L'ex ministro Roberto Maroni

“Non vogliamo nascondere nulla agli inquirenti. Siamo qui per dimostrare la nostra leale collaborazione nell’accertamento della verità” in una vicenda in cui “è stata raggirata la buona fede di Bossi”. Lo ha detto Roberto Maroni dopo aver incontrato per pochi minuti il procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati. Con lui in procura anche Stefano Stefani, il nuovo tesoriere della Lega, e il sindaco di Varese Attilio Fontana. L’ex ministro dell’Interno ha aggiunto di essere “a completa disposizione della magistratura” e che “se la procura ci chiederà dei documenti siamo pronti a fornirli”. Nel frattempo sono emersi i dettagli del contenuto della cartella, ormai “celebre”, sequestrata all’ex tesoriere Francesco Belsito e chiamata “The Family”: multe, fatture, documenti di auto.

Maroni: “E’ stato violato il codice etico”. Maroni, uno dei triumviri dopo le dimissioni di Umberto Bossi, ha definito l’incontro con i pm che indagano sui rimborsi elettorali una “visita di cortesia”. “Ringraziamo i magistrati per questa visita, che è avvenuta su nostra richiesta”, ha detto, e ai cronisti che gli hanno fatto notare che ieri a Bergamo si è parlato di un complotto giudiziario ai danni della Lega, Maroni ha ribattuto: “Voi avete parlato di complotti“. Poi ha rimarcato la diversità del suo partito nel “fare pulizia” nonostante vi sia un solo esponente del partito indagato. “Del versante giudiziario non ci interessa – ha sottolineato – è stato violato il codice etico, i militanti fanno fatica a tenere aperte le sedi e i soldi andavano in Tanzania. Per questo c’è stata una reazione, come si è visto ieri”.

D’altro canto, aggiunge, “il nostro codice etico per noi è altrettanto importante come il rispetto della legge”. E ha dichiarato di avere incaricato la società di revisione PricewaterhouseCoopers per il controllo dei conti del partito, che è “pronto a costituirsi parte civile”. Intanto anche a Reggio Emilia la procura ha aperto un’indagine su quattro esponenti del Carroccio. “I militanti – ha continuato Maroni – fanno fatica a tenere aperte le sedi e vedono che i soldi sono stati mandati in Tanzania invece che a Malnate, è una cosa che non accettano e non sopportano. Da qui è venuta la reazione proprio perché c’è un solo indagato per reati che non so se saranno accertati o no, ma ci interessa poco”.

Chiederà l’espulsione della Mauro. Maroni è molto deciso. Tanto che dopo che ha disubbidito all’invito di Bossi a lasciare il posto di vicepresidente del Senato, Rosi Mauro rischia l’espulsione. In ogni caso l’ex ministro dell’Interno la chiederà al consiglio federale di domani. La Mauro pensa – riferiscono fonti del Carroccio – di difendersi direttamente al federale e due giorni fa, accompagnato dall’avvocato, ha portato a Bossi tutte le carte in suo possesso riguardanti le accuse sul “caso Belsito”. Domani, oltre ai provvedimenti disciplinari, dovrebbe essere formalizzata la decisione di congressi unitari per Lombardia e Veneto. Oggi peraltro il sindaco di Verona Flavio Tosi non ha escluso di candidarsi alla segreteria veneta.

“E’ obbligata a fare ciò che dice il partito”. In serata Maroni ha ribadito il concetto a Porta a Porta: “Se lo chiedono a me, io lo faccio – ha dichiarato parlando della richiesta della Lega a Rosi Mauro di lasciare il posto di vicepresidente del Senato – Credo che Rosi Mauro debba ritenersi obbligata a fare ciò che il partito ritiene giusto”. “Non faccio processi non dico se è colpevole o innocente – spiega – Dico che quando la Lega ha deciso Umberto Bossi ha fatto un passo indietro senza essere indagato, Renzo Bossi ha fatto un passo indietro senza essere indagato. E la Mauro dovrebbe farlo per questioni di credibilità e correttezza”. “Domani in consiglio federale – ha aggiunto – capiremo se fare espulsioni, è già successo in passato. A Irene Pivetti che era presidente della Camera. E’ sempre difficile da fare ma ci sono momenti in cui serve usare la ramazza. Voglio sottolineare il fatto che noi lo stiamo facendo senza che ci siano indagati. Non mi risulta che in altri partiti sia successo, nella Margherita per Lusi o nel Pd per Penati. E oggi è indagato Vendola e nessuno parla di dimissioni. In noi tutto questo porta anche dolore, ma lo facciamo anche con fermezza”.

A Palazzo Madama presiede solo Schifani. Al Senato, intanto, Renato Schifani, per non saper né leggere né scrivere presiederà l’aula al posto della vicepresidente Mauro “fino a quando ci sarà l’opportunità di salvaguardare il decoro del Senato”, come ha annunciato la capogruppo del Pd, Anna Finocchiaro, al termine della conferenza capigruppo.  “Tutti i gruppi hanno apprezzato la decisione del presidente di presiedere al posto di Rosy Mauro – ha aggiunto – Il Pd chiederà che la vicepresidente Mauro rassegni le sue dimissioni più che una questione di opportunità politica è una questione che riguarda il decoro e l’autorevolezza delle istituzioni”. Il passo indietro è stato chiesto con forza da quasi tutto il partito, oltre che dal Pd e dall’Idv. Contrario il Pdl, tiepidi i centristi. In particolare la Mauro è stata definita “capro espiatorio” da Flavia Perina e Paola Concia. “Siamo stufi – ha scritto sul sito del Fli l’ex direttore del Secolo d’Italia – dei due vizi nazionali che stanno ammazzando la Repubblica. Il gattopardismo, il cambiar tutto per non cambiare niente. Il venticinqueluglismo, e cioè la sindrome del traditore, dell’infiltrato, del complotto, che si rifiuta di guardare la realtà e risolve le crisi con i plotoni di esecuzione”.

La Mauro: “Non temo l’espulsione”. Rosi Mauro, dal canto suo, non cede un millimetro. “Non sto resistendo, sto valutando cosa fare – dichiara – Mi fa paura questo paese in cui non si ha la possibilita’ di difendersi, da cosa non l’ho capito. Valuterò domani il da farsi. Non temo l’espulsione non ho niente da temere. Per quanto mi riguarda i conti sono in regola. Non ho preso un euro dalla Lega. Non ho mai usato un euro per fini personali, tanto meno per diplomi o lauree”.

Bossi: “A qualcuno piacerebbe la Lega divisa”. A qualcuno “piacerebbe la Lega divisa”, ma “non bisogna cadere nel trappolone di chi soffia sulle divisioni”. Umberto Bossi in un colloquio con il direttore de La Padania, Stefania Piazzo, che sarà pubblicato doman. “Il valore dell’unità – ribadisce il Senatur – è un bene assoluto. La Lega è una, guai a indebolire la sua compattezza”. Nel colloquio, Bossi conferma l’esigenza di “pulizia e ripristino della legalità”, ma mette in guardia da “eventi esterni che aspettano solo il momento opportuno per cavalcare divisioni e sperare di rompere l’unità della Lega”. Il presidente del Carroccio definisce la manifestazione di ieri sera a Bergamo “commovente” e “coinvolgente”. Maroni ha fatto bene ad andare, ha concluso, anche se “non dimentichiamoci che i tempi della politica non li decide la magistratura”.