Nel mese di maggio del 2006 la Sardegna si è dotata – Giunta Soru – di un Piano Paesaggistico che fissa le norme di tutela dell’unica ricchezza dell’Isola, il Paesaggio. Contro il Piano si scatenarono una parte dei Sindaci dei 380 comuni sardi, le forze politiche di opposizione e la sinistra edilizia. Un furore che generò centinaia di rabbiosi ricorsi amministrativi dai quali il Piano uscì indenne. Ci fu perfino un referendum regionale indetto dagli sviluppisti che furono bastonati.

Insomma il Piano si rivelò una costruzione talmente solida che oggi resiste nonostante la stella polare della nuova Giunta sarda sia il mattone in ogni suo travestimento. Edilizia travestita da turismo, travestita da eco sostenibilità, travestita da falso bisogno. Piani urbanistici che prevedono crescite demografiche di fantasia, ma metri cubi reali. Ora vogliono un Piano paesaggistico che dica sì a tutto. E perderanno nelle aule dei tribunali.

In Sardegna appare ogni tanto, dal mare o dal cielo, qualche piccolo dio. Una volta nei panni di un principe ci dà specchietti in cambio della Costa Smeralda. Un’altra, nei panni del petroliere, ci dà fondi di bottiglia per mettere su raffinerie. Insomma, l’elenco delle apparizioni sacre è molto lungo. Regalavano fabbriche fallimentari e tossiche, sogni turistici e conti in rosso. Mai apparse Madonne.

Ora è la volta dell’emiro del Qatar il quale è il nuovo sire della Costa Smeralda e anche dei preziosi 2300 ettari inedificabili, grazie al Piano Paesaggistico, nel territorio di Arzachena, Principato della Costa Smeralda. Il Qatar, dice Amnesty, limita i diritti civili, specie delle donne e degli immigrati. Ma ha un Pil che sfavilla. E non è un Pil di cartapesta come il nostro. Petrolio e gas naturali. Così, per l’ennesima volta, la Sardegna, che non resiste a Pil luccicanti, né a prìncipi, emiri, sceicchi, petrolieri, è in vendita.

E il primo atto per venderla senza intoppi consiste nel cancellare le regole del Piano Paesaggistico. A questo lavora la alacre Giunta sarda. Così organizza incontri segreti al vertice con l’emiro. E lassù, in cima, discutono clandestinamente del destino dell’Isola. Intanto molti sardi – appesa la fierezza al chiodo – sognano di vendere la loro terra e, nel silenzio dei discendenti di Lussu, sostengono l’idea di vendere le porzioni migliori all’emiro che non è tipo da mezze porzioni. In cambio avremo il territorio divorato, qualche posto di cameriere. E qualche garçon pipì locale, quello che tiene l’orinale al nobile, si ingrasserà un poco.

Ci siamo ricordati, vedendo tanta sottomissione, la tragica storia del capitano Cook. Il capitano venne considerato dagli hawaiani l’incarnazione del dio della fertilità. Ma quando gli indigeni compresero che il capitano non era un dio, lo fecero a pezzi e un capo tribù restituì le mani e qualche osso alla marina inglese. Eravamo nel 1779. Queste cose non accadono più e nessuno le augura. Ci contenteremmo di sardi che difendono la loro patria e non dimenticano che un popolo senza terra si dissolve nel nulla.