L’evento c’è, ed è sicuramente di rilievo. Il Salone Internazionale del Gusto di Torino è ormai diventato un appuntamento imperdibile per tutti gli appassionati di enogastronomia e della cultura agroalimentare. Noi però abbiamo voluto guardarlo da un’ottica particolare, quella di un visitatore che non sia un super-esperto e debba districarsi all’interno dell’accuratissimo sito della manifestazione. L’imbarazzo (o la tragedia) della scelta vi assilla? Bene, abbiamo provato a farla noi per voi, selezionando informazioni utili, curiosità e occasioni da non mancare. Siate clementi.

Quando e dove. Dal 25 al 29 ottobre al Lingotto Fiere di Torino (via Nizza 280) e nell’adiacente Oval. Per godervelo appieno tenetevi a disposizione l’intera giornata: i primi tre giorni è infatti aperto dalle 11 alle 23, mentre lunedì 29 chiude un po’ prima (dalle 11 alle 20).

Quanto. Il biglietto intero costa 20 euro, praticamente il prezzo di una cena in pizzeria fatta bene (dev’essere per questo che si chiama Salone del Gusto). Esistono comunque vari tipi di riduzione per giovani, anziani, famiglie, gruppi e scuole.

Novità. Per la prima volta quest’anno il Salone del Gusto e Terra Madre, la rete mondiale delle comunità del cibo nata nel 2004, sono una cosa sola. Due al prezzo di uno, insomma, per un’alleanza che conferisce un respiro ancora più internazionale e globale all’evento.

Numeri. Oltre mille espositori provenienti da un centinaio di Paesi, più di 300 Presidi Slow Food italiani e internazionali, un’enoteca con più di 1.200 etichette, circa 200 appuntamenti speciali su prenotazione con oltre 50 chef di prestigio presenti.

In strada. Ci sono ben 23 appuntamenti per gustare la cucina dei più rinomati chef (salta all’occhio la serata ispirata alla contaminazione tra Italia e Sudamerica con l’incontro tra Massimo Bottura e 5 maestri del continente latino). C’è però quella scritta, “le prenotazioni online sono chiuse. Sarà possibile acquistare eventuali posti disponibili presso la reception”: mette il dubbio che potremmo far la fine (fila e poi stai fuori) di un qualsiasi ristorante troppo snob milanese. E allora meglio le più democratiche “Cucine di strada”, che ci fanno sentire maggiormente a casa.

Degustazioni d’autore. Avete presente quel monaco gaudente che campeggia sulle bottiglie di una famosa birra? Ecco, quella per noi è l’immagine della felicità. E allora è il caso di farsi almeno un incontro con l’autore, per scoprire la storia nascosta nel fondo dei bicchieri. La nostra scelta? Un giro su Internet e proviamo con Kuaska, uno dei più importanti degustatori italiani di birra. Un po’ perché quelli che fanno roteare vorticosamente il vino nel calice ci mettono in soggezione, e poi vorremmo incontrare di persona un uomo che è riuscito a rendere il bere birra un lavoro.

Ai fornelli. Anche voi riuscite a bruciare pure le verdure del soffritto? E allora andiamo insieme a una delle sedute di Master of Food, per imparare alternative di cucina gustose e sostenibili. Quale? Beh, facile, “Paste ripiene e timballi”. Come, perché? Ma vi immaginate la soddisfazione di mamma quando la chiamate per dirle “tuo figlio sa fare la pasta ripiena”. Un trionfo.

Impatto ambientale. Al culmine di una strategia partita sei anni fa, si prevede che l’edizione 2012 del Salone del Gusto avrà un impatto sull’ecosistema ridotto del 70% rispetto al 2006. Questo grazie a processi che hanno limitato al massimo la produzione di rifiuti non riciclabili e le emissioni di Co2, coinvolgendo tutti gli aspetti della manifestazione (-37% di carta per la comunicazione rispetto al 2010).

Musica. Rimanete a Torino anche la sera? E allora sfamate pure le vostre orecchie al Salone Off, che prevede una serie di appuntamenti con la “biodiversità musicale” in vari locali della città. Roy Paci e Tonino Carotone accanto ad artisti dal nome esotico, da provare come certi cibi troppo complicati: non siate “choosy”, come direbbero al Ministero, l’assaggio è quasi sempre a ingresso gratuito.

Alternativa. Non vi abbiamo convinto o non avete un palato così raffinato? Domenica 28 prendete comunque un treno per Torino, vi mangiate un kebab vicino alla stazione e poi ve ne andate a vedere Torino-Parma all’Olimpico. Sì, è vero, la settimana prima c’era Juventus-Napoli ed era un’altra cosa. Ma mica si può avere tutto. E se la fidanzata dice niente calcio vada per il Museo del Cinema: cibo per gli occhi e non per la tavola.

di Paolo Scandale

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