“Dico con certezza che il Corriere della Sera ha pubblicato una notizia falsa“. Il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni non ha alcuna intenzione di dimettersi né ora né se in futuro fosse confermata l’inchiesta a suo carico sulle indagini sulla Fondazione Maugeri. Ma va anche oltre: chiede al Corriere della Sera un’immediata smentita. Perché, secondo lui, quando c’è un’inchiesta il primo a saperlo dovrebbe essere l’indagato: “Conoscete il codice, se c’è in corso un’indagine, la prima persona informata dev’essere l’indagato ma conoscendo la correttezza della Procura di Milano escludo che abbia avviato un’indagine su di me senza informarmi”. Per questo “dico con certezza che il Corriere ha pubblicato una notizia falsa”. 

Più tardi, ai microfoni di TgCom24 va oltre: “Ho sempre detto che queste accuseche vengono sollevate su di me sempre e solo sui giornali sono false e che se qualcuno dimostrasse che ho portato vantaggi a Daccò (il faccendiere in carcere dal novembre scorso, ndr) mi dimetterei”. Le accuse, continua, andrebbero dimostrate “in maniera inoppugnabile” e “non basta scriverlo sui giornali”. In definitiva: “né io ho ricevuto alcunvantaggio da Daccò nè Daccò ha ricevuto alcun vantaggio da me. Questo era vero 4 mesi fa, è vero oggi e sarà vero per sempre”.

Il confronto a distanza con la stampa si ripete anche oggi. Formigoni non si difende, ma attacca. Ribadendo una volta di più di aver presentato un esposto alla Procura per alcuni articoli della Repubblica e del Fatto Quotidiano che non sono ispirati, secondo il presidente della Regione Lombardia, da principi di verità e continenza verbale. “Io difendo sempre la libertà di stampa, ma esiste un limite invalicabile e cioè quello della verità – ha dichiarato in conferenza stampa – C’è il diritto-dovere di cronaca, ma non di distorcere la verità né di attentare alla persona e alle istituzioni”. Formigoni ha anche elencato la lista di articoli (con relativi nomi dei giornalisti) che, secondo lui, dovrebbero essere oggetto di indagine, definendo Repubblica e Il Fatto Quotidiano rispettivamente “La Pravda” e “l’Izvestia“. Per giunta, ha proseguito Formigoni, la lettura di quegli articoli “permette di stabilire che i giornalisti erano a conoscenza del contenuto dell’interrogatorio del 19 maggio a Pierangelo Daccò”, interrogatorio non pubblicabile perché secretato, dice il presidente della Regione.

Nel merito dell’inchiesta, invece, Formigoni ribatte così: “Provo serenità e tranqullità d’animo, non solo oggi ma sempre. Non mi dimetto perché le cose che mi sono contestate sono insussistenti”. “Non mi dimetterò perché nulla sussiste contro di me – ha aggiunto Formigoni – e se fosse avviata un’indagine non mi dimetterei lo stesso perché avrei raggiunto lo status di altri miei colleghi indagati che, correttamente, non si dimettono”. Anzi, di più: “Non mi dimetterei anche se l’indagine si rivelasse vera, nel futuro, e sono pronto a difendermi perchè queste accuse sono false”. 

”Se (le notizie sull’inchiesta, ndr) fossero vere, raggiungerei la condizione di alcuni presidenti di Regioni, del mio e di altri schieramenti, che sono oggetto di indagini – ha aggiunto Formigoni – Nessuno di questi miei colleghi si è dimesso per essere stato raggiunto da un’informazione di garanzia. Correttamente, aggiungo”. “La mia giunta – ha concluso Formigoni – non è stata raggiunta da nulla, la mia idea è sempre quella. Non mi dimetto perchè le cose che mi sono contestate sono insussistenti. Non mi dimettevo, non mi dimetto e non mi dimetterò perchè nulla è stato avviato contro di me”.

Roberto Formigoni ha ribadito di “non aver mai fatto favori” a Daccò e sostenuto di aver detto “sempre, dall’inizio, la verità” sulle vacanze trascorse col mediatore. “Sono stato ospite su una barca che ritenevo fosse di Simone – ha continuato – Ho fatto due vacanze ai Caraibi pagandole di tasca mia”, ha aggiunto. Quanto a Daccò, non ha avuto “nessun favore dal rapporto con me”, ha insistito il governatore, ribadendo quello che sostiene da mesi, cioè che “non un solo euro di denaro pubblico è stato disperso”.

