C’era una volta don Lorenzo Milani, quello dell’inclusione; quello che diceva che non c’è cosa più ingiusta che fare parti uguali tra diversi; quello per cui bocciare è come sparare nel mucchio o in un cespuglio: “Forse è un ragazzo, forse è una lepre”. Oggi c’è don Marco Scattolon, parroco di Rustega. I giovani parrocchiani della sua chiesa, in provincia di Padova, sono stati accolti nell’atrio della casa del Signore da un manifesto-proclama non facilmente ignorabile. Un volto di Cristo con sotto il monito perentorio: “Bocciato=Peccato. Provvedi! Avviso sacro”. Don Marco, autore del diktat, non pago della minacciosa esternazione, ha poi scritto una lettera aperta, dai toni altrettanto perentori: “Caro bocciato. Mi fai pena e rabbia. È umiliante anche per te dover segnalare ad altri la tua bocciatura. Spiace a tutti perdere un anno per pigrizia, leggerezza, indisciplina. Vizi, o limiti, che si radicano nella vita ben oltre il periodo scolastico. Ti invito a verificare perché ciò è accaduto”.

In Italia, come ci hanno confermato recenti dati Istat, la dispersione scolastica continua a essere una piaga sociale, il cui principale precedente è il ritardo (rimanere indietro, non avendo maturato conoscenze e competenze per proseguire il percorso nella classe successiva, essere bocciati, insomma). Si tratta di un fenomeno che determina costi sociali, culturali, economici molto onerosi per la comunità. E molto penalizzanti per i singoli individui. In tutta la letteratura di riferimento non esiste un unico autore che lo abbia trattato con la pena e la rabbia, con la minaccia, con il senso di colpa.

Ecco invece la soluzione “illuminata” offerta da questo Paulo Freire di Rustega, per far fronte a un complesso problema cui è necessario dare risposte rapide e convincenti. Il timore è che i nostri decisori politici possano approfittare dell’occasione – a corto, come sono, di idee e iniziative – per creare improbabili alleanze con preti zelanti in vena di improponibili stigmatizzazioni. Molti dei comandamenti, secondo don Marco, sono violati dai bocciati-peccatori. Concede, il castigatore degli “insufficienti”, rare attenuanti (“A volte si sbaglia indirizzo scolastico, ci possono essere problemi di apprendimento legati alla dislessia, mancanza di memoria o anche periodi di malattia” ): meno male, qualcuno si salva dal marchio del peccato. Pochi, però. Prosegue infatti don Marco: “Ma quando manca l’impegno costante, un bocciato quasi sempre è responsabile della sua situazione. Ha arrugginito la sua volontà e sciupato un anno della sua vita, ha umiliato i suoi genitori, il loro sudore per farlo studiare, ha sperperato i soldi per mandarlo a scuola, intaccato il prestigio dell’intera famiglia”. Violata la prescrizione di onorare il padre e la madre, dunque. Non solo. Nel cilindro di don Marco non manca nulla, nemmeno i riferimenti alla cultura classica. In una volontaria amplificazione dell’enfasi nella chiusa del suo illuminato messaggio, il parroco sottolinea infatti che i bocciati hanno “snobbato l’invito di Cristo a sviluppare i propri talenti, dando un brutto esempio ai più piccoli. È doveroso che si facciano un esame di coscienza, si diano una mossa, si pentano e vengano a confessarsi. L’etica cristiana e impegno scolastico vanno a braccetto e, come diceva Socrate c’è un solo bene, il Sapere; e c’è un solo male, l’Ignoranza”.

E conclude con l’induzione del senso di colpa: “Farsi bocciare per mancanza di impegno e indolenza è un insulto alle migliaia [soltanto? magari! ndr] di bambini e ragazzi dei Paesi del Terzo Mondo che vorrebbero studiare, ma non ne hanno la possibilità. L’impegno a scuola è sinonimo di impegno poi nella vita da adulti”. Si tratta di parole irrinunciabili e indimenticabili, che forniscono un eloquentissimo saggio del lavoro alacre e meritorio che – soprattutto nella provincia – la chiesa riesce talvolta a svolgere, spesso nel disinteresse nazionale, in un conciliante e distratto lasciar fare che dimostra quanto alcuni principi stiano davvero a cuore e a chi. Violando ambiti, pertinenze, competenze e ponendosi come interprete inappellabile dei comportamenti dei fedeli; di qualsiasi natura essi siano, ce n’è per tutti. Fornendo chiavi di lettura che allontanano dalla cittadinanza consapevole e immergono nelle spire del più vieto oscurantismo. La disponibilità a rubricare queste e altre sgradevoli e sgradite incursioni in ambiti impropri come una delle folkloristiche manifestazioni del costume italico costituirebbe una discutibile e pericolosa disattenzione.

È di pochi giorni fa la notizia che a Pontedera, cinque bambini provenienti dalla stessa classe sono stati bocciati in prima elementare. Peccatori precoci o vittime di un sistema scolastico non in grado di seguirli adeguatamente? Quale sarà il destino – scolastico, di cittadini, di credenti – degli studenti di Rustega che hanno ricevuto l’informazione che impegno a scuola ed etica cristiana vanno di pari passo? Infine, come ha suggerito L. sulla Rete, se bocciato fa rima con peccato, scrutinio finale fa rima con giudizio universale?

Il Fatto Quotidiano, 20 luglio 2012