E quindi uscimmo a riveder le stelle. La Juventus al termine del suo viaggio all’inferno, in cui ha visitato il girone dei condannati e dei radiati, e poi quello dei cadetti, ovvero della serie B, ha finalmente trovato la via d’uscita ed è tornata in cima al campionato. Là dove da sempre è abituata a stare.

Adesso il problema è quante sono le stelle che brillano nel cielo. Tre, si è subito affrettato a dire il dg Marotta, e con lui tutti i giocatori nelle dichiarazioni post partita. Tre come le stelle da cucire l’anno prossimo sulla maglia, come da indicazione del presidente Andrea Agnelli. Perché la Juventus è convinta di avere festeggiato ieri il suo trentesimo scudetto, considerando suoi anche i titoli sportivi delle stagioni 2004-05 e 2005-06, entrambi revocati da una sentenza della Corte di Giustizia Federale della Figc. Fu la sentenza della giustizia sportiva su Calciopoli, quella che spalancò alla Juventus le porte dell’inferno.

In quella sentenza, arrivata in tutta fretta in una bollente estate in cui la nazionale azzurra, infarcita di giocatori della Juve e guidata dal “bianconero” Lippi, si era appena laureata campione del mondo nella magica notte di Berlino. fu decisa anche la retrocessione in Serie B a tavolino della Juve: un’onta mai conosciuta in cento e oltre anni di storia per demeriti sportivi. Qualche anno dopo arrivò la radiazione per Moggi e Giraudo, i dirigenti che quella Juve lippiana avevano fatto grande. Con ogni mezzo necessario. Anche, ma non solo, l’illecito sportivo. Intanto la Vecchia Signora, abituata a sfilare nelle maggiori capitali europee, aveva combattuto come una provinciale nei polverosi campi della serie cadetta, risalendo subito in Serie A. E oggi è tornata al suo posto.

Per l’albo d’oro ufficiale gli scudetti sono 28, e non 30, ma questo nulla toglie ai meriti di una grande squadra che, dopo qualche anno di rodaggio – Ranieri, Ferrara, Zaccheroni, Del Neri – ha finalmente trovato in Antonio Conte, anima e cuore juventini, il suo condottiero. Una vita da mediano a portare borracce a Vialli e Del Piero, Nedved e Zidane. Una volta passato sulla panchina bianconera il tecnico leccese, alla sua prima stagione, ha impresso il suo sigillo sul campionato. Partito con il 4-2-4, suo marchio di fabbrica a Bari, Arezzo, Bergamo e Siena, ha presto scelto il 4-3-3 più adatto ai giocatori. Non disdegnando, nella seconda parte del campionato, di passare al 3-5-2. Il risultato è stato una squadra duttile, grintosa e combattiva, costruita a sua immagine e somiglianza. Una squadra invincibile, protagonista di una cavalcata trionfale sempre al comando della classifica, salvo una leggera flessione tra febbraio e marzo. E a una giornata dalla fine del campionato è ancora imbattuta: il record è vicino.

Poi i giocatori. Alex Del Piero, oltre 700 presenze e quasi 300 gol con la maglia bianconera. Indomito capitano, con la Juventus ha sollevato ogni trofeo, e con lei ha deciso di scendere in Serie B. Domani con tutta probabilità se ne andrà, il suo contratto è in scadenza. Oggi intanto ha regalato al suo popolo l’ennesimo trionfo. Il cammino dall’inferno alle stelle, insieme a Del Piero, lo hanno percorso anche Buffon e Chiellini, la storia che non tradisce, e Marchisio, il nuovo che avanza: che grazie a quella strana annata cadetta ha potuto imporsi come futuro prossimo e poi come presente, insieme a giovani compagni come De Ceglie. Non tutti i mali vengono per nuocere. Poi Vidal, Vucinic, Matri, Pepe, Barzagli, Quagliarella, Lichtsteiner, Giaccherini, Caceres, Boriello, Bonucci: campioni e gregari in ordine sparso.

Infine, quello che probabilmente è stato l’uomo scudetto sul campo. Andrea Pirlo, troppo presto fatto fuori dal Milan che adesso, a 4 punti di distanza in classifica, lo rimpiange come non mai. Hai voglia, come fa l’ad rossonero Galliani, a conservare sul telefonino la foto del gol non concesso a Muntari nella sfida scudetto a San Siro. I campionati si vincono in estate, in fase di preparazione. E il passaggio di Pirlo dal Milan alla Juventus è stato con tutta probabilità il momento in cui lo scudetto ha cominciato ad avvicinarsi a Torino. “Dal Paradiso all’Inferno e ritorno in Paradiso”, parole cinguettate su twitter nella notte dal presidente Andrea Agnelli. Il figlio d’arte, che con scelte oculate e azzeccate – come la costruzione, prima società in Italia, di uno stadio di proprietà, decisione per cui va elogiata anche la precedente dirigenza – e non senza qualche polemica di troppo, ha riportato la società ai fasti del padre e dello zio. E oggi la Juventus torna a rivedere le stelle, per quante esse siano.