“Se il ministro Severino ha detto che è pronta a intervenire sul reato di voto di scambio se ci sarà una sollecitazione da parte del parlamento, vuol dire che qualcuno gli ha detto di non farlo”. A buttare il carico da novanta sul ddl anticorruzione, nel giorno della fiducia in Senato sul tormentato provvedimento, è Carlo Vizzini, presidente della Commissione affari costituzionali di palazzo Madama. L’esponente del Psi, navigatore di lungo corso della prima e della seconda Repubblica, replica così all’intervento in aula del ministro della Giustizia Paola Severino, che invece ha rivendicato con orgoglio il lavoro fatto.

E chi avrebbe imposto di non toccare l’attuale reato di voto di scambio, quel 416 ter ampiamente contestato perché punisce soltanto il politico che compra voti con i soldi e non, per esempio, con promesse di favori e appalti? Vizzini non lo dice, ma indica implicitamente il Pdl, dopo aver escluso il Pd “che ha presentato un emendamento”. Il caso arriva in un momento in cui il voto di scambio è di particolare attualità. Pochi giorni fa è stato arrestato, con l’accusa di aver acquistato migliaia di preferenze dalla ‘ndrangheta, l’assessore regionale lombardo Domenico Zambetti. Una vicenda che ha di fatto provocato la crisi della giunta Formigoni. In più le elezioni sono alle porte: le politiche di e le regionali nella stessa Lombardia e nel Lazio. Da qui il possibile timore che una legge più stringente finisca per mettere in serio pericolo molti candidati, non solo al Sud. 

“Chi della maggioranza Abc (Pdl, Pd, Udc) si è opposto?”, si chiede retoricamente Vizzini. “Certamente non il Pd, che come me ha presentato un emendamento sul voto di scambio”. Poi aggiunge: “Eppure nel 2010, quando approvammo il Codice antimafia, ci fu un ordine del giorno firmato da tutti i gruppi che chiedeva di rivedere il reato di voto di scambio, oltre che di affrontare la questione dell’autoriciclaggio. Non capisco inoltre come il voto di scambio possa essere considerato materia da non inserire nel ddl anticorruzione, quando invece è stata introdotta la norma sui magistrati fuori ruolo“.

Limiti che in casa Pd sono stati sottolineati anche dal senatore – ed ex magistrato di inchieste delicate – Felice Casson: “Sarebbero serviti più sforzi per una più seria formulazione del delitto di falso in bilancio, per introdurre il reato di autoriciclaggio, per precisare e ampliare la fattispecie del voto di scambio politico-mafioso”.