì. Il banchiere ne ricorda qualcuna di più, “almeno due o tre”. Il rivoluzionario moderato Samorì, nonché avvocato professore, tenta da tempo la scalata alla politica sotto le insegne berlusconiane . Nel 2006 rimase fuori dalle liste per la Camera ma si è rifatto nell’aprile scorso, il mese del grande ingresso nel potere della Bper, dopo anni di guerra ai vertici della banca.

Ad aprile, infatti, Samorì ha anche scalato il Pdl emiliano in compagnia di Carlo Giovanardi e all’ex An Enrico Aimi. Un congresso che portò a una clamorosa denuncia della sconfitta Isabella Bertolini: “Ci sono state tessere fatte a camorristi casalesi”. La Gazzetta di Modena riportò le dichiarazioni di un iscritto sospetto e sospeso: “Eravamo stati invitati a fare le tessere dall’avvocato Samorì”. Seicento tessere a rischio. Come seicento furono i voti congressuali raccolti dal misterioso banchiere, primo eletto. Alla fine però Samorì ha ceduto alla vanità e si è fatto il suo partito personale: il Mir. A Roma la sede è ai Parioli e il sito dà conto di sedi in tutte le regioni, per quasi 40mila iscritti. La prova del nove sarà la convention prevista a Chianciano il prossimo 17 novembre. Un altro bluff come i circoli invisibili di Michela Vittoria Brambilla?

   Nella Prima Repubblica, l’aspirante Berlusconi del 2013 era un democristiano e il governo Andreotti gli diede l’incarico di commissario risanatore del Consorzio lattiero caseario italiano. L’ambizioso Samorì ha fama di eclettico della finanza e non solo: advisor, editore (gruppo Monti Riffeser), docente universitario nonché una densa e proficua ascesa nel mondo delle banche. Il suo approdo al controllo della Bper è stato coronato da una soddisfazione e da un’amarezza. La prima è quella dell’ingresso, con Modena Capitale, in Mediobanca con lo 0,40 per cento pari a 3,5 milioni di titoli. E l’obiettivo è quello di aumentare ancora. L’amarezza, invece, è quella di essere stato indagato dalla Procura di Bologna per un presunto accesso abusivo al sistema informatico della Bper, allo scopo di rubare i dati sensibili dei soci.

Adesso il denaro di Samorì potrebbe essere linfa vitale per il morente Pdl. Berlusconi non ha più voglia di cacciare soldi e il milionario di Modena è un’occasione da non farsi scappare. Ne è consapevole un altro banchiere meno fortunato, il triumviro del Pdl Denis Verdini, già destinatario di un prestito di 15 milioni di euro dagli Angelucci. Anche Verdini sarebbe in contatto costante con Samorì. Il mare del Pdl è sempre infestato da squali, anche ora che è in tempesta. L’unico cui non piace Samorì è Sgarbi, che smentito l’ipotesi di correre con lui in tandem.