Su Cielo (il canale Sky visibile anche sul digitale terrestre) parte la versione italiana di The Apprentice, una sorta di reality talent nel quale un signore ricco e potente insegnerà a un gruppo di ambiziosi ragazzotti, i segreti del business, del successo, della fama e del denaro. A capo del “board” (sic!) di esperti, nientepopodimeno che il geometra Flavio Briatore da Verzuolo (Cuneo), che avrà il doppio compito di maestro e giudice per i volenterosi partecipanti.

E alla vigilia del debutto televisivo, il Nostro cosa fa? Ammonisce sui rischi della speculazione nel mondo degli affari e, non contento, proclama: “A The Apprentice vincerà l’etica”. Belle parole, per carità. Ma dette da Briatore fanno un effetto un po’ strano.Sì, perché non trattasi solo di un tombeur de femmes, campione di gossip e feste milionarie, ma di un signore che di business ne ha tentati parecchi, con risultati non sempre lusinghieri.

La sua storia, che ormai è leggenda, inizia nella profonda provincia cuneese, dove il Nostro cresce e, dopo due bocciature in seconda e in terza superiore (lo ha raccontato lui stesso a Repubblica qualche anno fa), strappa un diploma da geometra da privatista.

La prima impresa è la creazione di un ristorante, “Tribula”, che chiude in poco tempo perché evidentemente non si mangiava poi così bene e la gente non ci andava. Il salto di qualità arriva quando diventa collaboratore di Attilio Dutto, proprietario della Paramatti Vernici, ma poi l’imprenditore viene ucciso e Briatore lascia la placida Cuneo per sbarcare a Milano. Achille Caproni della Caproni Aeroplani lo mette a capo della Compagnia Generale Industriale, ma dopo poco il gruppo crolla sotto i colpi del fallimento della stessa Paramatti, che nel frattempo Caproni aveva comprato su suo suggerimento.

Il giudice supremo di The Apprentice, allora lontano dai fasti di Malindi, tenta allora di riciclarsi come agente discografico ma qualcosa va storto. Come ha raccontato pochi anni fa Gianni Barbacetto in un articolo, Flavio Briatore viene travolto da un’inchiesta su bische clandestine e gioco d’azzardo, con una condanna in primo grado a un anno e sei mesi di reclusione a Bergamo e tre a Milano. Roba da vecchia mala milanese, a quanto pare, visto che nel giro pare fossero coinvolti anche gli eredi malavitosi di Francis Turatello. Dettaglio non di poco conto: nella stessa inchiesta viene coinvolto anche Emilio Fede, che però è assolto per insufficienza di prove. Lui, Briatore, scappa a Saint Thomas per non essere arrestato, e torna in Italia sopo dopo un’amnistia.

Alle Isole Vergini si dedica al franchising Benetton e da allora comincia a farsi largo nel gruppo trevigiano, fino ad arrivare a capo della scuderia Benetton in Formula 1. Ecco, attenzione adesso, perché è l’unico periodo davvero fruttuoso e di successo nella carriera di Briatore, che riesce a vincere due mondiali piloti con Michael Schumacher (1994 e 1995) e anche un titolo costruttori (1995). Poi Schumi lo abbandona e trasloca a Maranello e visto che non si vinceva più, Briatore viene accompagnato alla porta. Nel 2001 la Renault compra la scuderia e Briatore torna come direttore esecutivo, costruendo un altro miracolo sportivo con la doppietta di Fernando Alonso (2005 e 2006). Nel frattempo, siamo nel 2003, il pm Woodcock chiede la custodia cautelare del manager per presunte pressioni indebite nei confronti di ambienti ministeriali, ma il gup si dichiara incompetente per territorio.

Briatore ormai è inarrestabile: si sente un Dio e vuole sfondare anche nel mondo del calcio. Compra, insieme al mammasantissima della F1 Bernie Ecclestone, la squadra inglese del Queen’s Park Rangers, che rivende dopo 3 anni e una vagonata di allenatori cambiati, senza nemmeno esser riuscito a riportarla in Premier League.

Crolla anche il sogno della Formula 1, visto che la Fia, dopo inchieste, insabbiature e magagne, è costretta a radiarlo per un incidente “pilotato” di Nelson Piquet Jr, mandato a sbattere contro un muretto dai box per avvantaggiare il compagno di squadra Alonso. Briatore lotta allo stremo delle forze contro questa ingiusta (secondo lui) sentenza, fino ad ottenere soddisfazione da una sentenza del Tribunal de grande instance di Parigi nel gennaio 2010: radiazione ingiusta e risarcimento di 15mila euro. Ma la Fia non ne vuole sapere e di reintegrarlo non se ne parla nemmeno.

Ultime avventure nel 2010, con il sequestro dello yacht Force Blue per frode fiscale (“Senza lo yacht il piccolo Nathan Falco non dorme più”, ammise candida Elisabetta Gregoraci in Briatore) e il successivo blocco di un milione e mezzo di euro e accusa di truffa ai danni dello Stato nel 2011. Il 13 giugno scorso, infine, Briatore annuncia la chiusura del Billionaire, il girone dantesco in Costa Smeralda che ha accolto nel corso degli anni nani e ballerine, olgettine e veline, bronzi lampadati e allegre comari.

Ecco, dunque, chi è stato chiamato a insegnare il business e a mostrare la via del successo a un manipolo di ragazzi italiani del 2012. Andiamo bene.