La disinformazione è difficile da battere, perché la riflessione e il ragionamento su fatti e notizie, anche in campo medico, richiedono risorse motivazionali e cognitive, mentre accettare il messaggio come vero è più facile. A stabilirlo è una ricerca dell’University of Western Australia pubblicata sulla rivista ‘Psychological Science in the Public Interest’.

“Molte persone – avverte le studio – sono convinte che i vaccini pediatrici causano l’autismo, Barack Obama non sia nato negli Stati Uniti e il riscaldamento globale non ha conferme dalla scienza. Questi esempio – spiegano gli psicologi – nascono perché pensare alla plausibilità e alla veridicità delle fonti di una notizia è cognitivamente più difficile che accettare passivamente la notizia come vera. Inoltre, se l’argomento non è molto importante o conosciuto per chi ascolta, è più probabile che la disinformazione prenda piede”.

“A livello individuale, la disinformazione su problemi di salute – ricordano gli psicologi – come i timori ingiustificati sui vaccini o la fiducia cieca nella medicina alternativa – può produrre molti danni. Allo stesso modo, a livello sociale la disinformazione a livello sociale su questione di politica può creare altrettanti danni. E su scala globale, le errate certezze sui cambiamenti climatici stanno ritardando l’adozione di interventi correttivi”. Secondo l’autore del lavoro, Stephan Lewandowsky, “la scienza psicologica ha il potenziale per contrastare tutti questi danni , frenando il potere e gli effetti della disinformazione”. Fra le strategie, “focalizzarsi sui fatti piuttosto che sui miti, ripetere più volte il messaggio corretto affinché venga recepito da tutti, farlo però in maniera semplice e breve, perché solo in questo modo arriva anche a chi è più distratto o pigro”.