“Sia Bossi che Tremonti erano d’accordo sul fatto che la Lega Nord, con l’operazione, avesse voluto diversificare i loro risparmi”. A scriverlo è la Dia di Reggio Calabria che sintetizza così ciò che l’allora tesoriere del partito Francesco Belsito ha detto in una telefonata con l’imprenditore Bonet, riferendosi agli investimenti in Tanzania dopo che la notizia era uscita sulla stampa, primo tra tutti il Secolo XIX. Belsito, prosegue l’informativa della Dia “aggiungeva che gli importi bonificati erano riportati in bilancio anche perché, con il 2009 e il 2010, il movimento politico aveva chiuso con un attivo di 16,5 milioni di euro. Belsito concludeva dicendo che Bossi gli aveva fatto divieto di rilasciare interviste e l’indomani avrebbe visto Paolo Scala (che curò l’operazione in Tanzania, ndr) per cui invitava Bonet a essere presente all’incontro”.

La Lega cercò di gestire il caso Tanzania. Il rapporto della Dia racconta di una Lega che già da gennaio aveva abbastanza chiaro cosa aveva fatto il tesoriere. Così i dirigenti del Carroccio cercano di “gestire” la situazione. Bossi, Maroni, Castelli si affannano per risolvere la situazione. Bossi arriva a garantire a Francesco Belsito che non sarà rimosso dal suo posto (ma è Belsito a raccontarlo al telefono ai suoi amici). Castelli tratta direttamente con Bonet, l’imprenditore veneto amico di Belsito, lo stesso Bonet dice che deve vedere Castelli, Maroni e Bossi. Addirittura l’ex mimistro della Giustizia “avrebbe riconosciuto”, secondo gli investigatori, “le spese di rientro dei fondi investiti in Tanzania e Cipro”. Un rimborso non dovuto, secondo la Dia, perché “di fatto il rientro dei fondi non comportava alcuna spesa, ma poteva essere utilizzata da parte loro per ottenere un indennizzo da Belsito”. Ma il tentativo di “coprire” le peripezie di Belsito andrà vano e tutto esploderà quando la Guardia di Finanza, su mandato di tre procure, eseguirà le perquisizioni fino alla sede di via Bellerio.

I movimenti di Belsito. Dalle carte dell’inchiesta, peraltro, emerge che è spesso lo stesso Belsito a tirare le fila degli affari strani, dei movimenti di denaro. “La verità – ammette ad un certo punto lo stesso Bonet al telefono – è che Belsito ci ha usato al limite del riciclaggio”. L’ulteriore elemento in questo senso arriva dall’iperattività dei conti di Belsito e della Lega. Come scrive Repubblica tra l’agosto del 2011 e il gennaio del 2012 l’ex tesoriere riceve dalla società di Bonet, la Polare (Polytechnic Laboratory of Research) oltre 300mila euro, altri 300mila da Marco Sanfilippo e Chiara Spadoni, 100mila euro trasferiti sul suo conto per comprare i diamanti dalla Intermarket Diamond Business. Ancora più rapida è la girandola sui conti della Lega. Gli ormai celebri quattro milioni e mezzo alla banca della Tanzania (che l’istituto ha rifiutato sdegnato), 4 milioni in dollari australiani, 3 in corone norvegesi, oltre un milione sul conto cipriota di Paolo Scala (amico di Bonet), 260mila euro per prelievi in contanti, 240mila in assegni alla Spadoni, i 100mila per i diamanti, i 204mila euro per l’acquisto di oro (dalla 8853 spa).

L’email di Bonet: “I soldi sono tornati dall’Africa”. Il 17 febbraio scorso Bonet invia una mail a Lubiana Restaini, dipendente del Comune di Cori (Latina) e distaccata al Parlamento, ritenuta vicina a Roberto Castelli, nella quale viene ricostruita la vicenda degli investimenti della Lega in Tanzania. La mail è contenuta nel rapporto della Dia alla Procura della Repubblica di Reggio Calabria.

