Caro Pier Luigi Bersani, ho appena ascoltato la tua replica a Beppe Grillo e la trovo piena di ragionevoli argomenti (tranne il “non si permetta”, perché la nostra Costituzione non richiede autorizzazioni per la libera espressione di pensieri, per quanto esasperati). Però ricorderai la domanda del “Giovane Holden” che è stata così importante per tanti ragazzi: “Dove vanno le anatre quando il lago gela?” E dove vanno i cittadini quando gela la politica? Dove vanno quando si sentono tempestati di decisioni che vengono da mittenti che sono dietro la politica (interessi particolari) e cadono, come bombe a grappolo dentro la loro vita, cadono sui civili, come strani danni collaterali che nessuno spiega benché abbiano un’apparente dignità di decisioni di governo centrale o di governo locale?

Il fatto è che sgombrare la scena dai partiti è sembrato utile, dato il momento. Ma nessuno si aspettava che, con mossa abile e imprevista tipica di certi thriller, i partiti usassero i cittadini come scudo umano, mettendoseli davanti ed esponendoli direttamente ai colpi con la buona ragione che adesso ciascuno deve fare la sua parte. Ti sarai accorto anche tu, Segretario, che di qui nasce un doppio gioco molto arrischiato. Da un lato i partiti non ci sono e non c’entrano. Dall’altro alcuni personaggi con veste partitica si sentono liberi di trattare decisioni che ritengono buone, anche se non si sa per chi e perché. Per chiarezza racconto una piccola storia. È come moltissime altre che, mentre parliamo, si moltiplicano. Riguarda un paesino toscano e la propongo alla tua attenzione perché c’entrano il Pd e le sue persone di governo locale. E c’entrano interessi privati. La piccola storia dimostra come è rapido, in questo vuoto della politica dovuto, lo sappiamo, al malaffare berlusconiano, il formarsi di un ponte fra esponente politico e interesse privato. Passa sopra i cittadini, che non hanno più un referente politico e un rappresentante eletto dei loro interessi. La località di cui ti sto parlando è bella, è nota, si chiama Capalbio, provincia di Grosseto. In Capalbio, oltre alla rocca, al paesaggio, agli ulivi, alle pecore e al mare, risiede la Sacra, una prosperosa, immensa azienda agricola di 1500 ettari che, per decenni, ha salvaguardato il paesaggio.

Non più. Adesso vuole “fare profitto” e ha trovato una buona strada nel progetto di un impianto biomassa per la produzione di energia rinnovabile. Al nostro imprenditore privato fa comodo un terreno (acquistato con il falso, ma credibile pretesto di coltivare) in mezzo all’abitato di Capalbio Scalo, circondato di case, bambini, animali e colture di qualità, proprio di fronte al lago di Burano (una delle meraviglie locali) e al mare. Tutto viene (verrà) buttato all’aria, da ininterrotte emissioni di aria inquinata, cattivo odore, danno alle falde acquifere e scarico di ciò che si elimina dalla poltiglia maleodorante, che è la materia prima del biogas, nella laguna lago-mare. Ma per far funzionare il maleodorante impianto occorrono 1500 (mille e cinquecento) trattori con rimorchio che portino e riportino materia prima alla “fabbrica” del marcio, giorno e notte, avanti e indietro, per sempre. Il tutto su un’unica strada larga 5 metri, la sola che porti dal borgo al mare. Fine dell’agricoltura locale e fine del turismo. La ditta ha trovato subito un feeling con il presidente della provincia di Grosseto, certo Marras, (Pd) che in pochi giorni, a volte in poche ore, ha dato o trovato od ottenuto tutti i permessi, le autorizzazioni e i pareri favorevoli, comprese le Belle Arti.

Ti interesserà notare che non solo in tutta l’area interessata, ma in tutta la zona, alta e bassa, vicina e lontana, di questo paese non si trova una sola persona (e non è mai stato esibito il nome di un solo cittadino) che abbia detto “sì” o “ma” o firmato qualcosa in favore del distruttivo impianto biomassa di cui stiamo parlando, e di cui nessuno (tranne l’imprenditore in cerca di profitto) ha bisogno. In migliaia hanno firmato “no”. Il rifiuto, che però nessuno, tranne il sindaco, ha mai ascoltato, è totale, netto, rabbioso, perché tutti conoscono il danno. Il Sindaco (Pd) circondato dai cittadini che affollano ogni volta a centinaia le sedute del Consiglio, ha scritto chiaro sul quotidiano regionale Il Tirreno la sua visione contraria. Proprio negli stessi giorni (29 marzo scorso) la Camera dei deputati aveva approvato una mozione a firma Bratti, Servodio, Mariani e molti altri deputati Pd, in cui si dice che “tra le criticità emerse nella diffusione delle bioenergia si sottolinea il conseguente incremento di mezzi pesanti e del relativo impatto ambientale (…) Occorre quindi che la governance delle regioni e delle province non permetta la concessione di autorizzazioni quando non sono presenti le corrette rassicurazioni per l’impatto ambientale (…) È auspicabile promuovere la realizzazione di impianti che siano compatibili con la salvaguardia delle produzioni agricole, specie quelle orientate alla qualità del prodotto (…) tenendo in adeguata considerazione l’impatto del traffico stradale sia per quanto riguarda le emissioni inquinanti e i problemi di congestione, sia per quanto riguarda l’inquinamento acustico”. Ma alle obiezioni competenti e rispettose di Nicola Caracciolo , presidente di Italia Nostra, e di Gianni Mattioli, docente di Fisica alla Sapienza e già ministro di Prodi, il Marras ha risposto con maleducato fastidio che “non sanno di che cosa parlano”.

E il progetto va avanti, schivando la politica, la legge, i cittadini, la mozione Pd appena approvata e il buon senso. Ora la domanda è questa: cosa credi che accadrebbe se Beppe Grillo decidesse nei prossimi giorni di incontrare i cittadini di Capalbio e di lasciargli dire ciò che finora non sono riusciti a dire a nessuno? E siamo sicuri che sia antipolitica riuscire finalmente a denunciare l’arbitrio del patto di ferro fra due sole persone-padrone, un presidente di Provincia, in apparenza Pd, e un potente imprenditore locale in cerca di profitto a danno e a spese di tutti (tutti) gli altri, agricoltori, abitanti, turisti, visitatori di un luogo noto in passato per la sua bellezza e non per il biogas? È una piccola storia che penso ti possa servire. In essa si vedono bene le cellule voraci degli interessi particolari che si mangiano ciò che resta della politica, mentre i cittadini assistono senza diritto e senza parola, mentre monta un’esasperazione sempre più difficile da controllare. Quando esplode, primo, domandarsi perché.

Il Fatto Quotidiano, 29 Aprile 2012