Doveva essere l’asso nella manica di Rosario Crocetta, il jolly da calare sul tavolo delle elezioni regionali in Sicilia. L’aspirante governatore di Pd e Udc però è rimasto con le carte in mano. Per giorni l’ex sindaco di Gela aveva lanciato i suoi attacchi a Gianfranco Miccichè e Nello Musumeci, rei di essersi accordati sotto banco per il maxi affare dei termovalorizzatori sull’isola. Poi aveva lanciato l’affondo, dichiarando di essere in possesso di un videotape rubato, la prova scottante degli accordi all’ombra degli inceneritori. “Il video che prova come Miccichè sia per i termovalorizzatori sarà proiettato domenica mattina, all’inaugurazione della mia campagna elettorale” aveva promesso Crocetta. Gianfranco Miccichè però non è rimasto a guardare. E con 24 ore d’anticipo ha bruciato l’avversario, calando sul tavolo lui stesso l’ormai famoso video che avrebbe dovuto incastrarlo. La manovra di Miccichè ha di fatto neutralizzato l’offensiva di Crocetta, e mostra in tutta la sua evidenza come le manovre a tenaglia e le strategie diversive siano i veri da padroni di una campagna elettorale in cui non hanno mai fatto il loro ingresso i programmi politici.

L’ex luogotenente di Silvio Berlusconi in Sicilia sapeva evidentemente dall’inizio cosa intendesse Crocetta per “video rubato”. Quel filmato infatti è stato realizzato da Gregorio Valvo, collaboratore di Grande Sud e curatore di un giornale on line di Siracusa. Già finito in rete nei mesi scorsi, era stato poi rimosso. Quindi è finito – chissà come – nelle disponibilità di Crocetta. Che però ha dovuto rinunciare a proiettarlo in anteprima. Lo staff di Miccichè ha infatti radunato i cronisti in un cinema nel centro di Palermo. E dopo aver spiegato che si trattava di un “video rubato”, realizzato la scorsa estate nella casa di villeggiatura di Miccichè, ha dato il via alla proiezione.

Il volto dell’ex manager di Pubblitalia è il protagonista assoluto di dieci minuti di semi monologo. Ad ascoltarlo c’è il fidato Titti Bufardeci, ex assessore all’agricoltura di Raffaele Lombardo. Oggetto della discussione sono ovviamente le elezioni regionali. Miccichè spiega di avere “una serie di relazioni, che non ha nessuno. Perchè io ho Montezemolo che mi chiama e mi fa gli scherzi telefonici: pronto La Repubblica, ma lei è amico di Dell’Utri? E io gli dico: guardi io per ora con voi non parlo. No, dice lui, ci deve rispondere. Ed era lui che materialmente mi rompe la minchia”. Un aneddoto rivelatorio sull’universo che gira attorno al leader di Grande Sud. Che non si dimentica di avere anche “un fratello che è il capo di Banca Intesa. Non lo posso dire in campagna elettorale ma lo devo fare passare. Non è che lui piglia i soldi di Banca Intesa e mi li dà: ma mi organizza un tavolo con i quattro principali imprenditori d’Europa”. Gaetano Miccichè, fratello maggiore di Gianfranco, è direttore generale di Intesa Sanpaolo dal febbraio del 2010.

Nel videotape, l’ex ministro di Berlusconi parla anche di politica. E delle alleanze che si stavano materializzando all’orizzonte quest’estate in vista delle elezioni del prossimo 29 ottobre. Durante tutta la stagione estiva infatti il centro destra è stato animato da una lotta intestina che ha visto il leader di Grande Sud scontrarsi con il suo ex partito, il Pdl, che avrebbe potuto candidare il presidente dell’Ars Francesco Cascio, prima di puntare definitivamente su Nello Musumeci. E proprio a Cascio, Miccichè dedica una battuta al vetriolo. “Se io mi candido ho subito mezzo Pdl con me, alla fine se la tagliano. Cascio? Lo faccio perdere, gli vado contro, è una questione di storie personali”. Quindi dichiara al sodale Bufardeci il motivo per cui ha deciso di candidarsi. “Dobbiamo battere Cascio e arrivare secondi. Siccome maggioranza non ne può avere nessuno dobbiamo proporci come soluzione per avere la maggioranza”. “E’ un gioco al massacro?” chiede Bufardeci. “No è gioco a parata di culo” spiega Miccichè.

E quasi fosse un thriller anni ’70, la parte scottante di tutto il filmato arriva alla fine. Quando Miccichè, come aveva anticipato Crocetta, parla dell’affare dei termovalorizzatori. Solo che fa cenno anche ad alcuni incontri avuti con il senatore del Pdl Pino Firrarello e con l’ex ministro dell’agricoltura Saverio Romano. Incontri in cui si sarebbe parlato anche di Cosa Nostra. “L’altro giorno venne Firrarello a parlare con me, perchè io lo conosco Firrarello, e lo so che aveva bisogno di parlarne da soli e il signor Romano pure! Non abbiamo parlato di politica, per essere molto chiari. Gli ho detto: che non entra la mafia in questa macchina organizzativa. Mai si potrà dire che non si fanno i termovalorizzatori perché c’é la mafia. Si fanno solo se non c’é la mafia. Poi per quanto mi riguarda faccio quello che volete, lo scriviamo prima: l’ho detto a lui e l’ho detto a Romano. Poi se sono utili non mi creo problema se tu ci guadagni e l’altro pure”. In quel periodo sembrava che il Pid di Romano potesse allearsi con Miccichè. Poi però è finito a sostenere Musumeci. Oggi l’ex ministro processato e assolto in primo grado per mafia, smentisce il passaggio contenuto nel video. “Non ho mai incontrato Micciche’ insieme a Firrarello ne’ tantomeno ho mai parlato con lui di termovalorizzatori” dice Romano, paventando quindi la possibilità che Miccichè abbia mentito a uno dei leader principali del suo partito in un incontro privato.