”Non ho mai detto che Romney sia un criminale. Ma se vuoi essere presidente devi essere un libro aperto, dire tutto su di te, comprese le tue finanze. E’ questo che il popolo americano si aspetta”. Barack Obama torna alla carica del suo avversario repubblicano, reiterando la richiesta di rendere pubbliche le sue dichiarazioni dei redditi.

Ma a 78 giorni dalle elezioni attacca la destra anche sulla polemica di questi giorni, quella sulle incredibili frasi di un deputato anti-abortista ultra-conservatore del Missouri, Todd Akin secondo cui nel caso di “stupri legittimi” difficilmente le donne rimangono incinte.

Il presidente si è presentato a sorpresa all’ora di pranzo, nella Sala stampa della Casa Bianca, al termine del briefing del suo portavoce Jay Carney. Da oltre due mesi ha evitato con cura le domande del press corp, il gruppo dei cronisti accreditati che lo seguono ogni giorno in lungo e in largo per l’America. In tutte queste settimane aveva fatto interviste solo a radio locali e a trasmissioni di intrattenimento. Una scelta che aveva scatenato polemiche furiose. Ieri la svolta. Così, per smorzare la tensione ha esordito con una battuta: “Jay mi ha detto che vi sono mancato molto”. Quindi l’attacco al conservatore sull’aborto: “Le parole di Akin sono offensive e scioccanti. Non hanno senso per gli americani, non ne hanno nemmeno per me”. Poi l’attacco a Romney: “Uno stupro è uno stupro e basta. L’idea che possiamo definire una violenza sessuale diversa da un’altra è lontana dalla mente mia e di tutti noi. Ho visto che lo staff del leader repubblicano ha preso le distanze”. Tuttavia, secondo Obama è tempo che “gli esponenti politici, in larga parte uomini, non prendano alcuna posizione sulla salute delle donne e pensino solo a migliorare la loro vita.”. Come dire, non è un caso che Akin sia un repubblicano. Obama sa che questo è un nervo scoperto per la destra. All’indomani della bufera, i vertici repubblicani hanno fatto di tutto per convincere Akin ad abbandonare la sua corsa per un seggio senatoriale. Ma invano, visto che questo stravagante politico del lontano west ha confermato che andrà sino in fondo. Una grana in più per Mitt Romney che sa come la sopravvivenza politica di Akin metta a rischio i voti di milioni di donne.

Ma Obama, dopo tanti mesi di silenzio, parla anche della crisi siriana. Al momento gli Usa non pensano a un intervento militare, tuttavia – avverte Obama – “l’uso di armi chimiche farebbe cambiare la strategia” americana. Ad ogni modo, insiste il presidente, Assad deve dimettersi: per lui “è sempre più improbabile una uscita di scena morbida”.