I primi commenti sulla Legge di stabilità hanno messo in evidenza la sua natura regressiva e potenzialmente recessiva. Sono stati invece trascurati gli interventi del governo rispetto al settore non profit.

La Legge aumenta l’Iva sui servizi delle cooperative sociali dal 4% al 10%. Inoltre, ridimensiona la deducibilità delle donazioni alle organizzazioni non governative, che vengono adesso assoggettate alla franchigia di 250 euro già stabilita per altri tipi di spese.

Tali donazioni sono state finora regolate dalla cosiddetta legge “Più dai, meno versi”, che consente di dedurre le erogazioni a favore delle onlus fino al 10% del reddito imponibile con un tetto di 70 mila euro l’anno. La franchigia di 250 euro provocherà un ridimensionamento delle piccole donazioni, che costituiscono un importante canale di finanziamento per le organizzazioni minori. Inoltre l’introduzione di un tetto massimo alle detrazioni, fissato a 3mila euro l’anno, scoraggerà i grandi donatori privati, quelli che possono permettersi di donare più di 250 euro per volta e raggiungeranno facilmente il tetto.  

Il mondo della cooperazione sociale viene quindi colpito duramente dalla Legge di stabilità. Attraverso la prevedibile riduzione del finanziamento da parte dei donatori privati e mediante il consistente aumento dell’Iva sui servizi offerti.

La linea del governo può avere implicazioni importanti sulla coesione e sul benessere sociale. Le cooperative sociali forniscono servizi, spesso di interesse generale, che le imprese pubbliche e for-profit non hanno interesse o non sono in grado di produrre in modo adeguato alle esigenze dei cittadini. Si tratta per esempio di asili nido, case di riposo, e assistenza a favore di anziani, disabili, tossicodipendenti, malati di Aids, handicappati e minori in situazioni di disagio.

Per il momento, l’unico tipo di donazioni che il governo sembra voler risparmiare dall’introduzione della franchigia sono quelle a favore degli enti religiosi (per la precisione, “dell’Istituto centrale per il sostentamento del clero della Chiesa cattolica italiana”).

La Legge di stabilità causerà quindi una riduzione dei servizi e un aumento dei costi che danneggerà tutti gli utenti delle cooperative, tra cui si trovano le categorie più fragili della popolazione. Nel lungo periodo il danno potrebbe essere ancora più grave, se si considera che le cooperative possono favorire la coesione sociale mediante la diffusione della fiducia e dell’abitudine a comportarsi correttamente dei loro lavoratori e utenti.

Un mio recente studio empirico – condotto insieme a Francesca Modena ed Ermanno Tortia dell’Università di Trento sulla base di dati campionari raccolti da Euricse – mostra infatti che i dipendenti delle imprese cooperative sviluppano, grazie alle interazioni sul posto di lavoro, norme di comportamento improntate a fiducia, correttezza e reciprocità, diversamente dai dipendenti degli altri tipi di imprese (per i quali le interazioni lavorative non hanno alcun effetto).

Non è la prima volta che il governo Monti penalizza il non profit. In precedenza, il Decreto Semplifica-Italia aveva abolito l’Agenzia per il terzo settore, per risparmiare circa 700mila euro. Cioè lo 0,7% di un F-35, per dire.
In questo campo l’azione del governo è piuttosto coerente e sembra guidata da un limite culturale: la convinzione che l’offerta di beni e servizi debba essere ripartita esclusivamente tra Stato e mercato. Nella nostra economia invece gioca un ruolo fondamentale anche il settore non profit.  

Per concludere, una modesta proposta alle commissioni parlamentari che dovranno rivedere il testo della Legge prima del voto in aula: anziché penalizzare le organizzazioni della società civile e le cooperative sociali, che possono dare un contributo fondamentale allo sviluppo economico e sociale del paese, perché non tagliamo le spese per l’acquisto degli F-35?