E’ il “Porcellinum” che avanza. Sempre figlio dello stesso padre, Roberto Calderoli. E che ieri, dopo un colloquio con Silvio Berlusconi, si è messo a lavorare pancia a terra per tirare fuori un “piano B” che piacesse a Berlusconi, ma che incontrasse anche i desiderata di Pd e Udc. Insomma, l’ennesimo pasticcio elettorale, un Porcellum corretto con quote proporzionali e premio di maggioranza, firmato immancabilmente Calderoli: una garanzia.

Ci si chiede, ora, se l’Italia riuscirà mai a liberarsi dell’ingegno del rubizzo ex medico padano, di stretta osservanza bossiana, per riuscire ad avere una legge elettorale che non abbia lo sgradevole sapore dell’inciucio, ma Calderoli è un maestro di pensiero politico declinato in percentuali e di lui pare che non si possa fare a meno. Nel centrodestra, ovviamente.

La sua nuova creatura, in pratica introduce le preferenze per la scelta dei candidati (resta però 1/3 di listini bloccati) e la ripartizione dei seggi, per la Camera, non più a livello circoscrizionale, ma a livello nazionale. Sale poi la soglia per avere il premio di governabilità: andrà alla lista o alla coalizione di liste che raggiungerà il 45% dei seggi (la prima bozza prevedeva il 40%) e consentendo di conseguire automaticamente il 55% dei seggi. Il premio scende quindi al 10 per cento. Proprio in virtù dell’incontro avuto ieri con Berlusconi, la nuova bozza piace anche al Carroccio e tiene conto delle richieste del Pdl, già contenute nel ddl Quagliariello per quanto riguarda premio (che però andrà alla coalizione e non al partito) e preferenze. E, infatti, il vicepresidente del Pdl al Senato ha gradito lo sforzo; la nuova bozza “contiene molte cose che l’accomunano con la nostre richieste – ha detto Quagliariello – e ci deve essere una discussione per capire qual è la maggioranza che si può formare attorno a questi principi prima di votare degli articolati”.

Dunque, sembra un progetto fatto apposta per ricreare, in commissione Affari costituzionali del Senato, un asse Lega-Pdl che, quindi, potrebbero approvare anche a maggioranza questa nuova impostazione che introduce un meccanismo maggiormente proporzionale rispetto alla versione precedente.

Ecco il testo completo dell’ipotesi B, che va incontro alle richieste del Pdl, del senatore della Lega.

SISTEMA CAMERA – sistema elettorale proporzionale corretto: attribuzione dei seggi a livello nazionale con metodo del quoziente e dei più alti resti sulla base di circoscrizioni delimitate in dimensioni demografiche ridotte rispetto a quelle attuali; conferma delle attuali norme di salvaguardia per le minoranze linguistiche; -sbarramento nazionale al 5%, ovvero al 4% per le liste che partecipano a coalizioni che superino il 15%, ovvero al 6% in un insieme di circoscrizioni equivalenti ad 1/5 della popolazione; -scelta dei candidati: in ambito circoscrizionale (2/3 con preferenze/a – 1/3 con lista bloccata); -premio di governabilità: attribuzione alla lista o alla coalizione di liste che superi il 45% dei seggi di un premio che consenta di conseguire automaticamente il 55% dei seggi;

SISTEMA SENATO – sistema proporzionale corretto: attribuzione dei seggi a livello regionale con metodo del quoziente e dei piu’ alti resti ; conferma delle attuali norme di salvaguardia per le minoranze linguistiche; -sbarramento su base regionale al 6 per cento, ovvero al 5% per le liste che partecipano a coalizioni’ che superino il 15%; -scelta dei candidati: come alla Camera, in ambito regionale; -premio di governabilita’ a livello nazionale come gia’ descritto per la Camera.

Questo lo schema che salva gli indagati da mettere per forza in lista (garantendo 1/3 delle liste bloccate), allarga il perimetro proporzionale per strizzare l’occhio all’Udc (ma chissà in modo quanto convincente) e introduce un premio di governabilità che potrebbe essere considerato interessante dal Pd. Si tratta, comunque, di un sistema elettorale proporzionale corretto che, vista la situazione attuale, produce i presupposti per una grossa coalizione e – di conseguenza – lascia ampi margini al famoso Monti bis. Il “porcellinum”, insomma, sembra fatto apposta per fotografare quel risultato elettorale che vogliono in fondo un po’ tutti (tranne il Pd) insieme con l’ampio spettro di “nuove” proposte politiche che si stanno assiepando sotto la bandiera di Monti. I democratici, però sanno che da soli non possono fare molto per contrastare la deriva proporzionale. Al Nazareno non fanno mistero di preferire, tra “Porcellum” e “Porcellinum”, sempre l’originale, ma bisogna anche pensare che la vittoria di Bersani alle primarie non è così scontata. E se il partito si dovesse poi spaccare, quella correzione proporzionale farebbe comodo anche a loro. La trattativa prosegue. Sempre sotto l’occhio vigile di Calderoli, padre indiscusso di tutti “porcelli” di ieri e di oggi. E di certo anche di domani.