“Cara Lubiana, aggiornandoti dello stato dell’arte in merito ai fondi Tanzania, ti informo che: 1) la tranche da 4,5 ml di euro è rientrata senza spese e commissioni già la settimana scorsa. 2) abbiamo ricevuto le ufficiali richieste dei tre consiglieri di amministrazione, come definito, per provvedere a chiudere anche la seconda tranche da 1,2 milioni di euro. Ci sono giunte solo per email e formalizzeremo recapito di destinazione ufficiale. Tuttavia in questa documentazione non si fa cenno alla nostra posizione, nè tanto meno a ristorno di anticipi erogati a Belsito. Pertanto suggerisco di riconoscere la collaborazione di Bonet e di Scala alla miglior risoluzione dell’equivoco, riconoscendo la buona fede e la disponibilità prestata senza alcun tornaconto personale nè beneficio alcuno, questo dovrebbe essere espresso almeno in lettera accompagnatoria al suddetto materiale. Ho verificato che l’anticipo prestato a Belsito di 200.000 euro risulta documentato, lecito e dimostrabile come evento realmente accaduto e senza ripercussioni fiscali. Questo mi fu richiesto da Belsito per anticipare le valute di maturazione dell’operazione della prima tranche del 23 dicembre. Mi resi disponibile ad erogarli in contanti per 100.000 euro la settimana 52 e il saldo la settimana 1 del 2012. Per sua ammissione successiva ai fatti del 9 gennaio sono serviti per Bossi. Essendo denaro mio personale vorrei poterli trattenere dalla restituzione dell’ultima tranche oppure riaverli da Belsito in modo contestuale. Commissioni e spese bancarie anche in questo caso non sono dovute. Buona giornata”.

Belsito referente per l’accordo Fincantieri-Polare. Secondo la Dia di Reggio Calabria, il cui rapporto sta alla base dell’inchiesta della Dda reggina, ritiene che Francesco Belsito fosse “il referente politico per un possibile accordo economico tra la Fincantieri e la Polare del valore di circa cento milioni di euro”. L’accordo tra la Fincantieri e la Polare, società dell’imprenditore veneto Stefano Bonet, poi non è stato concluso.

Agli atti c’è l’intercettazione di una telefonata del 9 dicembre 2011 tra Bonet e Belsito. “Bonet – sintetizza la Dia – lamentava che l’ufficio legale di Fincantieri gli aveva mandato una bozza di contratto che nulla aveva a che vedere con il modello Polare e che con quella tipologia avrebbe acquisito un risultato economico pari a 300 mila euro l’anno mentre con il loro modello avrebbe avuto garantito un risultato di 30 milioni. Belsito invitava Bonet a mandare indietro il documento con le dovute modifiche”.

Girardelli era un iscritto. Infine la figura di Romolo Girardelli, genovese, 52 anni, detto “l’ammiraglio”, sotto inchiesta per riciclaggio in favore della ‘ndrangheta insieme a Belsito e già nel 2002 indagato dalla Procura calabrese per presunti legami con “elementi di primissimo piano della cosca De Stefano”. Panorama domani scrive che Girardelli, insieme con il figlio e altri parenti, è entrato nella Lega insieme a Belsito, quindi svariati anni fa. Prima è stato iscritto alla sezione genovese di Ponente, poi a quella di Levante. E del movimento è diventato militante. Assicura di avere fatto attività sul territorio. “Nessuno mi ha mai allontanato, anche perché non vi era motivo per farlo” dice Girardelli a Panorama. Ha incrociato i vertici leghisti? “Ho conosciuto l’ex tesoriere Maurizio Balocchi e sono stato due o tre volte a Milano, nella sede della Lega nord, per trovare Belsito”.

