Berlusconi che ritorna in scena, la nuova legge elettorale che s’inchioda e viene rinviata ad ottobre, nonostante le continue pressioni del Capo dello Stato. E la sinistra che ancora appare smarrita e piena di dubbi sul futuro delle alleanze e persino sulle primarie da fare in casa propria. Tutto questo mentre Grillo appare ancora incombente nel quadro politico imminente e Di Pietro e Vendola che vogliono riscattare una foto di Vasto che, però appare sempre più smarrita.

Un quadro che non può che dare un’immagine di profonda instabilità politica, di un Paese in cerca di una svolta, ma con una classe politica del tutto incapace di imprimerla, se non in senso contrario al necessario. Un’agenzia di rating come Moody’s non poteva che cogliere questo quadro in senso penalizzante per l’Italia, anche se il ministro Passera si è subito affrettato a parlare di “giudizio ingiustificato”. A preoccupare i mercati e a convincere Moody’s a mostrare il pollice verso è soprattutto l’incertezza che si intravede all’orizzonte del dopo Monti, con un Berlusconi di nuovo in campo pronto anche a dare battaglia sul cambio della legge elettorale in senso solo a lui favorevole, ovvero con un ritorno al proporzionale, addirittura al vecchio Mattarellum per intendersi, in modo non solo da restare in campo, ma da diventare il possibile ago della bilancia di una grande coalizione con tutti dentro, che ha il sapore solo di una grande ammucchiata, priva di qualsiasi credibilita’ sul fronte del proseguimento dell’azione di risanamento e delle riforme. Di che stupirsi, dunque, se Moody’s possa pensare (con qualche ragione) anche ad un possibile effetto domino con Grecia e Spagna? Par di capire che per quanti sforzi stia facendo Monti, di dare all’estero (anche oggi in Idaho) un profilo della capacita’ italiana di rinasce robusto e solido, nulla potra’ contrastare davvero la fiammata speculativa che si annuncia, attraverso la continua lievitazione dello spread, per i prossimi giorni, se non settimane. Quando sarà in grado il governo di reggere l’onda di piena della speculazione lo si vedrà nei prossimi giorni, ma certo Monti se lo ha aspettava davvero se solo l’altro giorno ha parlato di un “percorso di guerra” imminente per l’Italia.

Politicamente, questo nuovo scossone delle borse non giova a nessuno. A parte, forse, all’ex ministro Giulio Tremonti, che solo un anno fa, proprio di questi tempi, stava combattendo la sua personale battaglia con la speculazione internazionale e che ora puo’ dire, non senza qualche ragione, che non era certo colpa sua se lo spread saliva a dismisura e senza controllo. Ecco, Tremonti ha capito – e non da oggi, invero – che la sua credibilità internazionale sui mercati può essere spesa in ragione di una crescita politica personale lontana dall’ombra di Berlusconi ma riferita allo zoccolo duro del suo elettorato. Giulio Tremonti, insomma, sta per varare il suo nuovo movimento politico la cui cifra di diversità sarà quella di proporre un programma in chiave squisitamente economica; insomma, riforme, liberalizzazioni, mercato, uscita dalla crisi, sconfitta della disillusione imperante tra gli italiani (e non solo tra loro). L’ex ministro dellEconomia sa che il dibattito politico del prossimo anno si avvitera’ intorno ad un clima distruttivo che renderà difficile qualsiasi proposta. Ecco perché la sua chiave di lettura di uscita dalla crisi potrebbe trovare più appeal del previsto in un centrodestra disincantato e nuovamente scioccato dalla ri-discesa in campo di Berlusconi.

Tutto, comunque, si giocherà nelle prossime settimane prima della pausa estiva. Che, però, non promette nulla di buono, né in politica, né sui mercati. Sarà un agosto caldo, bollente. E l’unico che potrebbe non scottarsi, ma anzi trarre vantaggio dalla febbre alta dei mercati sembra essere proprio Tremonti. Anche la spasmodica voglia di Berlusconi di continuare a voler restare sulla scena, in fondo, gioca a suo indubbio vantaggio.