“Gli americani hanno inventato il fitness, noi abbiamo inventato il wellness”. Parola di Nerio Alessandri, l’uomo capace mobilitare il gotha della politica e dell’economia italiana per l’apertura del suo stabilimento sulla A14: da Corrado Passera a John Elkann, da Gianni Letta ad Alessandro Benetton. Partito dal garage della propria casa di campagna dove ha messo a punto il primo attrezzo, l’imprenditore di Cesena ha tagliato il nastro del Technogym Village, uno stabilimento da sessantamila metri quadrati, costato 80 milioni di euro.

All’inaugurazione un parterre da festa della Repubblica. Era presente soprattutto il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Arrivato apposta in elicottero da Roma con tutto il suo apparato di sicurezza, ha assistito a una inaugurazione in pompa magna. Ha seguito balletti dalle coreografie avveniristiche e il discorso di Alessandri (o speech come lo chiamano qui i dipendenti) avanti e indietro per il palco. Il suo è un lungo intervento politico: “Faremo la Wellness valley in Romagna”.

Il piglio da capo Nerio ce l’ha. Altrimenti non sarebbe stato facile costruire ciò che ha messo in piedi in quasi 30 anni, arrivando a fatturare 40 milioni di euro l’anno. Il suo mentore è sempre stato Luca Cordero di Montezemolo. La Technogym infatti è fornitrice della Ferrari, Luca Cordero è sempre stato di casa qui e ha portato con sé l’amico nei piani alti di Confindustria quando ne era presidente. Insieme al patron Ferrari, il fondatore della azienda del wellness è stato per esempio tra i promotori delle Olimpiadi di Roma 2020. È andata male, ma il nome di Nerio è addirittura finito tra i papabili per la presidenza: se Mario Monti non avesse rinunciato a tentare la corsa ai giochi, per la Technogym, fornitrice delle ultime 5 olimpiadi sarebbero stati affari.

In politica, però, Nerio non sembra stia seguendo Montezemolo. Qualche tempo fa parlò alla Leopolda, l’iniziativa del rottamatore Matteo Renzi e la cosa destò scalpore. Oggi il sindaco di Firenze non c’era, ma al suo posto c’era Giorgio Gori, uomo da tempo al fianco di Renzi. A chiudere l’evento, alle 16, è arrivato addirittura Bill Clinton, due volte presidente degli Stati Uniti salutato calorosamente da Alessandri. Una visita non a caso quella del vecchio Bill: la Technogym finanzia da anni la fondazione dell’ex inquilino della Casa bianca. E dopo Cesena dove va Clinton? Firenze, casa Renzi.

In mancanza di Renzi e Montezemolo a esaltare Alessandri ci ha tuttavia pensato Giorgio Napolitano. Visti gli scandali politici delle Regioni che stanno venendo a galla in questi giorni, per l’inquilino del Quirinale è stata l’occasione per vaorizzare il genio italico: “Nelle regioni succedono anche cose come queste, nelle regioni intese come realtà territoriali e anche come istituzioni. Perché questa fabbrica, come ci ha detto Nerio Alessandri, è nata con la collaborazione delle istituzioni, in modo particolare quelle regionali”.

Certo, anche Alessandri uno scheletrino dietro le ante dell’armadio ce l’ha. A Cesena per anni tenne banco la vicenda della villa di Celincordia. Dopo diverse polemiche e un’inchiesta, la moglie Stefania Migani (in quanto legale rappresentante della società di famiglia chiamata Al.Ne. come Alessandri Nerio) fu condannata in primo grado per false dichiarazioni contenute nelle pratiche di condono edilizio. Le imputazioni erano in realtà più gravi: gli imputati di quel processo erano accusati di violazioni dei vincoli paesaggistico-ambientali, ma il reato era stato ritenuto in ipotesi meno grave di quella contestata nel capo d’imputazione e dichiarato estinto per prescrizione. Da allora pare che Alessandri, scottato dalla vicenda di quella villa, per la costruzione della nuova sede inaugurata oggi abbia impiegato il doppio del tempo, attentissimo a non sgarrare con le pratiche edilizie.

Oggi per l’azienda di Cesena i complimenti sono arrivati bipartisan. Una nota è arrivata anche dal segretario del Pdl, Angelino Alfano. Ma Alessandri è riuscito anche nel miracolo di riunire esponenti del governo tecnico, politici e industriali. All’inaugurazione c’era il ministro della salute, Renato Balduzzi, il ministro dello sviluppo economico, Corrado Passera e quello del turismo, Piero Gnudi.

Visibilmente assente invece il sindacato, almeno nei nomi più significativi del panorama. Di sicuro le rappresentanze sindacali non sono molto forti all’interno dello stabilimento. Alessandri in un’intervista si vantò di averli fatti entrare lui: “Li abbiamo chiamati noi. I nostri lavoratori non ne avevano sentito l’esigenza”. Chissà se è veramente così, di certo il modello di lavoro del Cavalier Alessandri potrebbe coincidere con quello evocato da Napolitano in mattinata davanti ai lavoratori Technogym: “Guai se guardiamo alle conquiste del passato, se non guardiamo a come adeguarci alla dura legge di un mondo così competitivo”.

Ha collaborato Alessandro Mazza