Una medicina di Serie A e una di Serie B, con corsie separate secondo il reddito, dove le eccellenze si pagheranno. Care, carissime. Questo è lo scenario messo nero su bianco dalla dirigenza del policlinico Gemelli, l’ospedale del Vaticano forse più importante d’Italia, in un documento riservato che ilfattoquotidiano.it ha potuto consultare. E’ il piano strategico preparato in gran segreto in questi mesi di crisi – profonda e drammatica – della sanità cattolica, considerata dai patti lateranensi equiparata a quella pubblica. Un piano che mostra come sia in corso una sorta di rivoluzione copernicana nel sistema sanitario cattolico laziale, solo parzialmente dovuta ai conti in rosso.

Il documento intitolato “Linee guida del piano strategico e valutazione preliminare degli impatti economici“, datato 6 luglio 2012, indica con chiarezza la strada che l’attuale dirigenza del policlinico Gemelli sta intraprendendo. “E’ presumibile che per il 2011 il Gemelli generi una perdita economica di 100 milioni di euro”, è la premessa. Un buco di bilancio dovuto, secondo l’analisi del management, alla “riduzione del finanziamento in conto esercizio della Regione”. Tagli ai bilanci della sanità del Lazio che hanno colpito duramente anche le strutture cattoliche equiparate al servizio pubblico. Altri 100 milioni di euro in meno sono previsti per l’immediato futuro, con un rischio considerevole per le casse dell’ospedale.

La risposta è forse la più ovvia, ma è anche la cartina di tornasole che mostra con chiarezza la conseguenza dell’attuale politica sanitaria della giunta Polverini: occorre “accelerare la trasformazione del Policlinico”, si legge sul piano strategico del Gemelli. In che direzione? Dopo poche pagine il quadro appare chiaro: “La riduzione della spesa pubblica in ambito sanitario prevista per i prossimi anni accentuerà l’incremento della contribuzione di risorse private anche attraverso una maggiore intermediazione da parte di assicurazioni e casse assistenziali”. In altre parole, un addio alla sanità pubblica ed universale, a quel modello che è ancora oggi ritenuto uno dei migliori del mondo. Chi avrà la copertura di assicurazioni private – e care – potrà garantirsi l’eccellenza del policlinico universitario dell’università cattolica. Per gli altri ci sarà un’assistenza con budget ridotti.

L’avvio di un’attività ospedaliera privata è la scelta strategica pensata per compensare la riduzione del finanziamento della sanità pubblica. Scrivono i manager nominati dall’Istituto Toniolo di Milano, proprietario della struttura: sarà necessario “lo sviluppo di attività assistenziali in regime privato”, con la creazione di vere e proprie offerte assicurative, come il “pacchetto Gemelli”. Se vuoi l’eccellenza, in sostanza, devi mettere le mani al portafogli.

L’altra cura prevista per i conti in rosso del policlinico del Vaticano prevede un taglio deciso ai posti letto disponibili. Dalle 1644 unità del 2011, già quest’anno si passa a 1588, per arrivare nel 2012 a 1400 degenze medie. Un’operazione che è già stata avviata, e che prevede, parallelamente, la riduzione drastica del personale: 490 lavoratori, medici e non, dovranno lasciare nei prossimi anni il Gemelli, con un risparmio stimato di 30 milioni di euro. Altri 22 milioni di euro verranno ricavati – nella cura da cavallo proposta nel piano strategico – dalla riduzione del “costo unitario del personale”. Ovvero dal taglio degli stipendi reali. L’obiettivo finale – per il gioiello della sanità cattolica – è quello di rendere remunerativa l’attività assistenziale sanitaria, con circa 30 milioni annui di ricavi a partire dal 2016. La strada della privatizzazione della sanità è ormai aperta.