“Credo che al prossimo congresso debba girare la ruota”. Cosi il leader del Pd Pier Luigi Bersani a margine della visita al nuovo campus universitario di Torino ha risposto a chi gli chiedeva se intenda candidarsi segretario al prossimo congresso. “Io adesso – ha detto Bersani – sono segretario fino al prossimo congresso. L’anno prossimo ci sarà il congresso del Pd in forma apertissima e la notizia è – ha concluso – che io intendo finire lì”. Bersani ha poi negato alcun nesso tra la sua decisione e le imminenti primarie per decidere il candidato premier del centrosinistra. “Le primarie – ha detto – non c’entrano con il congresso del Pd, sono fatte da tutti i progressisti per scegliere il candidato alla guida del governo del Paese”.

Del resto, il segretario del Pd, anche oggi ha continuato il suo tour in vista delle consultazioni del centrosinistra previste per il 25 novembre. Il segretario Pd si è lasciato andare ad una stima del numero dei votanti: “Realisticamente siamo intorno a 2-3 milioni di persone”. Quanto al suo principale avversario, il leader del Pd ha scelto di non colpire e, anzi, si è mostrato a dir poco conciliante. Che sia per un calcolo elettorale o meno, il segretario ha in ogni caso mantenuto un atteggiamento morbido: “Sia io che Renzi – ha detto – abbiamo detto le cose chiare e credo le pensi anche Vendola: le primarie non si fanno per fare i bilancini. Le primarie servono per scegliere il candidato progressista”. Ed ancora: “Io non ho nessun pregiudizio verso chi voterà Renzi o Vendola o altri. Basta capire che le primarie non sono un giochino per aggiustarsi, questo sarebbe umiliante”. Immediatamente smentita, invece, l’affermazione secondo cui il segretario avrebbe promesso un posto da ministro al sindaco di Firenze: “Abbiamo un sacco di sindaci chesono enormi risorse, certamente Renzi e tanti altri amministratori. Volete mica fare adesso il giochino del governo?”. 

Lo stesso Renzi, per parte sua, ha smentito ancora una volta di essere interessato a occupare poltrone di governo in caso di sconfitta contro il segretario. “Lo ripeto ancora una volta – ha detto da Verbania – se noi perderemo le primarie saremo leali con chi le ha vinte. Staremo quindi al fianco di chi ha vinto, senza liste né giochi strani. Però io non farò né il ministro, né il sottosegretario, né il parlamentare. Credo infatti che chi perde le primarie debba dare una mano a chi ha vinto ma senza premi di consolazione”.

Quanto all’ipotesi di un Monti bis, il leader del Partito democratico ha smentito ancora una volta l’ipotesi: un risultato elettorale da cui escano partiti “nanetti” non porterebbe al monti bis ma alla “palude”, ha detto il segretario: “Il retropensiero è, facciamo una legge elettorale da cui escano tutti nanetti e viene fuori il Monti bis. Chi pensa questo è fuori come un terrazzo: dalla palude viene fuori la palude, un rischio mortale per il Paese, si rivota dopo sei mesi”. Per Bersani invece “la certezza che Monti abbia un alto ruolo, che si deciderà con lui, è rafforzata dal fatto che il Paese torni normale”, che ci sia un governo politico che dia tranquillità agli osservatori internazionali.

Intanto continua nel centrosinistra il tira e molla sulle alleanze. Il leader di Sel Nichi Vendola ancora stamattina ironizzava parlando con i cronisti alla Camera: “Pier Luigi Bersani vorrebbe uscire sia con me sia con Casini ma entrambi vogliamo l’esclusiva”. Il leader del Pd, ha spiegato, “deve decidere se vuole costruire un programma solo per guadagnare il governo e non per realizzare un cambiamento, per riformare i diritti civili, ridare centralità all’economia reale, tagliare gli artigli agli speculatori. Se Bersani è disponibile a un programma mediocre andrà con Casini, se vuole un programma di cambiamento deve farlo con Vendola”.