“È meglio essere arroganti che essere vigliacchi”. Comincia così Matteo Renzi, sindaco di Firenze e candidato alle primarie del Partito Democratico, appena arrivato a FestaReggio. “è indubbio che un under 40 che vuole cambiare le logiche del partito è arrogante, ma ora penso, è meglio essere arrogante che vigliacco. Sarebbe più comodo starmene acquattato a fare il sindaco di Firenze, ma è giunta l’ora di mettere in campo le idee. Smettiamo di pensare al futuro come il luogo a cui inviare i nostri problemi”. È arrivato nel pomeriggio, Matteo Renzi l’ospite scomodo della Festa del Pd di Reggio Emilia, per parlare su quello stesso palco dove Bersani ha dato il via ad un’accesa campagna elettorale e dove Sallusti o Casini non sembravano nemmeno troppo fuori luogo. E le prime parole del sindaco sono in linea con il suo ruolo di “rottamatore” che solo pochi giorni fa diceva, se vinco io se ne vanno tutti a casa, anche se non ha voglia di fare nomi o di rivelare il ticket con una figura femminile che segni ancora di più il suo tanto proclamato cambiamento.

C’è la folla delle migliori occasioni per il candidato Renzi, ma l’applauso più lungo arriva quando si parla dello scontro politico con il Movimento Cinque Stelle: “Bersani ha sbagliato a dare del fascista a Grillo. Ricordiamo però che Beppe Grillo finiva gli spettacoli distruggendo i computer, è uno che ha cambiato idea su tutto. Le cose che dice si smontano in un quarto d’ora se il Pd va in parlamento e propone tre cose: il dimezzamento del numero dei parlamentari, l’eliminazione del vitalizio e la riduzione degli stipendi dei politici. Fate questo e Grillo va a casa: se diciamo noi queste cose diventa un fenomeno da baraccone”.

Comincia senza tanti giri di parole il sindaco fiorentino e ammiccando ad una platea mista che fino all’ultimo momento è stata in forse. E se la giornata è importante, con l’inizio ufficioso di una campagna elettorale proprio dal palco di Reggio Emilia, tra gli organizzatori reggiani si vocifera che tre sono i pullman di sostenitori che hanno accompagnato Renzi, due dalla Romagna e uno dalla Toscana. Ma pullman o meno è sicuramente Renzi l’appuntamento clou della festa. “È finito il tempo – continua Renzi – in cui persone che sono da venti o trent’anni in parlamento possano continuare a decidere anche per noi. Questo non significa avercela con Massimo D’Alema, ma rispettarlo. Ci dicono di rispettare la storia che ci ha portato fino qua? Ma il loro partito aveva un limite a due mandati, non a tre. L’idea del ricambio è naturale e fisiologica. Noi non vogliamo fare a meno di loro, li vogliamo ancora ma non in primo piano. Chi viene dal Pci ha cambiato nomi più volte, cambiato i simboli, ma le facce sono sempre le stesse”.

E il cambiamento secondo Renzi passerà per le alleanze: “Non dimentichiamo che sono gli stessi dirigenti del centrosinistra che hanno tramato contro Prodi e spianato la strada a Berlusconi. Se mi devo far dare lezioni da Vendola che nel ‘98 votò contro Romano Prodi, non mi sembra il modo corretto. Per le alleanze, dipenderà dalla legge elettorale: secondo me l’unica possibile è quella dei sindaci. Voi votate quello che volete, ma alle 3 sapete chi è il vostro sindaco. Il cambiamento passa per le cose concrete: quando Casini e Vendola diranno quello che progettano concretamente io valuterò cosa fare. Sono 30 anni che stanno in parlamento e ancora non ho capito che cosa vogliono”.

E ai tanti dubbi, Matteo Renzi risponde con una certezza: le primarie non solo si faranno, ma lo vedranno in prima linea per la candidatura. “Se noi facciamo le primarie, – continua il sindaco toscano, – stiamo restituendo ai cittadini il diritto di scelta. Io sono cresciuto in un contesto in cui a destra hanno sempre avuto paura di fare consultazioni individuano i leader per acclamazione, da noi è sempre stato naturale. Le primarie ci vedranno vincitori in tutti i casi, perché dal giorno dopo saremo pronti a lavorare con chi vince”.

Le parole più dure contro Matteo Renzi sono arrivate proprio da Reggio Emilia e dalla bocca di Pierferdinando Casini, che ha detto che l’idea di vedere Renzi premier di fianco alla Merkel non può che farlo sorridere. “Questo affetto di Casini per il Pd, – controbatte il sindaco, – è una cosa struggente e mi fa un certo effetto. Non c’è settimana che lui non parli del Pd, e invece io ricordo l’omonimo che ha sostenuto Berlusconi fino all’ultimo giorno. Ad ogni modo a Casini dobbiamo rispondere con credibilità: spetterà a me dimostrare che sono credibile”.

E per essere credibile, Renzi propone di parlare di cose concrete vicino agli elettori, dalla riduzione delle tasse e ai problemi dell’occupazione. Non solo per convincere l’elettorato Pd, ma per lanciare un messaggio a tutti quei delusi del Pdl che ora si trovano con promesse senza risultati: “Non siamo noi i delusi del Pdl, – conclude Renzi, – noi non lo abbiamo mai votato. Ma a quegli ex elettori di Berlusconi che messaggio stiamo mandando?”.