Luca Bianchini, ragioniere romano ed ex coordinatore di un circolo Pd capitolono è stato condannato a 14 anni e sei mesi di reclusione anche in Cassazione. In primo grado, il 16 ottobre del 2010, gli vennero inflitti 17 anni dal tribunale di Roma, ma la Suprema corte ha convalidato la sentenza d’appello, di poco più mite, perché ha riconosciuto un eccesso di pena, dovuto al clamore mediatico che suscitò la vicenda.

L’uomo violentò tre donne nel 2009, appostandosi, fra la primavera e l’estate di quell’anno, nei garage condominiali delle donne così da sorprenderle e sopraffarle. A incastrare definitivamente lo stupratore fu l’esame del Dna. Tracce biologiche dell’uomo vennero ritrovate su tutte e tre le vittime: sulla studentessa di 20 anni aggredita a Tor Carbone il 2 luglio del 2009, sulla giornalista violentata alla Bufalotta il 4 giugno dello stesso anno e sulla donna stuprata il 5 aprile di tre anni fa in zona Ardeatina. Furono molto utili alle indagini anche un filmato in possesso della polizia e la testimonianza di una delle vittime che ricordò alcuni particolari riguardo la macchina del Bianchini.

“La condanna definitiva di Bianchini è una notizia che la città di Roma aspettava. Nessun romano potrà dimenticare la brutalità e l’efferatezza che caratterizzarono l’azione seriale di questo personaggio, che si nascondeva dietro l’ipocrisia di un impegno politico”. Questo il commento del sindaco di Roma Gianni Alemanno