Non voglio vincere sulle macerie, dice lui. E perché mai? Aspetta le aiuole? Le macerie in cui già viviamo già da tempo, se non se ne fosse accorto, sono state in ogni epoca la miglior premessa di successo per chi ha avuto forza, idee, coraggio.

Certo il contesto planetario è da far tremare i polsi, ma il caso Hollande offrirebbe una valida premessa nel tentare una nuova rotta europea. E il sogno di un Obama-bis potrebbe addirittura spingere a un progetto di ridefinizione globale in questo mondo strangolato dalla finanza dei pochi, ingessato nel proteggere l’economia dei più.

Sfide colossali, abissi di futuro, rivoluzioni epocali che nello stagno Mediterraneo disegnano cerchi modesti, e però interessanti. Perché non accettare la sfida? Per aspettare che il consenso al governo Monti cali un altro po’ e si eviti così l’ennesima beffa di sinistra: battuti dai tecnici cui s’è lasciato il posto dopo il crollo berlusconiano, costretti a sopportare l’onta della grande coalizione, ennesima soluzione magica per un popolo che ama eleggere e dileggiare i propri rappresentanti più che pretendere un vero buon governo.

Allora dica questa verità Bersani: aspettiamo che Monti si sgonfi. E che magari arrivi una legge elettorale capace di toglierci di torno certi fastidi (vedi Di Pietro e Grillo). Tattica comprensibile, ma lasciamo perdere le macerie, materiale pregiato per chi sa fare politica e ha voglia di lavorare seriamente. Evitiamo il generoso gesto per il bene degli italiani. Meglio sarebbe tenere gli occhi aperti su quel che si può: articolo 18, Rai, norme anticorruzione, regime fiscale.