“C’è una tale discrasia tra le sue dichiarazioni alla procura di Firenze, quelle fatte a questa procura e le sue parole di oggi in quest’aula che lei per convincerci della sua attendibilità ci deve spiegare se alla base della sua progressione dichiarativa ci siano delle ragioni diverse dai non ricordo e non so”. La domanda finale del procuratore aggiunto Antonio Ingroia sintetizza perfettamente la testimonianza che Nicola Cristella ha reso oggi in aula a Palermo al processo contro l’ex generale dei Ros Mario Mori e il colonnello Mario Obinu, imputati di favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra per la mancata cattura di Bernardo Provenzano nel 1995. L’ispettore di polizia penitenziaria era già stato sentito nei mesi scorsi dalla procura di Palermo e da quella di Firenze nel 2003. Solo che oggi la sua testimonianza è apparsa confusa e in certi punti contraddittoria suscitando anche l’ira del presidente Mario Fontana che lo ha ripreso più volte. “Lei non può dire che non le sembra di ricordare: o ricorda oppure non ricorda”.

Cristella era il caposcorta del giudice Francesco Di Maggio, numero due del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria nel periodo in cui non vennero rinnovati 373 provvedimenti di 41 bis: secondo gl’inquirenti l’allentamento del carcere duro per detenuti mafiosi uno degli oggetti principali della patto sotterraneo tra pezzi delle istituzioni e Cosa Nostra. Cristella ha provato a ricostruire le frequentazioni e i contatti del giudice Di Maggio nel 1993, nel periodo delle stragi a Milano, Firenze e Roma. “Aveva frequentazioni conviviali, nel senso che andava spesso a cena, con il generale Giampaolo Ganzer, con Mario Mori e con il colonnello Umberto Bonaventura, che lavorava anche nei servizi. Ricordo che uno di questi veniva agli incontri con il motorino”. Negli interrogatori precedenti Cristella aveva individuato in Mario Mori l’uomo che si recava gli incontri in motorino. Oggi però, quando è stato chiamato ad identificare lo stesso uomo in motorino, è entrato nel pallone: prima ha tirato in ballo un civile che lavorava nei servizi, poi ha ammesso che forse si trattava dello stesso Mori. Che ha preso la parola per fare dichiarazioni spontanee “Non ho mai usato un motorino e non c’è persona al mondo che possa affermare il contrario”.

Da uomo ombra del giudice Di Maggio, Cristella ha anche parlato di tutti i movimenti che si verificarono nel periodo in cui quei provvedimenti di carcere duro non furono rinnovati. “Con Di Maggio si era creato un ottimo rapporto – ha raccontato Cristella – Mi aveva detto che c’erano pressioni per allentare il 41 bis: mi diceva che lui era figlio di carabiniere e non potevano chiedergli di passare dall’altra parte. Io poi percepii frammenti di dialoghi da cui sembrava che Di Maggio stesse parlando di Mannino. A conversazioni dirette tra Di Maggio e Mannino non ho assistito. Questo nome uscì durante una conversazione con un personaggio che non so chi sia”. L’ex ministro della Democrazia Cristiana Calogero Mannino è indagato dallo scorso febbraio per attentato a corpo politico dello Stato: secondo gl’inquirenti sarebbe venuto da lui l’input istituzionale per avviare un contatto con Vito Ciancimino, e quindi con Cosa Nostra, nel giugno del 1992. Secondo il racconto dell’ex caposcorta di Di Maggio Mannino si sarebbe però anche adoperato anche un anno dopo per allentare il 41 bis. Solo che nel 2003, quando fu sentito dal pm Gabriele Chelazzi a Firenze, Cristella non tirò in ballo l’esponente della Dc. “Mi chiesero se ci fossero state pressioni sul 41 bis, non mi dissero però da parte di chi. Mi domandarono di un tale Inzerillo ma non di Mannino. Se non me lo chiedono perché avrei dovuto dirlo?”

Alla fine della deposizione, densa di “forse non ricordo” e “mi pare di non ricordare”, il pm Antonio Ingroia ha chiesto netto: “Perché non ha raccontato prima di Mannino e Mori, perché non ha raccontato queste cose a Firenze nel 2003? Aveva timore di minacce o denunce, visto che si trattava di persone importanti?” “Si anche – ha risposto Cristella – ma diciamo che queste storie volevo tenerle per me. Non volevo tirare in ballo niente di queste storie qui”. “Non prendiamoci in giro” ha chiosato il pm.