Per il governatore del New Jersey, Chris Christie, il dibattito “rivoluzionerà il corso di questa campagna”. Per l’ex-speaker della Camera, Newt Gingrich, Romney darà il meglio di sé, “fissando in modo netto nella testa degli elettori ciò che lo divide da Barack Obama”.

Sono i big del partito repubblicano a venire allo scoperto a poche ore dal dibattito di stasera a Denver, il primo dei tre dibattiti presidenziali 2012 . La loro speranza è che Mitt Romney ritrovi slancio, temi, carisma necessari a battere Obama. Ma i numeri e il passato sono contro di lui. Il 62% degli americani (sondaggio del Wall Street Journal) dice che il confronto Romney/Obama non servirà a orientare il loro voto. E pochi dibattiti, nella recente storia USA, si sono dimostrati davvero capaci di mutare il corso degli eventi politici.

Per trovare qualcosa di davvero significativo bisogna tornare al 1984, quando il “vecchio” Ronald Reagan divertì e sorprese l’America con la battuta sul “non voler creare un caso” della giovinezza del suo rivale Walter Mondale. Oppure si deve andare ancora più in là nel tempo, al 1960, quando le telecamere impietose mostrarono agli americani il sudore di Richard Nixon opposto alla disinvolta baldanza di John F.Kennedy.

E’ comunque vero che stasera Romney si gioca con ogni probabilità le residue speranze di diventare presidente. Il candidato repubblicano è reduce da due settimane costellate di gaffe ed errori clamorosi. La battuta, ripresa da una telecamera nascosta, sul 47% degli americani “che vivono a spese dello Stato” ha approfondito l’immagine di cinico affarista che i democratici per mesi hanno cercato di rilanciare. L’attacco a Obama in piena crisi delle ambasciate ha messo in dubbio la sua capacità di essere davvero “presidente” e di superare le divisioni partigiane.

C’è poi il capitolo dei sondaggi, che restano decisamente negativi per Romney. Obama è in vantaggio di tre punti – 49% contro 46% – secondo l’ultima rilevazione di NBC News. A preoccupare sono però soprattutto i numeri negli swing states che i candidati devono assolutamente conquistare se vogliono salire alla Casa Bianca.

Secondo la media compilata da RealClearPolitics, Romney è indietro di 3 punti in Florida, di 3,7 in Virginia,, di 3,5 in Iowa, di 5,2 in Nevada, di altri 3 punti in Colorado e di 5,5 in Ohio. I suoi consiglieri ostentano sicurezza, spiegando che i loro numeri “sono molto diversi”. Ma, come ha chiarito Tad Devine, specialista di flussi elettorali per i democratici, “per continuare a sperare, Romney deve assolutamente vincere almeno due dei tre swing states più importanti: Virginia, Florida e Ohio”. La cosa, almeno al momento, non sembra essere alla sua portata.

“Sii il più aggressivo possibile. Non difenderti. Non chiedere scusa”, è il consiglio che uno degli oracoli del pensiero conservatore americano, William Kristol, ha dato in queste ore a Romney. Molti dei suggerimenti arrivati al quartier generale del candidato repubblicano riguardano del resto proprio questo aspetto. Maggiore aggressività. Maggiore incisività e coraggio. Ed Gillespie e Kevin Madden, due tra i consiglieri di Romney, sembrano voler andare in questa direzione quando annunciano una serie di “battute taglienti, tra le migliori di questa campagna”, che il loro uomo scaglierà contro Obama (sembra che l’ex-governatore abbia passato tutta l’estate a provarle, per pronunciarle con ritmo e naturalezza).

Ma Romney stasera, dovrà anche “mostrare una certa dose di umanità che sinora gli è mancata”, spiega lo storico e politologo Julian Zelizer. Dovrà spiegare cosa pensa di fare per la classe media, come pensa di bilanciare la promessa del taglio alle tasse con quella di riduzione del deficit. Dovrà, soprattutto, dare di sé un’immagine coerente, che superi le tante, troppe facce che il candidato ha mostrato nel corso della campagna elettorale. Il businessman capace di risollevare l’economia. Il governatore moderato del Massachusetts. Il conservatore vicino ai religiosi. Il cinico plutocrate cui nulla importa della metà degli americani.“Missione impossibile”, pensano in tanti, all’interno dello stesso partito repubblicano.

Una missione meno complicata è invece quella che aspetta il presidente Obama. Rispondendo alle domande del moderatore Jim Lehrer, Obama dovrà difendere i passati quattro anni e spiegare i prossimi quattro. Ma l’attuale presidente e i  democratici potrebbero però tentare di andare oltre la strategia puramente difensiva. Dopo mesi passati a temere la possibile ascesa di Romney, sono stati motivati e galvanizzati dagli ultimi sondaggi. A questo punto Obama può sperare di vincere le elezioni con un margine di vantaggio più consistente rispetto a quello ipotizzato in un primo tempo. Ciò gli permetterebbe di proclamare un mandato popolare più ampio in appoggio alla sua strategia – aumento delle tasse per i più ricchi, cauta ristrutturazione di Medicare, Medicaid, Social Security – e ridarebbe ai democratici il controllo del Senato, oltre a qualche probabile seggio in più alla Camera.