“The Family”. Le multe di Renzo, la plastica al naso di Eridano Sirio, il dentista di Umberto, la polizza di casa Bossi. Sono alcuni dei documenti contenuti nella cartellina sequestrata dalla cassaforte della Camera dell’ex tesoriere Francesco Belsito sulla quale si trova la scritta in grassetto “The Family”. All’interno della quale, in particolare, pesano i bonifici firmati direttamente da Umberto Bossi e destinati alla moglie. Ma anche un fax spedito dal geometra Pedretti dello studio di architetti di Curno: “Come da accordi il sottoscritto vi inoltra la fattura dell’impresa Coimber esecutrice dei lavori di impermeabilizzazione” della villa di Gemonio.

I pm vogliono le fatture di 5 anni. La Procura di Milano chiederà alla Lega fatture e “pezze giustificative” degli ultimi 5 anni, vale a dire dell’ultimo periodo della gestione di Maurizio Balocchi, oltre che tutto ciò che ha amministrato Francesco Belsito. I pm di Milano hanno consegnato infatti al tesoriere Stefano Stefani un ordine di esibizione per accedere a tutta la documentazione relativa ai bilanci e alle spese degli ultimi anni. Gli inquirenti stanno effettuando anche una sorta di “mappatura” dei conti del partito – relativi alle sedi “centrali” che sono più di una decina – per passarli “al setaccio”.

Dalle carte, peraltro, emerge anche una telefonata di Belsito che, intercettato, parla con la moglie e la informa “sull’esito della cena avuta con Umberto Bossi – scrivono gli uomini della Dia della Procura di Reggio Calabria – il quale si era dichiarato pronto a difenderlo”. L’incontro tra Bossi e Belsito era finalizzato a chiarire la vicenda degli investimento che la Lega aveva fatto all’estero. Oggi intanto la guardia di finanza ha acquisito documentazione dal Sindacato Padano: il Sinpa sarebbe stato destinatario di una parte dei soldi pubblici per centinaia di migliaia di euro, che secondo l’accusa sarebbero stati prelevati dalle casse del Carroccio.

Le multe. Una parte consistente della documentazione – depositata oggi agli atti del Tribunale del Riesame di Napoli e trasmessa anche al procuratore regionale della Corte dei Conti – è rappresentata dalle multe contestate a Renzo Bossi. Totale: 674,53 euro. Ecco, a titolo di esempio, alcuni contenuti dei documenti della cartella. Il 18 ottobre 2010 la polizia municipale di Bologna contesta una multa a Renzo Bossi rilevando con il sistema Sirio una violazione alle norme del codice della strada. A penna sulla multa è aggiunta l’annotazione “FESTA LEGA NORD BOLOGNA” e la somma pagata (78 + 88,80 = 166,80). Un altro verbale riguarda un’infrazione avvenuta il 28 settembre 2010 e rilevata dalla polizia municipale di Modena per aver violato il divieto di accesso nel centro storico. Anche qui ci sono annotazioni: “DOTT PANINI ROSI MAURO ANGELO ALESSANDRI” e poi MODENA E 74,00 + 91,00 = 165,00. La polizia municipale di Milano il 15 novembre 2010 contesta al Trota una multa per sosta sul marciapiede in viale Campania. L’appunto scritto a mano è : 78,00 + 92,00 = 170,00. C’è poi una notifica di un verbale della polizia stradale di Rovigo, con decurtazione di punti sulla patente, per un’infrazione riguardante i limiti di velocità sull’autostrada Bologna-Padova (l’annotazione è: FESTA LEGA NORD FERRARA). Il Trota non “sfugge” neppure alla polizia stradale di Vicenza l’11 ottobre 2010 sull’autostrada Torino-Trieste, nè a quella di Padova l’11 settembre 2010 (qui c’è l’annotazione FESTA LEGA NORD FERRARA).

