I guai del Vaticano? “I have an app for that”: un’app per mettere nero su bianco “privilegi e costi” della Chiesa in Italia e nel mondo. Concepita da due fratelli, Simone e Daniele Jacoella, ha due versioni: quella per Android, che si chiama VaticanLeaks, e quella per Apple, Vatican eState. Nomi ma anche identità diverse.

Simone Jacoella è lo stesso ragazzo che lo scorso anno ha dato vita a CameraLeaks, app sui “costi della casta” politica italiana. La filosofia è la stessa: denunciare privilegi e costi, questa volta del Vaticano, grazie all’open data. Quella che oggi si chiama Vatican eState, scaricabile dai possessori di melafonino, è, raccontano i due sviluppatori, una versione “ridotta”, addirittura “censurata”, dell’idea originaria che invece è “sopravvissuta” nella sua totalità nel Google Play Store di Android. Qui, infatti, non è previsto un meccanismo di review di caratteristiche o contenuti delle app messe in download. Ecco perché gli utenti Android possono scaricare VaticanLeaks nella sua versione originaria: un archivio che spazia dal censimento “in progress” del patrimonio immobiliare della Chiesa fino alla mappa del mondo che geolocalizza i luoghi degli abusi sessuali e dei casi di pedofilia sentenziati che hanno coinvolto la Chiesa, passando per una sezione dedicata alla banca Vaticana, lo Ior, e un’altra chiamata “Offertorio di Stato”, tra 8 per mille e esenzioni fiscali.

Apple non funziona così. L’App Review Board, infatti, si occupa di gestire le richieste di app di parti terze. Applicazioni che, per arrivare sull’App Store, devono rispettare linee guida pubbliche su caratteristiche tecniche e contenuti compatibili. “E infatti la versione dell’app per il melafonino è mutilata”, dicono Simone e Daniele. Delle beghe giudiziarie del Vaticano, dei dati dell’otto per mille e delle vicissitudini dello Ior non v’è traccia. Vatican eState è composta solo dalla sezione sul censimento immobiliare dei beni ecclesiastici, aperto alle segnalazioni degli utenti. E ha cambiato nome perché “leaks” non andava.

Nell’estate del 2011 i fratelli Jacoella si mettono all’opera sulla nuova creatura. Fioccano le polemiche su Imu e Chiesa Cattolica, e l’idea è quella di mettere a punto un dispositivo per compilare un censimento delle proprietà immobiliari ecclesiastiche coinvolgendo l’utente. Vengono raccolti circa 70mila bookmark in giro per il mondo, incrociando i dati sui beni ecclesiastici con quelli di esercizi a scopo più o meno commerciale. Un censimento che oggi gli utenti (sia Apple che Android) possono aggiornare costantemente: il controllo della veridicità dei dati inseriti è affidato all’automoderazione.

I due developer, però, aggiungono alla loro idea di app anche altro: una sezione sullo Ior, un’altra chiamata “Offertorio di Stato” su 8 per mille ed esenzioni fiscali. E una sezione su quello che viene definito “il segreto pontificio”: “una mappa su omissioni e coperture delle alte gerarchie sugli abusi sessuali”, raccontano Simone e Daniele. Una vera e propria geolocalizzazione degli scandali che hanno coinvolto prelati e ecclesiastici in giro per il mondo, che verrà aggiornata periodicamente. Oggi sull’app per Android la mappa mostra per l’Italia una cinquantina di segnalazioni, mentre “almeno 4.500 sono i casi accertati negli Stati Uniti”, spiega Simone Jacoella. A dicembre i due terminano lo sviluppo del progetto, lo chiamano VaticanLeaks e corrono a proporlo ad Apple. “I nostri miti di Cupertino, da allora, hanno più volte rigettato VaticanLeaks adducendo motivazioni pretestuose”, dicono. Definendola un’app “defamatory or offensive” nei confronti di “uno specifico gruppo”. Cupertino segnala in particolare le mappe con evidenziate le diocesi protagoniste di abusi sessuali su minori in Italia e negli Usa, e in generale il capitolo “segreto pontificio”. Lo stesso nome, “VaticanLeaks” viene definito “misleading”, fuorviante. Risultato: dopo un carteggio che Simone e Daniele definiscono “estenuante”, il nome cambia in Vatican eState, le sezioni “incriminate” saltano e, nella versione per iPhone sopravvive la sola feature del census.

Apple fa sapere che per policy non commenta mai le ragioni di eventuali rifiuti di app per incompatibilità con le linee guida del Reveiw Board. Da domenica, nel frattempo, ovvero da quando sono state messe in vendita sull’App Store e sull’Android Market, le due applicazioni hanno registrato circa 800 download, molti dagli Stati Uniti. Ma anche un attacco informatico anonimo che ha buttato giù i server per 48 ore, fino a stamane. “Vista la farraginosa riforma introdotta alla fine dall’attuale governo, in cui l’accertamento di chi pratica esclusivamente no profit è lasciato a una benevola autocertificazione del proprietario del bene, uno strumento come Vatican eState, per quanto “mutilato”, potrà aiutare i Comuni italiani a scovare eventuali irregolarità”, spiega Simone Jacoella.