Tagli alla spesa pubblica per tagliare delle tasse e favorire la crescita. Il rapporto presentato in cdm dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda evidenzia l’obiettivo principale dell’azione del governo. La premessa è il costo dell’inefficienza. “Se i costi di produzione dei servizi pubblici fossero aumentati in questo periodo nella stessa misura dei costi di produzione dei beni di consumo privati, la spesa per consumi collettivi nel 2010 sarebbe stata di 73 miliardi di euro più bassa di quella effettivamente registrata”, si legge nel rapporto.

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La conseguenza più immediata è che “la spesa pubblica italiana è oggi per la sua dimensione e struttura un ostacolo a uno scenario di ripresa ciclica dell’economia italiana”. Proprio la mancata crescita impone scelte diverse da quelle che si sarebbero potuto fare senza la recessione. “Se l’economia stesse muovendosi su un ragionevole, ancorchè basso, tasso di crescita, potremmo mettere la revisione della spesa a servizio di una maggiore produttività per il cittadino”, osserva Giarda. Ma dato che “non è così”, il governo deve indirizzarsi “a mettere la spending review a servizio di una riduzione del prelievo fiscale, per alleviare le condizioni di vita dei soggetti in condizioni di difficoltà economica e con la speranza che l’idea di un avvio della riduzione del prelievo tributario possa segnalare all’economia l’avvicinarsi di una stagione meno greve”. In questo contesto, “l’analisi delle situazioni di inefficienza nella produzione dei servizi pubblici e nella allocazione delle risorse costituisce la premessa per decisioni che, sostenute dalla politica, andranno a incidere sul modus operandi degli operatori del settore pubblico a servizio del cittadino”.