Alla fine è arrivato, forse inatteso quanto quell’avviso di fine indagine che a marzo scosse la politica dell’Emilia Romagna. Il procuratore capo Roberto Alfonso e il pubblico ministero Antonella Scandellari vanno dritti per la loro strada e hanno chiesto nei giorni scorsi il rinvio a giudizio del governatore Vasco Errani con l’accusa di falso ideologico, per la vicenda del finanziamento, un milione di euro, erogato del 2006 dalla Regione alla cooperativa Terremerse presieduta da Giovanni Errani, fratello del presidente. Il milione sarebbe servito per la costruzione di una cantina a Imola. Soldi ottenuti indebitamente, secondo i magistrati, visto che al momento della scadenza del bando per quei fondi i lavori non erano ancora ultimati.

A Errani si contesta, insieme ai due funzionari regionali Filomena Terzini e Valtiero Mazzotti, di aver dichiarato il falso in una relazione spedita in procura nel 2009, a pochi giorni dall’articolo de Il Giornale della famiglia Berlusconi che accusava il governatore di aver favorito il fratello. È proprio quella difesa scritta, nella quale si dà atto della correttezza della procedura seguita dai suoi uffici, che ha messo nei guai Errani, mai coinvolto prima nell’indagine sul finanziamento. Errani si è fatto interrogare in gran segreto dai pm ai primi di giugno, ma nonostante ciò, non ha convinto i magistrati. Ora la parola passa al giudice per le udienze che presumibilmente arriverà il 7 novembre 2012. L’avvocato della difesa, Alessandro Gamberini, ha dichiarato al fattoquotidiano.it: “Le accuse si scioglieranno davanti al giudice. Lo ritengo un errore grave  che fa la Procura”. Per tutti gli indagati nella vicenda è stato richiesto il rinvio a giudizio.

La vicenda giudiziaria Terremerse si incentra su due diversi filoni. Il primo riguarda appunto la concessione del finanziamento di un milione di euro (che il 30 giugno scorso la Regione ha chiesto indietro) che secondo la Procura si basava su un presupposto falso, cioè la fine della costruzione della cantina entro il 31 maggio 2006. Per questo motivo erano stati indagati per truffa il progettista dello stabilimento di Imola, Gian Paolo Lucchi, il direttore dei lavori e responsabile della sicurezza Alessandro Zanotti e un altro funzionario regionale, Aurelio Selva Casadei, collaboratore del servizio aiuti alle imprese della Regione. A questi si aggiunge ovviamente Giovanni Errani, anch’egli indagato per truffa e falso.

Il secondo aspetto della vicenda, invece, riguarda il governatore, Vasco Errani, indagato per falso ideologico in concorso con Valtiero Mazzotti e Filomena Terzini, questi ultimi sotto inchiesta anche per favoreggiamento personale nei confronti di Giovanni Errani. Secondo l’accusa Vasco Errani e i due funzionari, dopo aver letto un articolo del quotidiano il Giornale sulla vicenda pubblicato nell’ottobre del 2009, in cui si metteva in dubbio la bontà di quella concessione di un milione di euro, avrebbero concordato il contenuto di un documento poi presentato in procura. 

Nella relazione, redatta secondo l’accusa “su istigazione di Errani”, Filomena Terzini scrisse che l’autorizzazione edilizia rilasciata dal Comune di Imola il 23 maggio 2006, otto giorni prima del termine per la fine dei lavori in vista del finanziamento, era in realtà una variante in corso d’opera e non un nuovo permesso a costruire come poi è venuto a galla. Un documento che, secondo il pubblico ministero Antonella Scandellari, titolare dell’indagine, avrebbe avuto lo scopo di ridimensionare la posizione di Giovanni Errani e di sviare le indagini dal focus dell’inchiesta già in corso, con dettagli non veritieri.  Documento che il governatore non avrebbe mai visto: “Mai viste quelle carte, non ne sapevo nulla”.

“Ci sono degli atti al Comune di Imola e questi atti vanno verificati”, spiega oggi l’avvocato di Errani, Gamberini. Che poi conclude: “È una vicenda sotto molti profili sconcertante”.

In tarda mattinata arriva un sintetico comunicato della Regione Emilia Romagna con le parole del presidente: “Mi presenterò davanti al giudice con piena fiducia, perché così si chiarirà che non ho commesso alcun reato. Sono certo di ciò che ho fatto e faccio da presidente di Regione e non ho mai favorito o sfavorito qualcuno”.