La storia normale di una ragazza fantastica: Beatrice Vio, detta Bebe, giovane promessa della scherma paralimpica che il 29 agosto sarà la tedofora italiana alla cerimonia di apertura dei Giochi Paralimpici di Londra 2012 che si svolgeranno dal 29 agosto al 9 settembre. Beatrice è stata scelta – racconta con orgoglio a Ilfattoquotidiano.it – tra centinaia di altri ragazzi e ragazze nella categoria ‘futuri paralimpici’. Certo, in realtà le sarebbe piaciuto partecipare già quest’anno ai Giochi, ma a soli 15 anni è stata considerata troppo giovane, e allora il suo obiettivo sono le Olimpiadi di Rio 2016. Non prima di aver vinto la medaglia d’argento ai Mondiali appena terminati a Varsavia, dopo che quest’anno ha già portato a casa un altro argento contro atleti più grandi di lei.

Beatrice Vio in tenuta da scherma

E’ già una campionessa la piccola Bebe, prima atleta al mondo che tira di scherma con quattro protesi. Aveva 11 anni e si divertiva tra scuola, scout e scherma, le sue grandi passioni, quando una meningite l’ha costretta a un ricovero ospedaliero di 104 giorni. I medici le hanno salvato la vita, ma hanno dovuto amputarle braccia e gambe. Uscita dall’ospedale è subito tornata in pedana a tirare di scherma, questa volta su una carrozzella e con le protesi. Aiutata dallo sport, dalla sua splendida famiglia e dagli amici, Beatrice ha ripreso a coltivare tutti i suoi interessi, sempre con il sorriso. In questo periodo, per esempio, è molto impegnata a occuparsi dei bambini dell’asilo nido, la sua nuova grande passione, cui dedica quattro giorni la settimana.

Bebe è attivissima anche per sensibilizzare i ragazzi disabili e le loro famiglie attraverso la onlus art4sport, creata dai suoi genitori. Ci concede una chiacchierata tra i suoi mille impegni mentre è in macchina con papà Ruggero, che ormai da anni vive in simbiosi con lei. Non si può che cominciare dalla scherma. “Appena uscita dall’ospedale volevo tornare a fare la scherma in piedi, ma siccome non potevo mi sono data all’ippica, in tutti i sensi. E senza nemmeno avere le protesi ho cominciato ad andare a cavallo – racconta al telefono con voce squillante -. Poi quando sono andata al Centro protesi a Bologna, dopo un paio di mesi spesi per imparare a usarle, ho cominciato a fare diverse attività, tra cui c’era la scherma in carrozzina: e appena ho cominciato a tirare mi sono innamorata di nuovo”.

“E’ diversa da quella in piedi, se una persona che tira in piedi si mette in carrozzina fa più fatica – aggiunge con orgoglio – Anche per questo sono riuscita a battere un paio di volte Valentina Vezzali, che seguo sempre perché è il mio idolo e una grande amica. Lei lavora molto di gambe sulla pedana, e quando abbiamo tirato in carrozzina per me è stato più facile”. Oltre alla scherma adesso Bebe ha cominciato anche con l’atletica, dove è allenata dal tecnico della nazionale paralimpica Alessandro Kuris che si è detto stupito dai suoi risultati. “In realtà ho appena cominciato – spiega Bebe -, devo farmi ancora tanto fiato, ma è un’emozione fantastica correre e sentirsi il vento tra i capelli”.

Oltre allo sport, il giornalismo. Su youtube sono molti i video in cui Bebe, spigliata e a suo agio con il microfono in mano, intervista sportivi e non. “In realtà non vorrei fare proprio la giornalista, ma siccome me lo chiedono lo faccio, e mi diverto pure tantissimo. Anche se ogni tanto ho fatto le mie belle figure. Come quando ho chiesto a un’atleta della scherma che cosa si aspettava dalle Olimpiadi di Londra, perché ero convinta ci sarebbe andata, e invece ho scoperto in diretta che non si era qualificata… Comunque oltre che per rappresentare l’Italia facendo la tedofora, andrò a Londra anche per collaborare con giornali e televisioni. In effetti mi diverto molto a fare interviste”.

Beatrice Vio e Francesco Messori

Le Olimpiadi viste da una ragazza di 15 anni. “Non so cosa aspettarmi, perché non le ho mai viste nemmeno in televisione, ma non vedo l’ora di andarci perché tutti mi dicono siano bellissime. Soprattutto le Paralimpiadi, che mi raccontano essere un mondo al contrario, con tantissimi ragazzi in carrozzina e pochissimi in piedi, e dicono siano un’emozione fantastica, molto meglio delle Olimpiadi”. E come ci si sente a essere di esempio per molti giovani? “Un esempio non lo so, di sicuro vorrei cercare sensibilizzare più ragazzi possibili. Dalla mia esperienza i miei genitori hanno creato art4sport, un’associazione nata per dare protesi e carrozzina ai ragazzi amputati perché lo sport, spesso, è terapeutico”.

Per adesso siamo solo in otto, ma stiamo aumentando e vogliamo continuare a crescere – racconta Bebe, descrivendo con entusiasmo quello che fanno nell’associazione -. C’è chi fa scherma, chi canoa, chi snowboard e chi calcio, come il mio amico Francesco Messori già soprannominato ‘Messi’, che gioca con una gamba sola e una stampella per appoggiarsi. Insomma possiamo fare tutti gli sport possibili. E con noi c’è anche Dede, un ragazzo che ha appena perso una gamba con l’elica di un motore, voleva tornare a fare calcio ma poi ha provato con il basket in carrozzina e se ne è innamorato subito. Tutto questo per dimostrare che lo sport in carrozzina può essere anche più divertente dello sport in piedi”.