A volte una tragedia, una guerra può significare nostro malgrado ritrovare la propria città. “Nel marzo 1944 quando mi sono arruolato tra i partigiani per sfuggire a un tribunale nazifascista, ero fuggito da Bologna fino in Veneto, sul Vajont. Dopo poche settimane avevo però scoperto una cosa drammatica: non si mangiava. Così mi sono fatto mandare nella mia città. Qui a Bologna noi gappisti morivamo 6 su 10, è vero, ma finché si era vivi almeno un po’ si mangiava”. Renato Romagnoli, 86 anni, il passo lesto e lo sguardo arzillo di un ventenne, a 17 anni ha preso la strada della clandestinità. “Sono stato obbligato a scegliere dovevo essere processato. Fui incarcerato e liberato dopo l’armistizio e tornati i tedeschi e i repubblichini capii che la Resistenza era la strada giusta. Del resto, anche se giovane ero metalmeccanico e già in fabbrica avevo respirato l’opposizione al regime”.

Poi c’è quello che Renato chiama “il mio maestro. Nonostante fosse rimasto ferito a una gamba, William dopo pochi mesi era di nuovo in prima fila nella battaglia di Porta Lame”. Lui, Lino Michelini (William è il nome di battaglia), presidente regionale dell’associazione nazionale partigiani, da decenni gira coi suoi compagni di lotta rimasti in vita per le scuole e insieme raccontano la loro storia ai ragazzi. “I giovani stanno attenti e fanno domande, vogliono sapere di più”.

Ma intorno a loro questi ragazzi vedono una politica che secondo i partigiani sta prendendo una brutta piega. Su questo, i due compagni di clandestinità sono perfettamente d’accordo. “Sono preoccupato perché troppe persone sono disinteressate. Democrazia è partecipazione. Il fascismo torna se non c’è interesse per la politica pulita”, spiega Romagnoli. Paura del governo tecnico? “Il governo tecnico come rottura rispetto ai 10 anni precedenti è un fatto positivo – continua il gappista – Certo visti gli uomini e le donne al governo per i lavoratori c’è molto da preoccuparsi… vedi il caso Fornero. Comunque questo esecutivo è un elemento di rottura e dovrebbe preparare alla politica del domani”. Per Michelini invece siamo di fronte a una sconfitta della democrazia: “Noi diciamo che dovevano essere i partiti, le forze sociali, i sindacati a portare avanti i problemi del Paese”.

Il caso Esselunga. Che i lavoratori debbano preoccuparsi lo sanno bene i dipendenti dei centri commerciali che oggi, 25 aprile festa della Liberazione, dovranno stare dietro alle casse. A Modena, la Filcams-Cgil ha così deciso di inviare al patron della catena Esselunga, Bernardo Caprotti, che nella città emiliana rimarrà aperta, una lettera per ricordargli l’importanza della ricorrenza. “Signor Caprotti – scrive il segretario del sindacato modenese Marzio Govoni – apprendo che i suoi negozi modenesi apriranno oggi, 25 aprile. È una scelta che le consente una pessima legge, da Lei fortemente voluta. Non importa che sia inefficace per l’occupazione, non produca nuovi consumi, danneggi milioni di lavoratori e venga pagata, come dimostrano tutti i dati sui prezzi, dai consumatori.

“Lei è nato nel 1925 – prosegue la lettera della Cgil – Lei ha attraversato, pur in una posizione privilegiata, i terribili lutti della guerra. Il giorno della Liberazione di Parigi suo cugino André veniva ucciso dai fascisti d’Oltralpe.
Un suo coetaneo, Armando Amprino, il 22 dicembre 1944 veniva fucilato a Torino dai Repubblichini”. E qui Govoni allega proprio l’ultima lettera del giovane Amprino, giustiziato a 19 anni:

Dal Carcere, 22 dicembre 1944 Carissimi genitori, parenti e amici tutti,

devo comunicarvi una brutta notizia. Io e Candido, tutt’e due, siamo stati condannati a morte. Fatevi coraggio, noi siamo innocenti. Ci hanno condannati solo perché siamo partigiani. Io sono sempre vicino a voi.

Dopo tante vitacce, in montagna, dover morir cosí… Ma, in Paradiso, sarò vicino a mio fratello, con la nonna, e pregherò per tutti voi. Vi sarò sempre vicino, vicino a te, caro papà, vicino a te, mammina.

Vado alla morte tranquillo assistito dal Cappellano delle Carceri che, a momenti, deve portarmi la Comunione. Andate poi da lui, vi dirà dove mi avranno seppellito. Pregate per me. Vi chiedo perdono, se vi ho dato dei dispiaceri.

Dietro il quadro della Madonna, nella mia stanza, troverete un po’ di denaro. Prendetelo e fate dire una Messa per me. la mia roba, datela ai poveri del paese. Salutatemi il Parroco ed il Teologo, e dite loro che preghino per me. Voi fatevi coraggio. Non mettetevi in pena per me. Sono in Cielo e pregherò per voi. Termino con mandarvi tanti baci e tanti auguri di buon Natale. Io lo passerò in Cielo. Arrivederci in Paradiso.

Vostro figlio Armando
Viva l’Italia! Viva gli Alpini!