Luigi de Magistris, indeciso se allearsi col Pd e rompere definitivamente con Di Pietro o proseguire sino in fondo nella strada dell’opposizione al governo Monti, starebbe per rinunciare al progetto di formare una Lista Arancione per le elezioni politiche. L’ipotesi più probabile è che si limiterà a fondare un movimento, a scrivere un manifesto, a piazzare un paio di orange in qualche lista di partito, tra i quali sicuramente uno dei suoi assessori (in pole position Sergio D’Angelo, il titolare del Welfare). Impossibile conciliare le tante anime presenti nel movimento, spiffera una fonte vicina al sindaco di Napoli. Tradotto in parole povere: al momento de Magistris non può fare a meno né del Pd né di Idv. E quindi è meglio adottare un profilo più basso. “Non può fare a meno del Pd – spiega un politico napoletano – perché è grazie al Pd e all’asse con Bersani, rinsaldato con la nomina in giunta dell’emiliano Enrico Panini, che il governo Monti ha elargito l’anticipazione di cassa senza la quale l’amministrazione comunale di Napoli a settembre non sarebbe riuscita a pagare gli stipendi dei dipendenti. E non può fare a meno di Idv che a Napoli vanta 14 consiglieri comunali su 48 ed è indispensabile per la tenuta della maggioranza”.

In questi giorni de Magistris è stato a Drò per partecipare alla convention dei democrat vicini a Enrico Letta, che ha definito il sindaco di Napoli e quello di Milano “i due assi nella manica del centrosinistra”. Poi è intervenuto alla festa del Pd a Reggio Emilia. Tutto lasciava presagire la formazione di una Lista Arancione collegata alla candidatura a premier di Pier Luigi Bersani. Ma il disegno si è fermato. De Magistris, che nel libro-autobiografia Assalto al pm riserva parole affettuose per Di Pietro, non se la sente di ‘scassare’ con l’ex magistrato, che fu uno dei pochi a stargli vicino senza se e senza ma in un momento molto delicato, e in seguito gli ha offerto una candidatura all’Europarlamento in Idv. Fu il trampolino di lancio della carriera politica di de Magistris, finora costellata solo da successi (europarlamentare più votato in Italia, clamorosa vittoria a Napoli). Peraltro, le opinioni di de Magistris e dei sindaci arancioni sul governo Monti sono molto simili a quelle di Di Pietro. Come spiegare un’alleanza con il Pd che vuole prorogarne l’agenda in caso di vittoria? O addirittura affidargli un nuovo mandato?

La Lista Arancione sarebbe sicuramente nata con una legge elettorale a doppio turno. Ci stavano lavorando due assessori di Napoli, Alberto Lucarelli ed Enrico Panini. Ma, stretto tra diverse contraddizioni sul cosa fare e con chi, consapevole che senza i sindaci (incandidabili) l’appeal elettorale del movimento si riduce di parecchio, de Magistris sarebbe intenzionato a virare verso un piano più modesto: piazzare uno o due assessori nel Pd, purché Bersani non si appiattisca su Monti; o in Idv se i rapporti politici con Di Pietro torneranno all’idillio di un tempo.

Peraltro, ci sono alcuni problemi pratici. Del tipo: chi avrebbe messo in lista il sindaco di Napoli, mentre i primi cittadini delle altre regioni si stanno sfilando del progetto? De Magistris avrebbe provato a lusingare i dipietristi, in primis quelli napoletani, seguendo con interesse la fronda anti-Di Pietro. Ma l’ex pm di Mani Pulite però non sarebbe rimasto a guardare. Ed oltre a ricordare che senza Idv de Magistris verrebbe sfiduciato in un istante – rileggere in tal senso le parole del consigliere Elpidio Capasso, contrario al quartiere a luci rosse proposto dal sindaco – ha aperto un dialogo con l’ex assessore al Bilancio Riccardo Realfonzo. Di Pietro e Realfonzo si sarebbero sentiti, anche dopo il licenziamento del professore di Economia dalla giunta di Napoli. Un pour parler. Che fa sembrare meno fantascientifico il quadro dipinto nelle scorse settimane da Italia Oggi, secondo cui Realfonzo sarà il candidato sindaco di Idv a Napoli in caso di sfiducia a de Magistris ed elezioni comunali anticipate.