Milioni di euro in fumo. Questo significherebbe, per Iren, bloccare il cantiere dell’inceneritore di Parma. Dopo la richiesta della Procura della Repubblica di sequestro preventivo dell’opera in corso di realizzazione a Ugozzolo, la multiutility che riunisce Parma, Reggio Emilia, Piacenza, Genova e Torino rischia di subire una perdita economica non irrilevante.

Un danno complessivo ancora non quantificabile, ma in cui sicuramente sono compresi i 40 milioni di finanziamenti pubblici che Iren avrebbe incassato attivando il termovalorizzatore parmigiano entro l’anno. L’obiettivo era chiaro: accendere il forno entro dicembre 2012, in modo da avere accesso agli incentivi statali previsti dal decreto Romani del marzo 2011 per la produzione di energia elettrica da impianti alimentati da fonti rinnovabili. Per questo durante l’estate i lavori alle porte della città non si erano fermati, ma anzi erano proseguiti a ritmo serrato, per completare l’impianto entro quella data. Della perdita di questi soldi si è preoccupato addirittura il ministro all’Ambiente Corrado Clini, che a margine di un incontro a Montecchio ha auspicato una soluzione affinché i finanziamenti pubblici non vadano buttati. Un intervento che ha scatenato, dopo il grido liberatorio di Beppe Grillo e del sindaco di Parma Piazzarotti, le polemiche dei consiglieri comunali a Cinque stelle delle città interessate: “Ci domandiamo se un ministro dell’Ambiente che oltretutto è anche medico, non pensi sia più opportuno occuparsi di salute pubblica e non degli incentivi che potrebbe perdere un azienda privata che ha costruito un impianto sotto inchiesta da parte della magistratura”.

La cosa certa, per ora, è che ai 40 milioni di euro se ne potrebbero sommare presto altri. I titoli di Iren questa mattina hanno registrato un calo di poco più dell’1 per cento, quindi le quotazioni non hanno ancora risentito dell’affaire inceneritore, ma nei prossimi giorni la vicenda delle indagini per abuso edilizio e abuso d’ufficio potrebbe avere ripercussioni più serie per la società quotata in Borsa. Senza contare poi che il blocco del cantiere pregiudicherà i 6,541 milioni di utile netto previsti per il 2013 con il funzionamento dell’impianto e i quasi 13 calcolati per l’anno successivo. Dal quartiere generale di Iren non escono dichiarazioni, il direttore generale Andrea Viero confida alla Gazzetta di Reggio di essere tranquillo, anche se non si meraviglierebbe di essere tra gli indagati, e gli avvocati della multiutility sono già al lavoro per valutare le possibili azioni da intraprendere. Per il resto vige la linea del no comment. “Abbiamo appreso la notizia dai giornali – spiegano dall’ufficio stampa, non possiamo rilasciare dichiarazioni su una situazione dai contorni poco chiari, visto che non sono stati ricevuti avvisi”.

Iren è forte di una sentenza del Tar che lo scorso anno sull’abuso edilizio aveva respinto le istanze del Comune di Parma, dando ragione alla società di servizi. L’ex sindaco Pietro Vignali nell’estate del 2011 aveva imposto lo stop al cantiere, e proprio per quel primo blocco Iren aveva recentemente chiesto 28 milioni di euro di danni al Comune per il ritardo causato ai lavori. Altri soldi che, se il gip Maria Cristina Sarli accoglierà la richiesta di sequestro del pm Roberta Licci, Iren non vedrà mai.

Per ora sull’inchiesta c’è il massimo riserbo, come anche sui nomi degli indagati (una decina tra Comune, Provincia e Iren), tutti responsabili del via libera al progetto. Ma intanto sul termovalorizzatore pendono anche due procedure di infrazione della Commissione europea: per l’affidamento della gestione dell’impianto senza gara pubblica (al centro anche delle indagini della Procura) e per il costo dichiarato del forno, che per l’Ue ammonta a circa 315 milioni di euro e non a 193 milioni, come reso noto dalla multiutility.

Le variabili in gioco sono tante e a queste si aggiunge anche la salda volontà dell’amministrazione Cinque stelle di non accendere il forno: il pronunciamento del giudice sarà cruciale nella partita che oggi vede contrapposti il Comune di Parma e Iren.