E’ cominciato stamattina nell’ex Ostello della Gioventù del Foro Italico a Roma il processo sportivo per il cosiddetto primo troncone del calcioscommesse. Quello che si riferisce alle indagini della Procura di Cremona e per cui il procuratore federale Palazzi ha deferito 61 tesserati (52 giocatori in attività) e 22 squadre (la maggior parte tra Serie B e Lega Pro, oltre ad Atalanta, Novare e Siena per la Serie A). E’ non è cominciato per nulla bene, con la Commissione Disciplinare che ha accolto delle richieste di patteggiamento che vanno ben oltre l’annunciato premio per chi avesse collaborato, e gettano una strana luce di commedia all’italiana sul prosieguo dell’affaire calcioscommesse nelle aule della Giustizia Sportiva.

Palazzi, sulla base dell’articolo 24 del Codice di Giustizia sportivo, ha infatti accolto in aula le seguenti proposte di patteggiamento, confermate poi dalla Commissione Disciplinare in fase di sentenza. Per le squadre: per l’Atalanta 2 punti in classifica da scontarsi nella prossima stagione e 25 mila euro di ammenda; per il Grosseto 6 punti e 40 mila euro; per la Cremonese 1 punto e 30 mila euro; per l’Ascoli 1 punto e 20 mila euro; per il Modena 2 punti e per il Livorno 40 mila euro. Queste le pene a carico dei giocatori: per Cristiano Doni 2 anni di squalifica; per Gervasoni 1 anno 8 mesi; per Conteh 1 anno 8 mesi; per Passoni 1 anno 2 mesi; per Micolucci 4 mesi che si sommano alla squalifica di 1 anno 2 mesi del precedente processo.

Queste pene sono state considerate troppo lievi da altre società presenti in aula e ammesse come parte terza in quanto “portatrici di interessi indiretti per ragioni di classifica“. Il Cesena si è opposto con forza al patteggiamento dell’Atalanta: sia perché Doni era recidivo, sia perché la sua collaborazione è avvenuta soltanto dopo essere stato arrestato e dopo che per molto tempo aveva continuato a negare gli addebiti. C’è da dire infatti che, se il patteggiamento non fosse stato accolto, la penalizzazione per l’Atalanta avrebbe potuto essere più pesante, fino alla estrema ratio della retrocessione diretta e di un eventuale ripescaggio delle squadre retrocesse sul campo. In questo caso il Cesena – dato che Lecce e Novara che la procedono sono altresì inguaiate – avrebbe potuto restare in Serie A.

Stesso discorso per il Grosseto, cui le partite ‘attenzionate’ sono addirittura otto. Il pesce è più piccolo ma il dolo è maggiore. Per questo gli avvocati di Empoli e Vicenza (anche i vicentini si sono costituiti parte terza) hanno contestato i 6 punti di penalizzazione: una pena considerata troppo lieve tenendo conto del numero di tesserati e di partite coinvolte. E così via. Ma la Commissione Disciplinare della FIGC, composta dal presidente Sergio Artico, dal suo vice Claudio Franchini e da Riccardo Andriani, Valentino Fedeli e Andrea Morsillo, ha deciso di accogliere le richieste di patteggiamento, avanzate dai legali di società e giocatori e accolte dall’accusa, nella persona del procuratore federale Palazzi. Certo che se si comincia così c’è il rischio che finisca tutto a tarallucci e vino. 

PRANDELLI E GLI “SFIGATELLI”
Nel giorno in cui anche il nome del capitano della nazionale Gigi Buffon viene accostato alle scommesse, suonano curiose le dichiarazioni del commissario tecnico Cesare Prandelli. In conferenza stampa, presentando la prossima amichevole contro la Russia, Prandelli si riferisce ai giocatori che hanno infangato il calcio italiano come “40-50 sfigatelli che mi sentirei in imbarazzo a difendere”. Notevole il passaggio semantico da quei “quattro sfigati” con cui il presidente del Palermo Zamparini derubricava qualche mese fa gli scommettitori. Aumenta il numero, si addolcisce l’aggettivazione. Il tutto mentre i pm di Cremona parlano di “infiltrazioni criminali nel mondo del calcio italiano”. 

AVVISO DI GARANZIA PER BONUCCI
Per non farsi mancare nulla, sempre oggi si viene a sapere che il difensore della Juventus Leonardo Bonucci – che sarà alfiere degli azzurri ai prossimi Europei – è stato iscritto nel registro degli indagati della Procura di Cremona il 3 maggio, lo stesso giorno in cui sono stati iscritti l’altro azzurro Criscito e il tecnico juventino Conte. Criscito è stato rispedito a casa, Bonucci rimane in squadra. La motivazione per i vertici federali è che il primo ha ricevuto un avviso di garanzia (notifica obbligatoria dal momento che si voleva effettuare una perquisizione nei suoi confronti, come poi è avvenuto a Coverciano), mentre il secondo no. 

Se vale la presunzione di innocenza, e sia Criscito che Bonucci lo sono senza alcun dubbio fino al terzo grado della giustizia penale, entrambi dovevano rimanere in squadra; lo stesso pm Di Martino ha detto che Criscito era liberissimo di lasciare il Paese nel caso lo avesse voluto o lo avesse richiesto la Nazionale. Se invece ci si appella ad un non meglio specificato ‘codice etico’ e visto il periodo che sta vivendo il calcio, forse sarebbe stato meglio lasciarli a casa entrambi. Altrimenti non valgono a nulla, poi, le uscite buoniste sul razzismo del commissario tecnico: “Se insulteranno Balotelli correremo tutti dalla panchina in campo ad abbracciarlo”. Gesto meritorio, ma non sembrano certo queste le urgenze del calcio italiano. O almeno non solo queste.