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Torri Gemelle, il Mattino di Napoli: “La camorra sapeva degli attentati”

Il quotidiano partenopeo rivela che il pentito Biagio di Lanno, legato al clan Polverino, ha raccontato alla Dda di Napoli che alcuni esponenti della camorra napoletana erano a conoscenza dell'attentato dell'11 settembre 2001 e dell'esistenza di un piano stragista a Madrid

Torri Gemelle, il Mattino di Napoli: “La camorra sapeva degli attentati”

Il pentito si chiama Biagio Di Lanno ed ha fatto parte del clan Polverino, una cosca potente a Marano e Quarto. Ha rivelato alla Dda di Napoli che alcuni esponenti della camorra napoletana erano a conoscenza dell’attentato alle Torri Gemelle di New York (11 settembre 2001) e dell’esistenza di un piano stragista a Madrid, culminato nelle bombe fatte esplodere nella stazione ferroviaria (11 marzo 2004). Lo scrive stamane il quotidiano napoletano Il Mattino in un articolo a firma Leandro Del Gaudio.

E’ uno dei risvolti dell’inchiesta sul traffico di droga in Spagna del clan guidato da Giuseppe Polverino, arrestato il 7 marzo a Jerez della Frontera. Clan che in Spagna avrebbe operato intrecciando strette relazioni con alcuni esponenti del terrorismo islamico. Secondo la ricostruzione de Il Mattino, il collaboratore di giustizia avrebbe riconosciuto in foto il maghrebino Rachid Echemiali Rahmani, 34 anni, arrestato a Malaga, legato ad alcuni esponenti di Al Qaeda coinvolti nell’attentato di Madrid del 2004. “E’ un grossista di hashish, era uno di noi. Venne a pranzo a casa di Sabadino Cerullo, al quale partecipai io e Angelo D’Alterio e un altro marocchino che accompagnava Rachid”. Il pranzo sarebbe avvenuto nei mesi precedenti agli aerei-bomba di New York e Di Lanno non ha dubbi sull’identità del secondo marocchino: è uno dei kamikaze della strage del 2001, viene additato a tavola come uno “di quelli che si va ad uccidere”.

Rachid poi avrebbe ricevuto una telefonata, in spagnolo, al termine della quale avrebbe detto a D’Alterio che sarebbe successo qualcosa, (intendendo un attentato), utilizzando degli aerei. E che poi sarebbe successo qualcosa sui treni metropolitani in Spagna. “Ricordo che Sabadino Cerullo proprio all’indomani di quei terribili attentati si vantava di aver ospitato presso la sua abitazione una persona che aveva avuto a che fare con coloro che avevano commesso l’attentato” dice il pentito, la cui memoria però – scrive Il Mattino – non appare del tutto lineare, alla luce della circostanza che tra gli eventi di New York e Madrid trascorrono quasi tre anni. Di Lanno infine spiega che un possibile “fratello” di Rachid era deciso a immolarsi per Al Qaeda: “D’Alterio, che aveva un rapporto molto stretto con Rachid, spesso nelle sue conversazioni con Cerullo, commentava all’indomani del pranzo e della telefonata fatta in spagnolo da Rachid, in questo modo: “Hai capito, il fratello di questo (ovvero di Rachid), si va a uccidere…”.

L’inchiesta è coordinata dai pm Antonello Ardituro e Marco Del Gaudio e condotta dai carabinieri del comando provinciale di Napoli. Nel fascicolo si dettaglia l’esistenza di un traffico di ‘erba’ smistato dalla camorra nelle casse di Al Qaeda. Nello scorso febbraio i carabinieri hanno arrestato 23 persone tra il napoletano e la Spagna. Rachid, secondo gli inquirenti, si occupava del trasferimento della droga dal Marocco alla Spagna. In Italia la droga arrivava via terra, a bordo di automobili che meccanici compiacenti modificavano a Marano ricavando “doppi fondi” nella carrozzeria per nasconderci la sostanza.


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