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Ucraina, il Papa: “La tregua a Oleshky porti a nuove iniziative di pace”. Gli evacuati: “Costretti a nutrirci di cani”

Leone XIV esorta a estendere il modello che ha portato al cessate il fuoco nella cittadina, il più lungo dall'inizio della guerra. I racconti degli sfollati: "Non avevamo cibo da quasi un anno"
Ucraina, il Papa: “La tregua a Oleshky porti a nuove iniziative di pace”. Gli evacuati: “Costretti a nutrirci di cani”
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“In questi giorni si è svolta l’azione umanitaria a favore della popolazione civile nella città di Oleshky. Auspico che la collaborazione tra le parti che ha reso possibile questo doveroso gesto di umanità faccia crescere la volontà di dialogo e porti a nuove iniziative concrete di pace“. Dopo la preghiera dell’Angelus in piazza san Pietro, Papa Leone XIV esorta a estendere il modello che ha portato alla tregua nella cittadina ucraina sulla linea del fronte, da dove negli ultimi giorni sono stati evacuati centinaia di abitanti. Il cessate il fuoco – favorito dalla mediazione dello stesso pontefice – è il più lungo mai rispettato dall’inizio della guerra nel 2022: entrato in vigore il 27 ottobre, terminerà nella tarda serata del 1° novembre. “Oleshky dimostra che possiamo elevare l’umanità al di sopra della guerra. Insieme, possiamo costruire un pianeta pacifico, un mondo pieno di speranze per i nostri figli”, ha scritto sabato su X la first lady statunitense Melania Trump, principale mediatrice dell’acccordo. Per il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, invece, la tregua “dimostra chiaramente che sono possibili passi verso la de-escalation quando la Russia viene messa nella condizione di dover compiere passi in questa direzione”.

Oleshky, situata nei pressi di Kherson (sulla sponda opposta del fiume Dnipro) si trovava fino alla tregua sotto il fuoco incrociato dei droni ucraini e russi, mentre le strade che vi conducevano erano minate. I racconti dei residenti evacuati descrivono una situazione disperata dal punto di vista umanitario: “Tutti i negozi hanno chiuso e non c’era più nulla. Mangiavamo tutto ciò che riuscivamo a trovare”, spiega il 29enne Valerij all’agenzia Afp, spiegando di essere riuscito a sopravvivere coltivando un piccolo orto. Secondo i resoconti, alcune persone sono arrivate a nutrirsi di cani. “È da quasi un anno che non abbiamo più cibo”, ha raccontato un altro evacuato, spiegando che gli abitanti erano costretti a percorrere distanze lunghissime per riuscire a procurarsi da mangiare, talvolta a piedi o in bicicletta, nonostante il pericolo. Mentre Daryna Gontcharova, 40 anni, riferisce il racconto della madre: “al personale dell’ospedale veniva talvolta recapitato del cibo tramite ambulanza. Ma anche questo ha smesso di funzionare, perché chi si metteva in viaggio in auto finiva per saltare sulle mine”.

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