Di Pietro: “Dimissioni”. Secondo il presidente dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro è “la naturale conseguenza di un’indagine”, ma l’Idv chiede da mesi “le dimissioni o la sfiducia del Governo regionale, perchè “una cosa è la responsabilità penale, altra cosa è la grave responsabilità politica”. L’iscrizione nel registro degli indagati, quindi, “è la naturale conseguenza di un’indagine che ora deve accertare se vi sia stata relazione tra benefici, economici e non solo, che ha ricevuto il presidente della Regione e favori che ha concesso. E’ anche nel suo interesse potersi difendere in questo modo nelle sedi giudiziarie proprie”. “Da noi dell’Idv – ha aggiunto Di Pietro – la richiesta di dimissioni o la sfiducia del governo Formigoni a livello regionale è già stata avanzata da mesi e a prescindere dal risultato delle indagini penali, perchè una cosa è la responsabilità penale, che ha un suo percorso e un suo bagaglio probatorio, altra cosa è la grave responsabilità politica evidente, documentale e provata di Formigoni che ha svenduto la trasparenza nella gestione sanitaria in Lombardia e si è attorniato di persone che hanno usato le istituzioni e i rapporti personali con lui per farsi gli affari propri”. In realtà Formigoni l’haripetuto più volte: “Non mi dimetterei neanche in caso di avviso di garanzia. Ci sono presidenti di Regioni e sindaci che hanno più di un avviso di garanzia e giustamente non si dimettono, perché è un atto a tutela dell’indagato per vedere se ha commesso o no un reato”.

Anche il Pd chiede che il governatore lasci: “Chiediamo che Formigoni distinguail suo ruolo personale da quello istituzionale – dichiara il capogruppo in consiglio regionale Luca Gaffuri – Che si possa difendere dalle accuse, ma faccia anche un passo indietro da presidente della Regione Lombardia”. “Chiediamo anche alla Lega – aggiunge Gaffuri – di prendere una posizione chiara di fronte ai nuovi eventi e di prendere le sue responsabilità, del resto esprime l’assessore alla Sanità…”. Gaffuri spiega che la richiesta di dimissioni a Formigoni è la naturale conseguenza del dibattito politico recente sull’onda delle inchieste giudiziarie. “Per mesi – dice – Formigoni ha sostenuto che nessun dirigente o assessore era stato toccato da provvedimenti giudiziari. Nel giro di una settimana non solo è stato indagato il principale dirigente della sanità (Lucchina, ndr) ma un avviso di garanzia è arrivato anche al presidente della Regione”. Fra le prime reazioni politiche all’indagine aperta su Formigoni c’è stata anche quella del capogruppo dell’Idv al Pirellone, Stefano Zamponiprotagonista di un duello in consiglio con il governatore, che gli diede del “bugiardo” e del “pirla”. Zamponi ha diffuso una nota in cui a sua volta chiede il passo indietro di Formigoni perché “è già stato salvato settimana scorsa dalla Lega, ma ormai non può che prendere atto che la sua parabola politica è giunta al termine”. E ironizza: “Pirla bene chi pirla ultimo…”. 

Alla richiesta di farsi da parte si aggiungono da una parte il coordinatore regionale di Fli Giuseppe Valditara e dall’altra i consiglieri di Sinistra e Libertà Giulio Cavalli e Chiara Cremonesi: “Le dimissioni di Formigoni sono ormai un atto dovuto ai lombardi. La Lombardia ha visto 17 scandali in 17 anni sotto la sua guida e ora vede indagati contemporaneamente il suo presidente, un quinto del Consiglio regionale e importantissime cariche dirigenziali: è ora che i lombardi possano decidere di cambiare”.

Serenità invece dal Pdl: “Siamo certamente sereni perchè Roberto Formigoni saprà dimostrare la sua totale estraneità ai fatti – dice Mario Mantovani, coordinatore del partito in Lombardia – Pur rinnovando fiducia nella magistratura, auspichiamo che gli accertamenti in corso procedano in tempi celeri a salvaguardia delle Istituzioni ma soprattutto delle persone coinvolte”. La Lega riflette: “Lunedì si riunirà il Consiglio federale della Lega Nord, che valuterà la vicenda – spiega Andrea Gibelli, vicepresidente della Lombardia – basandosi esclusivamente sui fatti reali e non sulle supposizioni giornalistiche”.