“E ora che mi succede?, mi dite cosa mi succede?”. Luigi Martinelli, l’uomo che ieri ha sequestrato i dipendenti della sede dell’Agenzia delle Entrate di Romano di Lombardia (Bergamo), he Luigi Martinelli, ripete questa domanda alle persone con le quali entra in contatto nel carcere di Bergamo. Martinelli, 56 anni, che dovrà rispondere di diversi reati tra cui il sequestro di persona, appare “molto preoccupato e molto prostrato” . Come tutti quelli che vengono portati in carcere l’uomo è stato sottoposto al “colloqui di primo ingresso” ed è stato assegnato alla “sezione protetti”, in regime di isolamento. E’ sotto stretta sorveglianza, ma non è controllato a vista. Gli sono stati tolti tutti gli effetti personali, come è prassi in questi casi, per evitare gesti di autolesionismo. Martinelli ha avuto un colloquio con uno psicologo del carcere ed ha consumato solo parzialmente il cibo che gli è stato portati. Sia all’ufficio matricola, sia in sezione, Martinelli ha chiesto più volte quale sarà il suo prossimo futuro.

In carcere Martinelli ha ricevuto due visite “politiche”. Il senatore Roberto Calderoli, coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord, e il deputato del Carroccio Giacomo Stucchi  sono andati a fargli visita. Calderoli e Stucchi, “pur condannando fermamente l’azione messa in atto dal Martinelli, azione che ha portato al coinvolgimento di tante persone estranee alla sua vicenda e al conseguente choc da esse subito, hanno scelto di incontrare Martinelli sia nel tentativo di comprendere i motivi che possano portare un cittadino a gesti così estremi – e non isolati, considerando i numerosi casi di suicidi che si sono verificati negli ultimi mesi tra gli imprenditori – sia per testimoniare personalmente la loro vicinanza rispetto a cittadini che, come lui, si trovano in situazioni di questo genere. Situazioni estreme – sottolinea lo stesso Calderoli – causate anche dall’esasperazione nei confronti di uno Stato che sembra veramente considerare il cittadino solo alla stregua di un suddito da spremere. Intanto durante il colloquio è emerso che il Martinelli aveva un debito non per 1.000 euro, dunque una cifra esigua, come scritto dai media, ma di 44 mila euro, dunque una cifra ben più consistente. Nel corso del nostro colloquio abbiamo messo a disposizione dell’interessato la possibilità di essere difeso da un avvocato di fiducia, individuato nella persona di Matteo Brigandì, il quale ha già manifestato la sua piena disponibilità a difenderlo”. Da parte nostra, come Lega Nord – prosegue Calderoli – ribadiamo il nostro totale impegno per provare a cambiare uno Stato che al momento sembra non riconoscere il diritto al cittadino di poter vivere e lavorare senza essere strangolato dall’oppressione di una tenaglia fiscale che sta portando al limite la sopportazione dei cittadini, come dimostrato dai tanti gesti estremi cui purtroppo stiamo assistendo nelle ultime settimane”. Gli stessi Stucchi e Calderoli hanno poi avuto un colloquio telefonico con il dipendente dell’Agenzia delle Entrate tenuto a lungo in ostaggio dal Martinelli, Carmine Mormandi, “al quale hanno espresso la loro solidarietà per l’accaduto, sincerandosi al contempo sulla sua situazione dopo questa traumatica esperienza”. Domani il sequestratore sarà interrogato a partire dalle 10.30. Oggi è stato visitato anche dall’avvocato Stefano Paganelli, incaricato dai parenti: “Ho avuto poco tempo e ci siamo parlati poco, per cui non so ancora niente né sui dettagli della sua storia né delle sue intenzioni per domani – spiega – L’ho trovato molto provato. Capisce di avere sbagliato ma voleva far conoscere a tutti la situazione di persone che arrivate a 50 anni non trovano più nessuno che gli dia un lavoro”.

Anche il Codacons  offre assistenza legale gratuita al sequestratore. “Pur non condividendo il gesto estremo dell’uomo, abbiamo deciso di farci carico delle spese legali e di difendere gratuitamente Martinelli – spiega il Presidente Carlo Rienzi -. Questo perché la vicenda del sequestro fa apparire in modo chiarissimo l’emergenza sociale in atto, con la crisi economica che non distrugge solo i bilanci e le aziende, ma anche la vita dei piccoli imprenditori, sfociando in veri e propri drammi che possono portare a gesti inconsulti. Chi vede la propria attività fallire non deve essere abbandonato a se stesso, ma al contrario supportato finanziariamente e psicologicamente, per evitare gesti estremi come quello di ieri”. Per tali motivi il Codacons, attraverso l’avvocato Giuliano Leuzzi, offre oggi assistenza legale gratuita a Luigi Martinelli, e si farà carico di tutte le spese difensive che graveranno sulla sua persona.

“Perché lo ha fatto? Chiedetelo a Monti” dice Pietro Martinelli, fratello del sequestratore, ai giornalisti che gli chiedevano cosa pensa abbia spinto l’imprenditore ad armarsi e fare il blitz. “Io conosco mio fratello come una persona tranquilla, un lavoratore – continua Pietro anche lui imprenditore di una ditta di parquet, ceramiche e arredo bagno – ma questo non è un momento facile per nessuno e dai un giorno dai l’altro può anche accadere che uno perda la testa”. Pietro Martinelli racconta che in famiglia erano nove fratelli, di cui quattro morti per cause varie nel corso degli anni. Luigi è il più piccolo dei figli maschi e i maggiori hanno sempre avuto nei suoi confronti un atteggiamento protettivo.“Se avesse avuto bisogno di qualcosa tutti noi saremmo stati pronti ad aiutarlo – dice -. La verità è che si sta peggio adesso di quando si era in guerra”.

Intanto l’ostaggio questa mattina è andato as alutare i colleghi e a rassicurarli che lunedì tornerà regolarmente a lavorare “senza alcuna paura”.Carmine Mormando ha temuto per la sua vita, ma alla fine ha stretto la mano al sequestratore verso cui non prova “nessun rancore”. “Lo ha fatto per disperazione e per rabbia – spiega – ma in fondo non ha fatto niente. Non posso dire che lo capisco ma di certo non è un criminale”. Mormando spiega che da oltre quattro anni non lavora più a contatto con il pubblico anche se pare che Martinelli abbia proprio scelto lui come ostaggio a causa di un diverbio avuto in passato: “Non è possibile –  riflette l’impiegato che ieri ha avuto per ore un fucile a pompa puntato addosso – anche perché sono sicuro di non averlo mai visto. Però è sicuro che ha scelto proprio me, mi ha puntato e mi ha detto che non gli piacevo. Mi sono sentito in pericolo fino a quando, dopo circa quattro ore, ha spostato il fucile che era stato sempre puntato verso di me e lì finalmente ho capito che sarebbe finita bene”. La preoccupazione maggiore del prigioniero è stata soprattutto per i suoi anziani genitori di 88 e 80 anni che vivono in Calabria, regione da cui lui è emigrato a 26 anni dopo aver vinto il concorso dell’Agenzia delle Entrate: “Non pensavo a me ma soprattutto ai miei parenti che sapevano tramite la televisione quello che mi stava succedendo. Adesso tutto è finito bene, di certo non posso dimenticare quello che è successo che rimarrà sempre nel cuore e nella mente ma oggi vado in giro tranquillo e non ho nessuna paura”.