Forse in Italia la loro presenza ed immagine è un po’ offuscata dall’invadenza della Chiesa ufficiale, dal suo sfarzo ingiustificato, dalle imprese di Marcinkus e simili, colpevoli di storiche connivenze con il peggio della criminalità. Ma ce ne sono anche qui. Preti come Don Gallo, che oltre a lavorare sul terreno per la difesa dei diritti dei settori più emarginati, denuncia  costantemente  il privilegio, la corruzione e la vacuità della classe politica. Preti che lavorano quotidianamente in silenzio contro la mafia, la ‘ndrangheta e la camorra e a volte vengono uccisi, come Don Puglisi o Don Diana.

Nel Terzo Mondo poi se ne incontrano molti. Personalmente ne ho incontrati nelle bidonvilles di Nairobi o sulle montagne del Cauca colombiano. Continuatori, questi ultimi, dell’opera di Padre Alvaro Ulcué, ucciso dai latifondisti perché chiedeva la restituzione delle terre ancestrali agli indigeni.  Ed era anche lui un indigeno.

Ma anche preti italiani che onorano la Chiesa e il nostro Paese. Come appunto ne ho incontrati in Kenya e in Colombia. O nelle Filippine.

E qui voglio raccontarvi la storia di padre Pops. Così lo chiamavano. Padre  Fausto Tentorio, missionario del PIME, ucciso il ottobre 2011 nell’isola di Mindanao dai paramilitari al servizio dei latifondisti per essersi battuto al fianco della popolazione indigena e contadina ed aver portato avanti la loro alfabetizzazioneUcciso come numerosi altri dalle bande armate al servizio dei proprietari terrieri o direttamente dai corpi armati dello Stato filippino. Ricordiamo che nei soli anni della presidenza Arroyo sono stati documentati nelle Filippine dall’organizzazione dei diritti umani Karapatan, 1.206 casi di esecuzioni extragiudiziali, 206 casi di sparizioni forzate, 2.059 casi di arresti illegali, 1.099 casi di tortura. Radio Vaticana  ha dedicato a Padre Tentorio un servizio in occasione della Pasqua, che denuncia che i suoi assassini, come quelli del resto di molti altri, sono ancora a piede libero.

Un’impunità ingiustificabile che lascia intendere precise complicità istituzionali. Violazioni dei diritti umani su larga scala che richiedono un intervento deciso dello Stato italiano, della Santa sede e dell’Unione europea.

Mentre mi trovavo nei pressi di Reggio Emilia, qualche anno fa,  conversando con l’avvocato Vainer Burani, avvocato da molti anni impegnato senza compromessi per la difesa dei diritti umani, constatavo che al giorno d’oggi mentre i Don Camilli si schierano spesso con coscienza e coerenza dalla parte giusta, i Pepponi non fanno sempre bella figura…. Chissà cosa avrebbe detto Guareschi!