Le spese mediche. Una parte dei documenti è rappresentata da fatture e bonifici per spese mediche. C’è, tra l’altro, un bonifico di 9901,62 euro partito dal conto della Lega alla filiale di Roma del Banco di Napoli a favore degli istituti di ricovero e cura dove è stato operato Eridano Sirio Bossi, figlio del leader della Lega. Nel fascicolo ci sono anche le fatture e la documentazione emessa dalla clinica. Tra i documenti vi è anche la fattura emessa dal dentista del Senatur per un importo di 1500 euro. C’è pure una cartellina chiamata “Umberto” dove si trovano documenti relativi a bonifici ed estratti conto bancari di Umberto Bossi e della moglie, oltre alla rendicontazione di spese mediche, come quelle del dentista.

Le fatture della clinica dei vip. Quanto alla documentazione di istituti medici domani Panorama pubblicherà un articolo secondo il quale “le fatture mediche intestate a Renzo Bossi e pagate dalla Lega Nord sono state emesse dalla clinica di fiducia dei Bossi, un istituto di cura per vip a Lonate Pozzolo”. Il settimanale sottolinea che il titolare dell’istituto di cura del paese in provincia di Varese è “Fabrizio Iseni, intimo del cerchio magico e finanziatore della scuola Bosina”, fondata dalla moglie di Umberto Bossi. Anzi, fra i leghisti varesini – riporta Panorama – sarebbe proprio definito il badante del Trota. Iseni è indicato come l’organizzatore dell’edizione che si è svolta in Italia nel 2009 del mondiale di calcio delle nazioni non riconosciute vinto dalla Padania, di cui Renzo era team manager. E nel 2011 erano insieme al giro ciclistico della Padania e hanno promosso “insieme la cooperazione e gli investimenti italiani in Costa d’Avorio, il paese africano di cui Iseni (che vanta una sfilza di onorificenze) è console onorario a Milano”.

La polizza per la villa di Gemonio. Tra i documenti sequestrati è spuntato anche un bonifico da 779,38 euro per il pagamento della polizza sulla casa di Bossi diretto a una compagnia assicurativa e che ha come ordinante la Lega Nord. E’ un fax con conferma di pagamento che partì dalla segreteria particolare di Belsito, all’epoca sottosegretario del governo Berlusconi.  Tra le carte si trova prima una richiesta di pagamento da parte della compagnia assicurativa datata 10 dicembre 2010 con una richiesta di conferma dell’avvenuto bonifico. Segue il bonifico datato 20 dicembre, per un importo di 779,38 euro, fatto presso la Banca Popolare di Vicenza su un contro del Banco di Desio e Brianza: qui è indicato come ordinante la Lega Nord. Infine, il 22 dicembre viene inoltrata via fax alla compagnia assicurativa la conferma di pagamento, che parte dalla segreteria particolare del sottosegretario alla presidenza del Consiglio del Ministri, Belsito.

Belsito e la carta del Presidente. Il tesoriere della Lega, per gestire le spese della Lega (che della Lega non sarebbero), è uso adoperare la carta intestata della presidenza del Consiglio. All’epoca Belsito era infatti sottosegretario a Palazzo Chigi. Lo fa anche, per esempio, per trasmettere a un consulente l’elenco delle multe contestate a Renzo Bossi. Nella cartellina è stata trovata anche una missiva che la collaboratrice di Belsito, Tiziana Vivian, trasmette al dottor Marabiso, che in un altro documento ora agli atti degli investigatori risulta consulente del lavoro e revisore contabile. “Come d’accordi con il sottosegretario Belsito, si inviano i documenti allegati”, scrive Vivian il 14 luglio dello scorso anno. C’è poi il solito “elenco multe da pagare” ovvero quattro verbali di contravvenzioni elevate dai vigili urbani di Bologna, Modena e Milano per un totale di 674,53 euro.

L’assegno e le tasse del capo. Un assegno del Banco di Napoli da 2mila euro firmato da Belsito in qualità di segretario amministrativo del Carroccio e, nella stessa data, il 17 luglio 2010, presso la stessa banca, il pagamento di alcune tasse a carico di Umberto Bossi per un ammontare di circa 1.300 euro.