Un ordigno rudimentale è stato fatto esplodere nella notte tra martedì e mercoledì davanti all’abitazione del magistrato della Procura di Mantova Giulio Tamburini. La forte esplosione è stata sentita in tutto il quartiere alla periferia di Mantova dove il sostituto procuratore 54enne abita con la famiglia. La deflagrazione della bomba posta sul cancello d’ingresso della casa ha causato la rottura dei vetri delle finestre al piano terra e di un infisso al primo piano. Nessun danno, fortunatamente, alle persone anche se l’ordigno avrebbe potuto anche uccidere considerata la potenza.

Un particolare ancor più preoccupante se si considera che uno dei due figli del magistrato poco prima dell’esplosione aveva fatto rientro a casa. Secondo le indicazioni fornite dal procuratore generale di Mantova Antonino Condorelli, si tratta di una bomba fatta di polvere pirica e senza timer. Per accenderla, probabilmente, l’attentatore (o gli attentatori, ancora non si sa) ha utilizzato un innesco manuale, una miccia e per accenderla deve essersi avvicinato alla casa del sostituto procuratore. Sul posto sono arrivati anche i carabinieri del Ris di Parma.

In mattinata è stato convocato un vertice in Prefettura al quale hanno partecipato il vice prefetto Angelo Araldi, il procuratore generale di Brescia Guido Papalia insieme al collega di Mantova Condorelli, il questore Antonino D’Aleo, il comandante provinciale dei carabinieri Roberto Campana e il comandante provinciale della Guardia di Finanza Dario Guarino. Poche le notizie emerse dal summit, ma di certo per il magistrato e la sua famiglia da oggi sono previste una scorta e altre misure di sicurezza mantenute segrete.

“L’ideazione dell’attentato e la scelta del bersaglio hanno modalità eccezionali”, ha commentato Papalia. “Viene da pensare a qualcuno che non solo abbia voluto aggredire, ma anche lanciare un messaggio alla Procura. Tanto più in un territorio come quello mantovano, dove ultimamente si sono registrati numerosi episodi di incendi e danneggiamenti ai danni di imprese dell’edilizia. Una modalità di gruppi mafiosi per intimidire la concorrenza, che ha dato motivo alla magistratura di alzare al soglia di attenzione”. 

Nessuna rivendicazione del gesto fino ad ora è arrivata e gli inquirenti stanno prendendo in considerazione tutte le piste. Ovviamente, per cercare di capire chi potrebbe avere avuto interesse a compiere un atto di tale gravità, si è partiti dalle indagini che Tamburini ha seguito e sta seguendo. Tante e di diversa natura: si va dall’inquinamento ambientale alla criminalità organizzata italiana e straniera (soprattutto quella indiana), passando per singoli procedimenti riguardanti minacce e aggressioni nei confronti di cittadini. Tamburini, inoltre, lavora come distaccato anche per la Dda di Brescia.

Probabilmente già domani il magistrato verrà sentito dai suoi colleghi per capire in quale direzione indagare. La notizia ha destato parecchia preoccupazione in città poiché a Mantova un attentato del genere non ha precedenti.