E se il salvataggio della Spagna approvato nel weekend finisse paradossalmente per danneggiare l’Italia? Il sospetto – e anche qualcosa di più – emerge oggi alla luce della giornata di borsa. L’attesa prova dei mercati che fa seguito al via libera al piano di sostegno alle banche spagnole si traduce per l’Europa in un lunedì interlocutorio. Poco sopra la parità Francoforte, ribassi contenuti per Parigi e Madrid che perdono rispettivamente lo 0,29% e lo 0,54. La vera anomalia viene invece da Milano, dove l’indice Ftse Mib segna un notevole -2,79%. A pagare dazio, manco a dirlo, sono soprattutto le banche: -5,92 per Banco Popolare e Intesa Sanpaolo, -5,64 per Mediobanca, -5,25 per Mps, -8,81% per Unicredit.

Un esito forse inatteso, di certo apparentemente paradossale. Lo sblocco dei fondi diretti a Madrid si pone infatti un duplice obiettivo: primo, garantire un futuro ad un sistema bancario, quello iberico, che non è più in grado di sopravvivere con le sue sole forze (ovvero con i soli aiuti di Stato); secondo, prevenire un contagio dalla Spagna all’Italia, vale a dire dalla quarta alla quinta tessera di quel domino europeo che vede nelle prime posizioni la già collassata Grecia, il traballante Portogallo, e la convalescente Irlanda. Eppure, nonostante tutto, il leitmotiv degli analisti sembra oggi sostanzialmente univoco: l’attenzione degli speculatori rischia di rivolgersi sempre di più all’Italia. 

“Il problema è che dovunque vada la Spagna c’è sempre la percezione che l’Italia possa seguirla” ha spiegato oggi a Bloomberg il managing director della Spiro Sovereign Strategy Nicholas Spiro. In altre parole è come se il mercato avesse letto il salvataggio spagnolo come un sintomo di malessere della credibilità italiana. L’effetto contagio è più vivo che mai e se le Spagna ha dovuto fare ricorso all’aiuto esterno non c’è ragione di dubitare che l’Italia si ritroverà presto nelle stesse condizioni. Il paradosso è tutto qui: il piano di sostegno a Madrid dovrebbe costituire un firewall per l’Italia. Al contrario, invece, finisce per catalizzare il contagio proveniente dalla Spagna. L’ennesima dimostrazione, in sintesi, di come i destini dei componenti dell’Eurozona siano legati profondamente tra loro.

Ad intuire il rischio con un certo anticipo era stato probabilmente lo stesso Mario Monti che lo scorso mese di marzo a Cernobbio aveva rimproverato Madrid di “non aver prestato alle finanze pubbliche la stessa attenzione dedicata alle riforme del mercato del lavoro”. Il riferimento correva inevitabilmente dalla deroga assunta dal governo Rajoy rispetto agli obiettivi di riduzione del deficit, non più il 3%, come concordato in sede Ue, ma un meno ambizioso 5,3%. Il malessere di Monti, peraltro, si manifestava in tempi davvero non sospetti: pochi giorni prima la borsa di Milano era tornata sopra quota 17 mila punti, record 2012, lo spread Italia-Germania si collocava a 278 punti base mentre il divario tra i decennali spagnoli e tedeschi stava a 314. Oggi, i titoli spagnoli a dieci anni rendono 518 punti più degli omologhi tedeschi e 470 quelli italiani. Piazza Affari capitalizza appena sopra quota 13 mila. Non possiamo affermare che il premier italiano avesse già previsto l’esatta dimensione del peggioramento che avrebbe caratterizzato i mesi successivi, ma è probabile che la stretta connessione tra i destini dei due Paesi gli fosse chiara fin da quel momento. Il termine chiave è “decoupling”, “sganciamento”, il fenomeno per il quale un mercato smette di reagire in modo lineare rispetto ai fenomeni che ne caratterizzano uno contiguo. Nella seconda metà del 2011, la Spagna aveva dato l’impressione di essersi effettivamente sganciata dall’effetto contagio della crisi delle periferie europee offrendo performance migliori rispetto all’Italia, poi l’inversione di tendenza, infine l’allineamento. In futuro, chissà.

In un modo o nell’altro, insomma, ci ritroviamo nuovamente in balia dei mercati. Non importa che il sistema bancario italiano sia molto più solido di quello spagnolo, non ha alcuna rilevanza il fatto che il tasso di disoccupazione della Penisola sia meno della metà di quello registrato in Spagna. L’attenzione degli speculatori potrebbe ora orientarsi sull’Italia con tutte le conseguenze del caso. La verità, spiegava un trader nei giorni scorsi, è che “c’è una persistente scommessa dei fondi speculativi sull’incapacità dei leader europei di risolvere la situazione”. In altre parole, in assenza di una svolta davvero risolutiva da parte dell’Europa e della Bce, i grandi fondi che movimentano il mercato cercheranno sempre nuove opportunità per le loro puntate al ribasso. E il rischio, a questo punto, è che di fronte ad un certo esito delle prossime elezioni greche, l’Italia possa trovarsi in prima fila nel pagare le conseguenze dirette di una nuova ondata di instabilità. E’ solo un sospetto, certo. Ma ai mercati, spesso, una semplice ipotesi è già più che sufficiente.