Un nuovo colpo di scena nella convulsa strategia di Sergio Marchionne sugli stabilimenti italiani della Fiat. L’amministratore delegato del gruppo italo-americano ha dichiarato la disponibilità a fabbricare in Italia auto della giapponese Mazda destinate al mercato europeo. “La nostra rete di produzione è a disposizione di qualsiasi costruttore – ha detto Marchionne ieri a Venezia – Ho dato la disponibilità a Mazda. Siamo pronti a fare qualsiasi cosa serva a utilizzare i nostri stabilimenti”.

Il discorso è ancora in fase negoziale. Pochi giorni fa Fiat e Mazda hanno annunciato l’accordo per produrre due modelli in collaborazione (per la Fiat con il marchio Alfa Romeo) nello stabilimento di Hiroshima della casa giapponese, che ha come primo azionista l’americana Ford.

Marchionne, attualmente presidente dell’associazione europea dei costruttori di auto, sta da tempo prememdno sui colleghi-concorrenti, segnatamente i tedeschi, per un accordo continentale sull’eliminazione della sovraccapacità produttiva. Detta da uno che ha tutti gli stabilimenti italiani fermi o al minimo dei giri, la cosa non fa molta impressione. Due giorni fa, parlando a Bruxelles, Marchionne ha ammesso che “i tedeschi dicono che non hanno stabilimenti da chiudere”.

Alcuni osservatori ritengono che l’apertura degli stabilimenti italiani alla produzione di auto giapponesi possa servire come elemento di pressione sui tedeschi perché accettino di discutere un piano di chiusure distribuito e coordinato, sulla traccia di quello che l’industria siderurgica europea fece negli anni ‘80. Rispetto ad allora, manca a completare un quadro confortevole, la disponibilità degli Stati a finanziare una massiccia dose di prepensionamenti. La discussione è comunque aperta.

PER MARCHIONNE comunque l’offerta ai giapponesi è un parziale rimedio alla difficoltà di far lavorare gli stabilimenti italiani. Le vendite Fiat continuano ad andare malissimo, e il gruppo torinese, per una ragione o per l’altra continua a rinviare il lancio di nuovi prodotti di cui si parla da tempo, come il restyling della Giulietta, il nuovo furgone Ducato, la Bravo e la Nuova Punto.

C’è infine il dramma di Termini Imerese. Essendo in discussione la produzione per conto terzi e non l’affitto di stabilimenti, la soluzione Mazda non può riguardare la fabbrica siciliana, che è stata chiusa nel novembre scorso e che proprio in questi giorni ha visto sfumare il progetto di riapertura sotto le insegne della Dr Motor. Il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera ha detto che si sta cercando una nuova soluzione. E l’unica strada a questo punto è quella di dare lo stabilimento di Termini Imerese a un concorrente della Fiat, spalancandogli le porte del mercato italiano. Ciò che il premier Mario Monti aveva annunciato a Marchionne nel faccia a faccia dello scorso 16 marzo a palazzo Chigi.

da Il Fatto Quotidiano del 9 giugno 2012