“Scandaloso al Cibali“: parafrasando la celebre frase di Sandro Ciotti, il comunicato ufficiale diffuso in mattinata dal Catania calcio è la sintesi perfetta di una giornata di polemiche. Perché non sono bastate 24 ore a calmare gli animi dopo gli errori arbitrali che hanno permesso alla Juventus di passare per 1-0 sul campo del Catania: grazie a un gol di Vidal, viziato da un fuorigioco di Bendtner; ma soprattutto grazie all’annullamento per fuorigioco (inesistente) di un gol regolare di Bergessio.

E’ stata soprattutto la dinamica degli eventi a fare scalpore: il guardalinee Maggiani aveva inizialmente assegnato il gol, salvo poi tornare sui suoi passi in seguito alle veementi proteste della panchina juventina e al consulto con l’arbitro di porta Rizzoli; solo 44 secondi dopo la marcatura l’arbitro Gervasoni ha preso la decisione di non convalidarla. E questo ha mandato su tutte le furie il presidente del Catania, Antonino Pulvirenti, che durante la partita è stato espulso e dopo ha tuonato in conferenza stampa contro i bianconeri e tutto il sistema calcio, parlando di “gol annullato dalla panchina della Juventus” e di “sudditanza psicologica evidente”.

Stamattina un nuovo caso ha rinfocolato la polemica. Diversi utenti hanno notato la presenza su Facebook di un profilo intestato al guardalinee Luca Maggiani. Fin qui tutto normale; salvo che, tra le varie foto pubblicate sul profilo, ce n’era anche una più ‘compromettente’ delle altre: lo stemma della Juventus con le famose tre stelle (i 30 scudetti rivendicati da Agnelli nonostante la sentenza di Calciopoli). Una scoperta che ha scatenato le ire dei tifosi di mezza Italia (da Milano, sponda Milan e Inter, a Catania, passando per Napoli), che hanno letteralmente preso di mira la pagina Facebook in questione, tempestandola di insulti. Anche perché, nonostante la pronta smentita dell’Aia (Associazione Italiana Arbitri), il dubbio che la pagina fosse autentica resta: lo insinua il fatto che la creazione del profilo sia di vecchia data (risale al gennaio 2012), come anche la pubblicazione dello scudetto juventino (8 maggio scorso, in occasione della vittoria del campionato); e che tra le foto pubblicate ce ne fossero alcune di natura personale, di cui solo il diretto interessato (o comunque qualcuno a lui strettamente legato) può essere in possesso.

Insomma, di sicuro la pagina non è stata costruita ad hoc per fomentare la polemica. Tutto, ovviamente, è stato rimosso pochi minuti dopo l’inizio del tam-tam sul web. L’Aia ha assicurato che il profilo non appartiene a Maggiani. Ma ormai il presidente Pulvirenti si era già lasciato andare a nuove, velenose dichiarazioni: “Ognuno è libero di tifare la squadra che vuole. Ma dopo quello che è successo ieri cosa dobbiamo pensare?”. Arrivando persino a chiedere la ripetizione della partita: “Visto che gli juventini sono convinti di vincere, rigiochiamola!”. Una proposta inattuabile, subito rispedita al mittente dal dg bianconero, Giuseppe Marotta (“Sarebbe assurdo”) e anche dal presidente degli arbitri, Marcello Nicchi (“Non è possibile”).

Così si veleggia verso il prossimo turno di campionato, previsto già per domani, nella speranza che non ci siano altre sviste. Ma se le polemiche si apprestano a svanire, la gravità dell’errore (come ammesso anche dal designatore arbitrale, Stefano Braschi) e il torto subito dal Catania restano. E c’è un altro dibattito che si riaccende: quello annoso, sull’utilità della moviola in campo. In molti hanno notato come il tempo impiegato ieri dalla squadra arbitrale per cambiare (erroneamente) la propria decisione sarebbe stato più che sufficiente per verificare su un monitor a bordocampo l’inesistenza del fuorigioco segnalato a Bergessio. La tecnologia è sbarcata già da tempo in numerosi sport (basket, rugby, tennis), ma il calcio ancora non si decide a fare il grande passo nonostante le ultime mosse della Fifa. Mentre la rivoluzione degli arbitri di porta in certe occasioni, come ieri appunto, si è rivelata un boomerang. “Colpa della grande superficialità con cui facciamo le cose qui in Italia”, spiega a ilfattoquotidiano.it Gianluca Paparesta, ex arbitro di fama internazionale e oggi assessore al Comune di Bari. “Gli arbitri non sono preparati a dovere e anche le designazioni sono sbagliate: così invece di esserci collegialità di giudizio in campo si vede solo anarchia”. Ben altra cosa sarebbe invece l’introduzione della moviola in campo: “Io quando ero in attività sono sempre stato a favore, e credo che tutti gli arbitri lo siano: del resto, sarebbe solo un aiuto al lavoro del direttore di gara, perché dovremmo essere contrari? Purtroppo sono i vertici arbitrali e federali a fare le barricate”.

Appunto, non tutti la pensano come Paparesta. Giusto ieri, ad appena qualche ora di distanza dal ‘fattaccio’ di Catania, Renzo Ulivieri, presidente dell’Assoallenatori (che è presente in Consiglio Federale, ricordiamolo) ha dichiarato di essere contrario alla tecnologia perché “il calcio diventerebbe un gioco disumano”. E questa è la posizione di buona parte dell’estabilshment del calcio. A partire dal gran capo dell’Uefa, Michel Platini, che continua a dire no ad ogni forma di progresso, nonostante anche la Fifa abbia dato il via libera ufficiale per quel che riguarda la tecnologia da applicare in casi di ‘goal fantasma‘. Teniamoci allora gli errori marchiani, le polemiche, e tutta la dietrologia: sono decisamente più ‘umani’. La moviola in campo resta una chimera.