La pistola in mano al Pdl e puntata alla tempia del governo si trasforma in un giocattolo. Il disegno di legge sulle intercettazioni – dopo le mille polemiche degli ultimi mesi rinfocolate dall’affaire Napolitano – resta in “stallo” e non appare all’ordine del giorno dei lavori della Camera di settembre. Anzi, ha dovuto fare un passo in avanti il capogruppo del Popolo delle Libertà, Fabrizio Cicchitto, per capire le sorti di quella legge che “riposa” alla Camera. Ma alla richiesta di calendarizzazione ha fatto scudo il collega del Pd di Cicchitto, Dario Franceschini. E cosa succede in questi casi? Il regolamento prevede che si possa anticipare un ddl rispetto agli altri solo in caso di unanimità dei gruppi, altrimenti sta alla decisione del presidente della Camera valutare l’opportunità di togliere dal calendario un disegno di legge già previsto per anticiparne un altro. Difficile che Gianfranco Fini possa prendere una decisione del genere. Tradotto: la nuova “legge bavaglio” verosimilmente tornerà a tramontare.

Cade quindi, come detto, la principale arma in mano al Pdl per fare pressing su un esecutivo che in vari settori del partito è stato visto fin dai primi mesi di vita come il fumo negli occhi. E, per contro, questo potrebbe diventare un punto di debolezza per il governo. E’ sufficiente attendere, infatti, che il Pdl realizzi che il disegno di legge sulle intercettazioni è destinato al naufragio, mentre al contrario quello sull’anticorruzione (sul quale Monti e la Severino puntano moltissimo) viaggia a buona velocità di crociera al Senato. Senza più contropartita su cui fare leva alcuni settori del Pdl potrebbero insomma voltare definitivamente le spalle al governo e andare a briglia sciolta, altro che responsabilità. 

Cicchitto, un po’ groggy, dissimula il colpo: “Abbiamo chiesto la calendarizzazione del ddl sulle intercettazioni ma abbiamo avuto risposta negativa dagli altri gruppi e quindi siamo in una situazione di stallo” ha detto. Ma insiste: “E’ chiaro che ritorniamo” sulla questione. Ma c’è di più e c’è di peggio. Il risultato di tutto questo è stato frutto di una serie di veti incrociati tra Pdl e Pd. Lo spiega Franceschini: “Abbiamo insistito perché si mettesse all’ordine del giorno un provvedimento unanimemente deciso in commissione, per risolvere il problema degli esodati, ma abbiamo avuto l’opposizione del Pdl, io mi sono opposto alla calendarizzazione delle intercettazioni, che è un testo, al momento, privo di ogni intesa”. “Non mi pare il caso di portare in Aula un provvedimento privo di ogni intesa – spiega il capogruppo del Pd – che creerebbe una spaccatura nella maggioranza che sostiene Monti”.

Il Pd, insomma, gongola. Basta leggere qualche altra dichiarazione: “Riteniamo che l’agenda della giustizia non possa essere occupata da altri temi – sottolinea il responsabile giustizia del Pd Andrea Orlando – finché non si giunge all’approvazione definitiva della legge contro la corruzione che giace in Parlamento, fermo restando che il Pd considera prioritari argomenti urgenti che attengono alla dimensione economica e sociale come quello degli esodati”. “Man mano che passano le settimane – rivela – si evidenzia ancor più la volontà del Pdl di non approvare un provvedimento cruciale per la nostra economia e per il funzionamento della pubblica amministrazione, che consentirebbe tra l’altro di impedire che corrotti e corruttori siano candidabili alle prossime elezioni”. Ma ora la legge anticorruzione, sulla quale già il Pdl aveva già fatto partire fulmini e saette, trema ancora di più.