“È Casaleggio il vero padrone del Movimento 5 stelle”. Sembra voler togliersi qualche sassolino dalla scarpa Valentino Tavolazzi, il primo espulso dal Movimento 5 stelle. Dopo aver criticato l’assenza di democrazia interna, questa volta il consigliere di Ferrara punta il dito contro il guru della comunicazione e spin doctor di Beppe Grillo, Gianroberto Casaleggio. A lui Tavolazzi attribuisce la regia del Movimento e la responsabilità di ogni decisione interna: “Caccia chi vuole, detta nuove regole, scrive post politici, dà ordini ai sindaci”.

Nonostante Beppe Grillo ci metta il nome e la faccia, secondo Tavolazzi, è Gianroberto Casaleggio che, dietro le quinte, muove i fili, detta le regole, e indica le strade da percorrere. Insomma, non un semplice consulente della comunicazione, ma un vero e proprio leader politico, che gode della piena fiducia di Grillo. “Gli ha delegato tutto – scrive il ferrarese in una nota diffusa su Facebook -. È lui oggi il padrone del Movimento. Attualmente regna e la maggior parte degli eletti e dei cittadini cinque stelle tace, apparentemente sazia delle aspettative elettorali, ma soprattutto intimorita dalla strategia colpire pochi per educare gli altri”.

Consigliere comunale di Progetto per Ferrara, Tavolazzi è stato cacciato dal Movimento a marzo, con l’accusa di non aver rispettato il “non statuto” . Una mossa dietro la quale il ferrarese vede la mano di Casaleggio. Così come sarebbe stato sempre il guru del web a sbarrargli la strada per l’incarico di direttore generale al comune di Parma. Lo voleva il sindaco Federico Pizzarotti, prima che una telefonata da Milano facesse saltare tutti i piani. “Casaleggio – accusa – vede la democrazia diretta come un problema per il suo strapotere ed uno ostacolo per il fine ultimo, quello che noi non conosciamo”.

Il Movimento, spiega ancora Tavolazzi, è nato come esperimento politico, grazie alle idee e al carisma di Beppe Grillo. “È stata la sua portata innovativa ad avvicinare migliaia di persone alla politica – spiega -. Gli ingredienti sono la genialità di Beppe e la chiarezza del messaggio rivoluzionario. L’impegno e l’abnegazione di chi ci ha creduto, hanno fatto il resto. L’impianto del non statuto è elementare, attraente, e la democrazia diretta ne costituisce il nucleo”.

Ma ora, prosegue, l’eccessiva influenza di Casaleggio potrebbe rivelarsi un ostacolo, portando più danni che vantaggi. “Dal 2009 ad oggi (sono trascorsi quasi tre anni) passi in avanti nella direzione promessa ai cittadini, non ne sono stati fatti”. Il problema non è economico, ma risiede nelle ingerenze del braccio destro di Grillo. “Questo è il problema del Movimento e, per il potenziale di cambiamento di cui è portatore, anche per il Paese”.