Figc, Galliani contro Malagò: il giallo (risolto) della doppia firma del Genoa e quei soli 11 club per l’ex presidente Coni
Adesso è davvero ufficiale: sarà sfida a due per la presidenza della FederCalcio. Adriano Galliani ha depositato la sua candidatura, promossa da Beppe Marotta e accreditata dall’Associazione Calciatori. Segue quella di Giovanni Malagò, presidente uscente e commissario di sé stesso, sostenuto dalla maggioranza (risicata) della Serie A. Con un altro, piccolo giallo, dopo il mancato tesseramento: una doppia firma.
Alla fine, le squadre ad aver sottoscritto il modulo per Malagò sono Roma, Napoli, Monza, Lecce, Torino, Udinese, Fiorentina, Bologna, Frosinone, Genoa, Parma (in ordine non casuale ma di convinzione e importanza…). Dopo aver respinto le manovre di Marotta in Lega, l’ex n. 1 del Coni però sperava di spingersi magari anche più in là nei consensi. Invece si è fermato a 11, il minimo indispensabile. Di qui il possibile caso, visto che una squadra, in particolare il Genoa, in un primo momento aveva dato la firma al rivale Galliani, per poi cambiare idea, revocandola via Pec, e salire sul carro di Malagò. Nell’ambiente ci si chiedeva se ciò potesse avere delle conseguenze legali, portando addirittura all’annullamento della delega. Tanto che, a quanto risulta al Fatto, Galliani, pur essendo stato accreditato dall’AIC, avrebbe presentato a corredo della sua candidatura anche la delega ininfluente del Genoa (e degli altri club di Serie A che lo sostengono: Inter, Atalanta, Como), proprio per porre la questione. La circostanza infatti sarebbe decisiva, considerato che con 10 squadre Malagò non potrebbe presentarsi alle elezioni. E paradossale, per chi esce dalla lunga querelle per una candidatura irregolare, che ha portato a inizio ottobre al commissariamento da parte del Coni.
In realtà, per Malagò stavolta non dovrebbero esserci problemi: le regole consentono di revocare una firma. Innanzitutto perché non si tratta di un contratto, ma di una manifestazione di adesione. E poi perché la prima firma non non aveva dato luogo ad alcuna situazione cristallizzata: se Galliani avesse provato a candidarsi per la Serie A con la firma del Genoa, prima che questa fosse stata revocata e concessa a Malagò, allora la doppia delega avrebbe potuto essere oggetto di contestazione. Ma il dirigente brianzolo è stato accreditato dai calciatori, la firma incassata inizialmente dal Genoa non è stata davvero “utilizzata”, nonostante la presentazione successiva. Dunque nulla quaestio. Comunque qualcuno dovrà esaminare la materia. Toccherà alla nuova commissione istituita per verificare i requisiti, presieduta dal generale Parrinello: difficilmente troverà qualcosa da ridire, né – limitandosi a regole e aspetti formali – si occuperà dei risibili conflitti d’interessi sollevati a mezzo stampa per indebolire la posizione di Galliani (la partecipazione del figlio Gianluca in una società di fantasy game, l’attività del figlio della compagna come procuratore). Poi c’è sempre spazio per gli eventuali ricorsi.
Il vero tema semmai è un altro, quello numerico. Con l’opposizione di Inter, Atalanta e Como, e l’attuale astensione di Juve, Milan, Cagliari, Sassuolo, Venezia e Lazio, le firme per Malagò sono soltanto 11, dunque al momento non può contare nemmeno su tutta la Serie A, ma su una base di circa il 10% dei voti. Mentre se Galliani avesse AIC e AIAC interamente dalla sua (nemmeno questo è completamente scontato, ma più probabile), partirebbe dal 30-35%. Un bel vantaggio, non ancora sufficiente per indirizzare la contesa. Saranno decisive le altre leghe, la Serie B, soprattutto C e D, molto legate fra loro, la cui posizione al momento è attendista e di difficile valutazione, per svariate ragioni. Il vecchio Giancarlo Abete ad esempio, che con i Dilettanti vale il 34%, soltanto quattro mesi fa si era candidato contro Malagò, ma oggi sembra paradossalmente più vicino a lui che ai calciatori che sostengono Galliani. Il voto potrebbe essere frammentato e quindi imprevedibile. Tanto per dirne una, il solito Lotito ha ripresentato dopo anni di assenza la sua candidatura per il consiglio federale: magari nel caos ne approfitta e torna pure lui in Federazione.