A meno di una settimana dalla riunione della Consulta per la decisione, secondo quanto riferisce l’agenzia Ansa, sembra largamente profilarsi il della Corte Costituzionale all’ ammissibilità del conflitto di attribuzione sollevato dal Presidente della Repubblica nei confronti della Procura di Palermo. 

Il ricorso del Capo dello Stato, proposto tramite l’Avvocatura – sempre secondo quanto si apprende – contiene presupposti “fondati”, sia soggettivi, sia oggettivi, richiesti per l’ammissibilità del conflitto: nessun dubbio sussiste, infatti, sulla qualificazione del Presidente della Repubblica quale “potere dello Stato”; e anche il pubblico ministero, in numerosi precedenti giudizi della Corte, è stato qualificato quale “potere dello Stato” in quanto titolare dell’attività di indagine finalizzata all’esercizio obbligatorio dell’azione penale.

Anche i presupposti oggettivi sembrano portare a una decisione favorevole all’ammissibilità del conflitto: sono in discussione, infatti, l’articolo 90 della Costituzione e alcune leggi correlate sulle prerogative del Capo dello Stato, sull’ampiezza della sua immunità e, più specificamente, sulle procedure da seguire in caso di intercettazione “indiretta” di telefonate del Presidente della Repubblica.

“Un giudizio di inammissibilità – continua l’Ansa citando ‘esperti di diritto’ – sarebbe sorprendente tra gli stessi costituzionalisti, molti dei quali, dando per scontata l’ammissibilità del ricorso, si sono già espressi nei giorni scorsi con proprie opinioni sul merito della vicenda”.

E il procuratore di Palermo, Francesco Messineo, preferisce evitare ogni commento: “Non voglio dire nulla su indiscrezioni che riguardano un procedimento che ancora deve essere analizzato dalla Corte. Non avrebbe senso alcun commento”.