I costi di decontaminazione e di compensazione dei danni legati al grave incidente nucleare di Fukushima potrebbero toccare i 10mila miliardi di yen, ovvero quasi 100 miliardi di euro, di cui la metà a titolo di nuove risorse da parte del governo nipponico. Sono le ultime stime diffuse dal gestore dell’impianto Tepco, che raddoppiano quelle diffuse precedenti. L’annuncio giunge dopo la comunicazione del 17 ottobre nel quale si ammetteva che il disastro provocato dallo tsunami poteva essere evitato. Ed è di pochi giorni fa la pubblicazione di uno studio del biologo marino Ken Buesseler che, analizzando i dati ufficiali sulla fauna marittima ha scoperto che oltre il 40% del pesce pescato al largo della centrale contiene troppo cesio per essere mangiato.

Le nuove risorse che saranno chieste al governo, ha detto la principale utility nipponica, serviranno a pagare gli indennizzi, a decontaminare un’area più ampia colpita dalla fuga radioattiva, a decommissionare i reattori danneggiati dal sisma/tsunami dell’11 marzo 2011 e a costruire depositi di stoccaggio provvisorio dei detriti radioattivi. La Tepco, nazionalizzata la scorsa estate, ha nel suo nuovo piano industriale anche uno schema di sostegno finanziario per assicurare la sopravvivenza dell’azienda contestualmente al pagamento delle relative spese legate alla centrale di Fukushima.

“Abbiamo bisogno di discutere con il governo di quello che è necessario fare a seconda dei diversi scenari che si profilano”, ha detto il presidente della compagnia, Kazuhiko Shimokobe, incontrando la stampa. Secondo Shimokobe, l’opzione migliore sarebbe di avere una Tepco destinata a rioperare come una vera e propria società privata, tenendo ferma la “sua missione di base”: risarcire le vittime di Fukushima, considerando le centinaia di migliaia di persone evacuate, e di continuare a fornire elettricità in una delle aree più industrializzate e popolate del Giappone.