Ancora violenza in Mali. Non si placa la furia distruttrice del gruppo integralista islamico estremista Ansar Dine che oggi ha ripreso a demolire altri mausolei di santi musulmani nella mitica città di Timbuctu. Un testimone ha riferito che una dozzina di membri della banda, muniti di scalpelli e picconi, si sono ritrovati al cimitero di Djingareyber, a sud di Timbuctu, dove si trovano almeno tre mausolei. I seguaci di Ansar Dine – proseguela testimonianza – si sono diretti verso il mausoleo di Cheikh el-kebir al grido di “Dio è grande” con l’intento di buttarli giù. Ieri fondamentalisti dello stesso gruppo avevano raso al suolo tre mausolei: quello di Sidi Mahmoud, nel nord della città, già profanato e parzialmente bruciato nel maggio scorso, perché il suo culto è considerato dagli estremisti “contrario alla sharia” e quelli di Sidi Moctar e Alpha Moya.

L’aggressione iconoclasta degli islamisti maliani ai luoghi di culto sta proseguendo con zappe e scalpelli. Un giornalista locale ha riferito di aver visto decine di filo-qaedisti sciamare nel cimitero di Djingareyber, nel sud dell’antica città carovaniera, dal 1998 patrimonio mondiale dell’umanità. “Sono vicino al mausoleo di Cheick el-Kebir: lo stanno distruggendo”, ha raccontato l’uomo che ha voluto rimanere anonimo. Gli islamisti prendono di mira i santuari considerati l’eredità di un mondo idolatra. Eravamo in molti a guardare la distruzione del mausoleo. Ma non possiamo fare nulla contro questi pazzi”. 

Il cimitero si trova a sud di Timbuctu, nel sobborgo dell’omonima moschea di Djingareybe, fatta costruire nel 1327 dal sultano del Mali Kankan Moussa, di ritorno da un pellegrinaggio alla Mecca. I miliziani qaedisti che da marzo, dopo il colpo di Stato a Bamako, occupano il nord del Mali, vogliono un’applicazione rigorosa della ‘sharia’ e considerano ‘haram’ (proibito) ogni forma di adorazione politeista, che metta cioè accanto a Dio altri ‘santi’, sia pure uomini pii e devoti; e dunque i santuari sono considerati idolatri. “Dio è unico. Tutto questo è  ‘haram’. Che cos’è l’Unesco?”, ha detto ieri un portavoce di Ansar Dine, uno dei gruppi legati ad al-Qaeda che hanno occupato il nord del Mali, approfittando del caos a Bamako. A marzo un colpo di Stato nella capitale maliana ha spianato la strada ai ribelli tuareg separatisti (tra l’altro discendenti di coloro che nel V sec. fondarono Timbuctu) che hanno così acquisito il controllo di un’area più grande della Francia. Poche settimane più tardi, però, ad aprile Ansar Dine, un gruppo qaedista che combatteva al loro fianco, ha preso il sopravvento e scalzato i tuareg da tutte le posizioni di potere.

Adesso il timore della comunità internazionale è che gli islamisti di Ansar Dine trasformino questa sterminata zona desertica in una roccaforte per le attività terroristiche quaediste.  Sabato, all’indomani della decisione dell’Unesco di dichiarare la città come un sito in pericolo di estinzione a causa della perdurante violenza, alcuni gruppi di miliziani hanno distrutto almeno tre mausolei. Il ministro della Cultura e del turismo del Mali, Diallo Fadima Toure, ha chiesto all’Onu di fare qualcosa per preservare il patrimonio artistico-culturale del suo Paese: “Il Mali esorta le Nazioni Unite affinché prendano misure concrete per fermare questi crimini contro il patrimonio culturale del mio popolo”, ha detto Toure nel corso della riunione annuale dell’Unesco, a San Pietroburgo. Oltre a tre moschee storiche, Timbuctu è sede di 16 cimiteri e mausolei, secondo il sito dell’Unesco.